FISCO E REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

FISCO E REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

Il sistema fiscale è da sempre una potente leva per la redistribuzione della ricchezza, occorre definire in quale direzione si intende operare. Se l’obiettivo è un sistema fiscale equo ogni riforma non può prescindere da un’Imposta sulle persone fisiche che tenga conto della progressività delle Imposte.
Il sistema Italiano odierno è frutto di un gravissimo errore fatto nel 2006, anno in cui dalla curva delle aliquote IRPEF venne tolta l’aliquota del 33%, generando un balzo tra il secondo e il terzo scaglione di ben 11 punti, dal 27 al 38%. Sul piano politico questo atto ha significato accollare al ceto medio il pagamento degli effetti della crisi.
Cos’è necessario fare per ricostruire un minimo di equità?
Innanzitutto occorre essere consapevoli che le Imposte si suddividono in tre grandi aggregati:

1- sui redditi di persone fisiche o giuridiche (aziende)
2- sui consumi
3- sui patrimoni (prevalentemente immobiliari)

La tassazione prevalente oggi grava sui redditi delle persone fisiche e sui consumi.
La prospettiva è quella di aggravare ancora di più l’imposizione sui consumi, tendenza demenziale promossa dal Fondo Monetario Internazionale (e non solo per l’Italia), al fine di non toccare la sostanziale assenza di imposte sulle transazioni finanziarie e sul web trading.

A questo si aggiunge per l’Italia un’evasione calcolata in circa 120 miliardi l’anno. Quali possono essere le parole d’ordine su cui noi socialisti dobbiamo assestarci?

1- NO all’aumento dell’IVA prevista dalla clausola di salvaguardia della Legge di Bilancio che prevede l’aumento sino al 25% dell’attuale aliquota del 22% e fino al 13% dell’aliquota del 10%
2- Sostegno convinto alla proposta della Unione Europea di imposizione sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) e sulle attività commerciali in rete (Web tax)
3- Ristabilire la vecchia curva delle aliquote con la reintroduzione dell’aliquota del 33%;
4- Approvazione definitiva della riforma del Catasto con il passaggio dalla rendita immobiliare stabilita sui vani a quella basata sulle superfici;
5- Riduzione delle attuali due imposte sulle attività delle aziende, riformando l’imposta sui redditi delle persone giuridiche basandola non più sugli utili, facilmente eludibili soprattutto per le grandi aziende, bensì sul fatturato con deduzione del costo del lavoro, sulla base del modello dell’IRAP;
6- Inseverimento della politica fiscale per la riduzione delle aree di elusione e di evasione fiscale.

CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA

Nel 2019 sarà necessario reperire oltre 12 miliardi di euro e nel 2020 quasi 20 miliardi. In base a quanto previsto dalla legge di Bilancio 2018, a partire dal primo gennaio 2019 l’aliquota Iva agevolata del 10% salirà all’11,5% a partire dal 2019 e al 13% a partire dal 2020. L’aliquota Iva ordinaria del 22% passerà, invece al 24,2% a partire dal primo gennaio 2019, al 24,9% a partire dal primo gennaio 2020 e al 25% a partire dal primo gennaio 2021.

Disuguaglianza

L’analisi dell’indice Gini sia dei redditi che delle ricchezze ci rivela che tale indice è in incremento nel tempo e in tutti i paesi, ivi inclusa la “egualitaria” Svezia.
Tanto per avere un’idea dell’indice Gini relativo ai redditi, ecco alcuni dati relativi al 2016 (Fonte McGuinness) Si ricorda che l’indice 0 rappresenta la perfetta equaglianza mentre l’indice 1 rappresenta la massima disuguaglianza:

Cile .465
U.S.A. .394
U.K. .358
Spagna .346
Australia .337
Giappone .330
Italia .325
Canada .322
Svizzera .295
Francia .294
Germania .292
Svezia .281
Austria .280
Belgio .268
Danimarca .254
Norvegia .252
Islanda .244

Si osserva che tra i paesi più sviluppati quelli anglosassoni hanno l’indice più alto, mentre quelli europei sono intermedi e più alti di quelli dei paesi “socialdemocratici”.
Se la disuguaglianza, è un frutto sistemico, si può combattere con i vari bonuses, che intervengono sugli effetti, ma si può anche combattrere intervenendo sulle cause ovvero sul sistema. Con la differenza che con i bonuses l’ineguaglianza continuerà a riprodursi e fors’anche a livelli sempre più accentuati, mentre con l’intervento sistemico la disuguaglianza cesserà di generarsi.

L’altro elemento è quello dell’ascensore sociale. Scrive L’INKIESTA che l’Istat, nella sua pubblicazione, rileva come la nuova divisione in classi sociali fotografi la cristallizzazione di una società immobile. Meglio ancora, in cui l’ascensore sociale si muove solo verso i piani bassi.

I dati: il 68% dei giovani sotto i 34 anni di età – quasi nove milioni di anime – vive ancora coi genitori. Tra loro, probabilmente, ci sono ancora quei sei milioni di ragazzi e ragazze – giovani blue collar, li chiama l’Istat – alle prese con contratti atipici e lavori sottopagati. Che, probabilmente, vivono sulle spalle dei quasi altrettanti pensionati d’argento – i retributivi, li chiamerebbe qualcuno – cui spesso tocca mantenere due famiglie. Di sicuro pure quel 24,3% dei giovani tra i 14 e i 29 anni – dieci punti sopra la media europea – che non studiano né lavorano.

Un’emergenza, peraltro, che nel Mezzogiorno diventa da codice rosso.
Non ci convince il ragionamento di chi si chiede:
Se, a sinistra soprattutto, si debba esser ciechi innanzi alla possibilità di riattivare il più potente motore dell’ascensore sociale: la voglia di migliorare le proprie condizioni.”Quasi che l’ascensore sociale sia bloccato a causa dell’ignavia di chi ne è vittima, e che un sistema fiscale basato sulla flat tax sarebbe in grado di risvegliare “la voglia di migliorare le proprie condizioni”.