8 SETTEMBRE 1902 L’ECCIDIO DI CANDELA

Candela ha un posto nella storia del movimento operaio italiano, e, più in generale, nella dura e sanguinosa storia delle lotte che i lavoratori italiani, già dalla fine del secolo scorso, hanno condotto per la loro emancipazione. Al nome di questo centro del Sub-appennino foggiano è legato un avvenimento di violenza e di sangue: l’eccidio dell’8 settembre 1902.
Otto morti e venti feriti. Tutti lavoratori e popolani, fra i quali una donna. Per anni ed anni il nome del brigadiere dei carabinieri Centanni, autore principale dell’eccidio, fu il simbolo della repressione e della violenza antiproletaria, il simbolo stesso di uno Stato forte, soprattutto nei confronti delle plebi meridionali, aggredite dalla fame, dalla miseria, dalla prepotenza di un padronato rozzo ed esoso, al cui servizio l’apparato statale, in tutte le sue componenti, si era posto. L’eccidio di Candela si inserisce in quella serie di repressioni sanguinose che colpiscono sopratutto il Mezzogiorno, tra il 1902 e il 1906.

Non solo nel corso di rivolte e di tumulti di plebi affamate e disorganizzate si interveniva con tutti i mezzi per « ristabilire l’ordine », ma l’intervento repressivo veniva adoperato, come strumento a difesa dell’assetto proprietario nelle campagne e del diritto allo sfruttamento più spietato dei lavoratori, anche là dove, come in Puglia e, segnatamente nella Capitanata, già dalla fine dello scorso secolo era venuto formandosi un movimento organizzato di braccianti e di contadini poveri, che trovava nelle sezioni socialiste e nelle Leghe di resistenza i suoi punti di forza. La rievocazione di questo avvenimento, a distanza di oltre secolo, vuole essere non solo un contributo alla conoscenza di un periodo di lotte aspre che i lavoratori della Capitanata hanno condotto per la difesa dei loro diritti, fra i quali quello di organizzarsi e di far valere l’unica vera arma di cui potessero disporre, l’unione, l’organizzazione, il collegamento su di un piano ideale e pratico, ma vuole essere, ad un tempo, un omaggio alla memoria di quei lavoratori che pagarono con la vita la loro aspirazione ad essere considerati uomini e non bestie da soma.

« Hanno votato ordini del giorno di protesta pei fatti di Candela: il Comitato giovanile socialista di Rovigo, la Sezione di Badolato, la Federazione socialista di Firenze (con un invito ai deputati socialisti ad abbandonare la benevola diffidenza per il Ministero), il Circolo Socialista e le leghe dei pastori e contadini di S. Nicandro Garganico, il Circolo di Romito, la Sezione di Cerignola, il Comitato centrale della Federazione delle leghe contadine della Lomellina, la Sezione di Arezzo, il Circolo giovanile di Poggibonsi, la Sezione di Moglia di Mantova, la Sezione di Catania, il Comitato centrale della Federazione calzolai di Milano ».

Il «Popolo romano » : « La questione di principio del concedere o no le onorificenze nei conflitti fra cittadini e soldati potrebbe farsi, tutt’al più, nelle lotte civili, ossia, che hanno specialmente carattere politico, nelle quali è costretta ad interviene la truppa. Giacché se si volessero sopprimere le ricompense al valore per i carabinieri e per gli agenti di pubblica sicurezza che affrontano ogni giorni con rischio della vita i malfattori, i facinorosi e i pazzi, bisognerebbe chiedere all’ufficioso allegro, che ha tanta fiducia nei mezzi morali, se crede proprio d’ispirare e di ricompensare gli eroismi dei carabinieri con la sola paga giornaliera, che è di lire 1.90 se a piedi, e 2.25 se a cavallo.

« L’Avanti! » rispondendo al « Popolo romano » scrive : « Questo è cinismo. Perchè si può – come abbiamo fatto anche noi – deplorare che nella massa degli scioperanti si sia trovato qualche impulsivo o squilibrato, ma bisogna avere, come si dice, il pelo sullo stomaco per dimenticare che l’occasione di quelle impulsività si trova appunto in una lotta civile – lotta tra capitale e lavoro – che erompe dalle leggi incoercibili della costituzione sociale. Vorremmo poi sapere se la « ricompensa morale » che, secondo il « Popolo romano », dovrebbe servire da supplemento alla paga dei carabinieri ha da consistere nell’incoraggiarli alle carneficine che vanno oltre, ben oltre, alle necessità della legittima difesa e ai doveri dell’ufficio. Giacché, sin che le inchieste Barbato, Comandini e Lollini non siano smentite sulla circostanza in esse assodata che i carabinieri continuarono a sparare pazzamente anche dopo passato il loro personale pericolo, encomiarli di avere sparato a quel modo vorrebbe dire mettere le vite dei cittadini sulla bocca dei fucili e dei revolvers affidati alle mani di facinorosi e di pazzi ».