L’Imperialismo sionista in Palestina: cause di un conflitto

di Christian Vannozzi |

Parte IV

La straordinaria vittoria militare israeliana nel conflitto del 1948-1949 fu inaspettato per i Paesi arabi, anche se i sionisti potevano contare su reparti paramilitari debitamente addestrati e ben equipaggiati, reduci dalla guerra contro i nazisti e pronti a difendere il nuovo Stato ebraico contro il nuovo nemico che aveva simpatizzato per i nazisti.

Per gli ebrei si trattava infatti di porre fine ai residui nazisti per garantire la propria esistenza. Per gli arabi invece si combatteva per non permettere un’invasione, del proprio territorio, da parte di una nazione straniera.

I palestinesi rimasero nel mezzo, perché come già spiegato, i Paesi della Lega Araba occuparono, come di fatto Israele, dei territori che l’ONU aveva assegnato ai palestinesi nel 1947, ovvero la Galilea e il deserto del Negev, che venne presa da Israele, Gerusalemme Ovest, occupata sempre dalle milizie ebraiche, Gaza, occupata dall’Egitto e la Cisgiordania, occupata dalla Transgiordania che dopo l’occupazione dell’altra riva del Giordano prese il nome di Giordania.

Per i palestinesi inizia una sorta di diaspora nei centri profughi giordani, in quando il neo stato arabo non incluse nel Regno di Giordania i non giordani, togliendo di fatto i diritti politici e nazionali a una popolazione.

Gli israeliani fecero lo stesso con gli sfollati arabi che vivevano nei territori da loro occupati. Furono costretti a migrare verso i territori arabi che li stabilirono nei campi profughi. Solo una minina parte fu integrata nello Stato Sionista, circa 150 mila sui circa un milione di arabi. Questi furono prima sottoposti a regime militare ma pian piano divennero cittadini a

tutti gli effetti, ovvero i futuri arabo israeliani di cui si sente sempre parlare.

Il trattamento avuto da questi arabo israeliani, rispetto ai profughi finiti in Giordania e in Egitto, ebbero sicuramente un trattamento migliore e uno status giuridico al contrario dei loro compaesani rimasti nei territori arabi, anche se, dif atto, non si integreranno mai completamente nello Stato sionista, che da molta importanta all’etnia di provenienza.

In questo periodo i palestinesi però non rimasero fermi e cercarono di affermarsi come Stato e non solo come nazione. Inizia a svilupparsi la figura politica di Yasser Arafat, uno dei fondatori del movimento nazionalista al-Fatah nel 1959, di ispirazione socialista e che poteva contare sull’appoggio del mondo socialista come l’Unione Sovietica.

La situazione esplosiva post guerra del 1948-1949 generò il preludio per quella che passerà alla storia come la Guerra dei sei giorni, un conflitto lampo combattuto dal 5 al 10 giugno del 1967 tra lo Stato israeliano e i paesi arabi confinanti Egitto, Siria e Giordania.

Leader della coalizione araba era l’Egitto del leader laico e di ispirazione socialista Nasser, che assieme a Tito, il dittatore socialista yugoslavo, e al premier indiano Nehru, guidava la linea dei Paesi non allineati, ovvero coloro che si tenevano equidistanti dal blocco americano e da quello sovietico.

Nel 1956 il presidente egiziano Nasser nazionalizzò il canale di Suez, questo generò l’ostilità delle potenze capitaliste europee, Inghilterra e Francia, e di Israele, che aveva sposato pienamente in sistema capitalistico occidentale.

Lo Stato sionista, appoggiato dai potenti alleati europei, colse l’occasioen per occupare la Penisola del Sinai e la Striscia di Gaza, ìgenerando la

condanna di USA e URSS. Addirittura l’URSS minacciò un intervento armato se Israele, Francia e Regno Unito non si fossero ritirate.

Il conflitto armato che ne conseguì costrinse L’ONU a intervenire inviando la propria forza militare, ovvero i caschi blu, soldati addestrati al mantenimento della pace, nel Sinai. Il conflitto generò un vero e proprio passaggio di consegne degli equilibri mondiali tra le potenze imperialiste europee, ovvero Gran Bretagna e Francia, e le due nuove superpotenze, ovvero USA e URSS.

Nasser uscì rafforzato dal conflitto del 1956, in quanto capì di poter contare sulla scacchiera internazionale. Il presidente egizian però mal sopportava l’ingerenza dei caschi blu sul suo territorio, e chiese il ritiro dei caschi blu dal Sinai. Come se ciò non bastasse Nasser bloccò il golfo di Aqaba alle navi israeliane.

I Paesi arabi, alleati, sotto la guida dell’Egitto, minacciarono l’approvvigionamento idrico dello Stato di Israele, che fu costretto a intervenire militarmente per garantire la propria sopravvivenza.

Il 5 giugno 1967 Israele attaccò a sorpresa l’Egitto distruggendo la flotta aerea del Paese Nordafricano, che perse gran parte della sua potenza bellica in un solo giorno.

Nei giorni che seguirono Israele sbaragliò le forze arabe conquistando il Sinai e la Striscia di Gaza ai danni dell’Egitto. Inoltre conquistò la Cisgiordania e Gerusalemme Est ai danni della Giordania.

In pratica i territori che gli Stati arabi avevano conquistato nel conflitto del 1948, vennero persi e conquistati da Israele. Per i palestinesi ogni sogno di avere uno Stato era definitivamente svanito e passarono dai campi profughi giordani a quelli israeliani.

Lo spirito di indipendenza palestinese però non morì con il conflitto, capendo di non poter contare sugli aiuti stranieri, Arafat con il suo gruppo politico fondò l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) il 3 febbraio 1969.