di Peppe Giudice |
Noi abbiamo sempre riconosciuto i misfatti compiuti dalla destra della Spd tedesca. La repressione e l’uccisione di Rosa Luxemburg che è parte della nostra storia di socialisti. Ma c’è chi a sinistra non ha mai riconosciuto i misfatti compiuti dai bolscevichi sotto preciso ordine di Trotzky e Lenin nella base di Kronstad dove furono trucidati dall’Armata Rossa più di tremila marinai e operai in massima parte socialisti rivoluzionari e anarchici.
I quali chiedevano la libera elezione dei soviet e il pluralismo interno senza nessuna imposizione esterna. Venne così platealmente tradita l’idea di “tutto il potere ai soviet a cui sia Lenin che Trotzky non avevano mai veramente creduto. Cosa che Julius Martov aveva previsto conoscendo bene il dna bolscevico. Mi affiderò per l’ennesima volta alla riflessione di Gilles Martinet, grande esponente della sinistra socialista democratica francese, il quale dimostra come le repressioni di massa non sono iniziate con Stalin che ha poi elevato a sistema il terrore, e comunque hanno aperto la strada allo stalinismo, che è stata la cifra su cui si sono fondati i regimi del “cominismo reale” senza le efferatezze del dittatore georgiano, ma antenendo lo stesso modello di oppressione politica e sociale…la parola Martinet (che fa una critica socialista e non liberale al leninismo.
Gilles Martinet individua nella repressione della rivolta di Kronstadt (marzo 1921) il momento di rottura decisivo in cui il leninismo ha svelato la sua natura autoritaria e burocratica, trasformandosi in una dottrina millenaristica e dogmatica. Nelle sue analisi storiche e politiche sulla sinistra e sui modelli di socialismo (in particolare in saggi come Les cinq communismes e Il marxismo oggi), Martinet utilizza i fatti di Kronstadt come fulcro della sua critica al centralismo democratico sovietico: L’analisi di Martinet su Kronstadt, il peccato originale del totalitarismo sovietico: Per Martinet, la violenta repressione dei marinai e dei lavoratori di Kronstadt da parte del governo bolscevico non fu una necessità temporanea della guerra civile, ma la logica conseguenza di un partito che concepiva se stesso come unica avanguardia infallibile.
La nascita dello Stato-caserma: Kronstadt segna il punto di non ritorno in cui il partito bolscevico smette di essere lo strumento della classe operaia e si trasforma in una macchina ideologica di controllo e in una casta burocratica che si impone sulla società. La liquidazione della democrazia consiliare: I marinai di Kronstadt chiedevano “i soviet senza bolscevichi”, ovvero il ritorno alla democrazia diretta dal basso e al pluralismo delle sinistre.
Martinet sottolinea come il soffocamento di questa richiesta abbia istituzionalizzato il monopolio del potere, aprendo direttamente la strada allo stalinismo. Il legame con il decimo congresso: Martinet mette in relazione Kronstadt con le coeve decisioni del X Congresso del PCUS del 1921, che proibì le frazioni interne come l’Opposizione Operaia. Questo combinato disposto distrusse ogni residuo di democrazia sia fuori sia dentro il partito.
In sintesi, per Martinet, Kronstadt rappresenta la prova storica che un socialismo privo di pluralismo politico e di effettiva autogestione è destinato a degenerare in totalitarismo.

