LA CONSULTA DECIDE SULLA SOGLIA DI SBARRAMENTO

di Andrea Fabozzi |

Oggi (ieri ndr.) per la quarta volta in otto anni arriva davanti alla Corte costituzionale la soglia di sbarramento che esclude dalla rappresentanza nel parlamento europeo le liste italiane che non raggiungono il 4% dei voti validi. Una soglia introdotta nel 2009 (accordo Veltroni-Berlusconi a tre mesi dal voto) e subito messa in discussione, perché considerata un inutile sacrificio della rappresentatività – inutile perché non c’è un vincolo fiduciario tra il parlamento europeo e la commissione europea. Non vale, cioè, per le istituzioni europee quel richiamo alla «governabilità» che in Italia è considerato un obiettivo da tutelare anche dalla Corte costituzionale, che infatti ha giudicato legittimo il «sacrificio» della rappresentatività nel sistema di voto nazionale.

Né lo sbarramento può servire per limitare la frammentazione a Strasburgo e Bruxelles, perché a far questo ci pensa il regolamento delle assemblee: i gruppi sono solo otto per 751 europarlamentari. Nel 2010 la Corte costituzionale giudicò inammissibile un ricorso che però riguardava non lo sbarramento direttamente ma il diritto delle liste rimaste sotto la soglia a partecipare all’assegnazione dei seggi con i resti. Nel 2015 la Corte ha respinto invece un ricorso del tribunale ordinario di Venezia (e l’anno successivo, con ordinanza, quelle dei tribunali di Cagliari e Trieste) senza però entrare nel merito, Disse allora che solo chi ha un interesse diretto – perché candidato non eletto a causa dello sbarramento – può far valere i suoi diritti, in prima istanza davanti al Tar.

E così oggi, a quasi quattro anni di distanza dai fatti, arriva alla Consulta, attraverso un’ordinanza del Consiglio di stato, il ricorso della lista Fratelli d’Italia, che nel 2014 fu esclusa dal parlamento europeo per appena 90mila voti. Gli interessati al ripescaggio sarebbero Giorgia Meloni, Gianni Alemanno e Sandro Pappalardo (ai danni di due eurodeputati Pd e un 5 Stelle). Ma a questo punto, quando ormai la euro legislatura sta per concludersi, nel caso prima la Consulta e poi il Consiglio di stato (nel merito) dovessero dar loro ragione, potrebbero solo chiedere un risarcimento. L’aspetto più interessante è quello di principio. «Chiederò l’annullamento della soglia o quanto meno il rinvio alla Corte di giustizia Ue», dice l’avvocato Besostri, che oggi interverrà in udienza oltre agli avvocati di Fd’I. «La soglia è incompatibile con il trattato di Lisbona» che ha stabilito che il parlamento rappresenta «i cittadini della Ue» e non più «i popoli degli stati».

I ricorrenti (nel 2014 ci avevano provato anche i Verdi, ma si sono fermati dopo una prima sconfitta al Tar) citano due sentenze della Corte costituzionale tedesca che tra il 2011 e il 2014 ha prima cancellato la soglia di sbarramento al 5% e poi anche quella al 3%. In replica, l’avvocatura dello stato ha confermato per conto del governo 5 Stelle-Lega gli stessi argomenti in difesa dello sbarramento già presentati nell’originario atto di costituzione, firmato nel luglio 2017 da Maria Elena Boschi per conto del governo Gentiloni. Solo aggiungendo un tocco di «sovranismo», citando a suo favore e contro le due sentenze dei giudici costituzionali tedeschi, la decisione della corte costituzionale di Praga che nel 2015 ha salvato la locale soglia del 5%. A luglio di quest’anno, il parlamento europeo ha invece approvato una raccomandazione agli stati per cercare di uniformare le leggi elettorali.

Suggerisce una soglia di sbarramento dal 2% al 5% per i paesi o le circoscrizioni che eleggono almeno 35 deputati (da applicare nel 2024). In Italia l’anno prossimo gli eletti saranno 76, tre in più del 2014 per effetto della Brexit. La cancellazione della soglia potrebbe consentire l’approdo nell’eurocamera di una rappresentanza della sinistra, ma d’altro canto potrebbe risolversi in un incentivo alle divisioni. La conferma della soglia invece riaprirebbe la tentazione di Lega e 5 Stelle di alzarla in extremis al 5%, così da provare a tenere fuori, ancora una volta, proprio Fratelli d’Italia. Ma le soglie in un periodo di astensionismo elevato non fanno che mortificare ulteriormente la rappresentanza. Nel 2009 votarono alle europee 65 elettori su 100 e non parteciparono al riparto dei seggi oltre 4 milioni di voti. Nel 2014 i votanti scesero a 57 su 100 e lo sbarramento cancellò due milioni di voti.

Fonte: Il Manifesto

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