L’ESTRAZIONE DEL VALORE, OVVERO IL FURTO

di Claudio Bellavita |

Dispensa per la Conferenza di Rimini “Nuovi Meriti e Bisogni”

Ha avuto molto successo l’edizione italiana del libro di una brillante economista inglese dal nome italiano, Mariana Mazzuccato, “il valore di tutto”, in cui spiega che oggi il capitale si moltiplica non tanto con il plusvalore ricavato sottopagando i lavoratori, come da analisi di Marx, quanto con operazioni finanziarie, nazionali  e internazionali, che “estraggono il valore” dagli azionisti. Cioè lo rubano, come avrebbe detto mia nonna, che non aveva studiato molto ma era intelligente. Non che non fosse un furto sottopagare i lavoratori dopo averli ridotti alla fame, in Inghilterra con le enclosures, cioè l’appropriazione delle terre comuni che esistevano nei paesi, e oggi nei paesi del terzo mondo con una crescita eccessiva della popolazione: sicuramente ciascuno di noi, oggi, ha addosso una maglietta fatta in Bangladesh, che ha più abitanti della Russia, ma ci sono i teorici dell’equilibrio del mercato che spiegano filosoficamente che  il prezzo determinato dall’incontro tra domanda e offerta è sacro, e guai a chi si permette di notare che il venditore sta per morire di fame…non insegnerà mai più neanche alle elementari.  

La Mazzuccato fa notare che è molto più redditizio il furto ai risparmiatori, che non essendo abbastanza in gamba per aprire un’azienda ne sottoscrivono le azioni, o gli prestano soldi, in genere con l’intermediazione di una banca, la quale deve pure campare, e ci sono gli americani che glielo insegnano, dopo aver imbottito la stessa banca di loro titoli fasulli (derivati, cds, titoli rappresentativi dei crediti in sofferenza USA sul  credito al consumo e immobiliare, e via inventando: adesso ci sono i cinesi, che, con l’intermediazione della Compagnia delle Opere, svaligiano gli enti locali offrendosi di fare lavori senza appalto ma con pagamento rateale a lunga scadenza, in modo che tra i debiti del comune si possa iscrivere solo la rata in scadenza).  Noi in Italia, che siamo dotati di un ceto politico retorico e ignorante, abbiamo anche avuto la variante del saccheggio delle aziende pubbliche e private, celebrato in mezzo ai peana dei liberisti, radicali compresi, che si sono fatti incantare dall’Istituto Bruno Leoni, creato apposta per spiegare a questi italiani diffidenti che non c’è niente di meglio che farsi derubare dalla finanza angloamericana. Adesso, che quando arriva un americano a vendere nuovi titoli la banca italiana tende a chiamare i carabinieri, è di moda comprare i crediti in sofferenza della stessa banca a un prezzo rovinoso perchè la Banca d’Italia e la BCE ordinano di liberarsene al più presto, minacciando sfracelli. Il guadagno previsto è di circa il 100%: certo, ci vuole un po’ di tempo per realizzarlo, ma i tassi di interesse sono così bassi, addirittura negativi in molti paesi, da rendere molto redditizia questa operazione: gli italiani, alla lunga, sono solvibili, hanno tutti almeno un immobile.

In Italia abbiamo poi avuto due importanti varianti:  

La privatizzazione delle municipalizzate, che sono tutte diventare s.p.a, con azionisti privati che han comprato al ribasso da comuni famelici perchè ormai privi di risorse per far fronte ai loro compiti istituzionali. Il tutto in mezzo a canti di giubilo dei nostri liberal, e del partito radicale. Nessuno dei giubilanti si è ricordato che il primo a sostenere che la municipalizzazione dei servizi era un’ottima cosa è stato quel pericoloso comunista di Luigi Einaudi. La cosa è andata così scandalosamente avanti da provocare la reazione del referendum sull’acqua pubblica, che ha avuto uno strepitoso successo in Italia (come anche in Europa) nonostante le convulsioni di “liberali” e anche dei nostri radicali, che adesso si sono dati come segretario un liberale DOCG (anche se con un fastidioso marchio di transito Berlusconi) come Della Vedova.

La svendita delle partecipazioni statali, iniziata da Prodi che tentò di svendere la Buitoni a De Benedetti, ma fu bloccato da Craxi. Che non c’era più quando i “capitani coraggiosi” si comprarono la Telecom a spese degli stessi azionisti di minoranza Telecom, grazie alla complicità della Consob, che consentì la fusione con Telecom della società privata acquirente e carica dei debiti fatti per pagare all’IRI il pacco di maggioranza  della società acquistata. Un furto epico, superato forse solo sempre da Prodi, ma con un aiutino di D’Alema, dalla svendita delle autostrade ai Benetton, che erano i soli a sapere che il governo aveva finalmente deciso l’aggancio automatico delle tariffe al costo della vita, e quindi furono gli unici a fare un’offerta. In pratica si comprarono tutto il sistema pagando solo il valore della catena degli autogrill. Il resto del mondo era ancora fermo all’odissea per l’adeguamento delle tariffe che non arrivava mai e comportava la distribuzione a pioggia di mance non si sa bene a chi, e, come succede in Italia, facendosi derubare anche dall’incaricato della distribuzione delle mance allevato alla scuola di Gelli (uno come Bisignani, per esempio..)

Uno si potrebbe chiedere con quali soldi i privatizzatori facevano queste operazioni: e allora bisogna parlare dell’eurodollaro, cioè delle riserve occulte fatte sovrafatturando gli acquisti dall’estero e sottofatturando le vendite, cosa che è andata avanti per decenni, e, per esempio, spiega come mai c’era tanta gente che voleva acquistare la Montedison, cronicamente in perdita per gli azionisti di minoranza ma non per il gruppo di controllo, che faceva la cresta sugli investimenti. Tutte queste operazioni erano dei furti legalizzati dalla norma italiana che prevede che l’appropriazione indebita sia perseguibile solo su denuncia in tempi brevi del rappresentante legale del derubato, rappresentante che nel nostro caso è il capo della banda dei ladri. Il gruppo FIAT, che aveva gli avvocati più intelligenti, queste operazioni le faceva solo con società estere sempre di proprietà della stessa FIAT, che così esportava capitali nell’interesse complessivo del gruppo, ma non dell’Italia.

PS. il nome italiano della Mazzuccato mi fa pensare che sia uno dei tanti brillanti giovani universitari che ci siamo fatti portare via (in questo caso, suppongo dalla prof. Robinson a Cambridge) mentre da noi andavano avanti i figli dei docenti insieme a quelli dei politici che aiutavano a costituire sedi staccate delle Università in ogni capoluogo di provincia. Cosa si ottenga frequentando una università dove incontri i docenti solo nella sala d’aspetto della stazione, e continui a non muoverti da una città dove non solo non esistono biblioteche pubbliche , ma neanche librerie (è il caso di Agrigento e Matera, capitale Europea della cultura, ovvero della famiglia Pittella) lo vediamo adesso, dai membri dei gruppi parlamentari di maggioranza relativa, 5S e Lega.