I limiti strutturali del progressismo italiano. In Italia non abbiamo nè Pedro Sanchez nè Bernie Sanders.

di Peppe Giudice |

Innanzi tutto voglio complimentarmi con il compagno Sanders e i socialisti americani per la vittoria di un socialista alle primarie in Michigan. L’onda socialista prosegue in USA. Ma in Italia non esistono nè Sanders nè Sanchez nè i DSA nè il Psoe e Sumar. C’è un indistinto campo progressista senza visione di insieme e senza progetto.

Non cè da stupirsi se La Meloni e la destra arretrano, ma il campo largo non cresce. Per i limiti di fondo di tutte le formazioni politiche che lo compongono (principalmente PD e 5s). Un moderatismo da un lato subalterno, un populismo antipolitico che anche senza Grillo continua a rappresentare il fondo del movimento dall’altro.

Nonostante i fallimenti chiari ed evidenti di un governo che sta provocando danni enormi al paese e foriero di pericolose derive reazionarie che una opposizione seria dovrebbe contrastare con la mobililtazione di massa. Potete ben capire che quella delle  primarie è solo una pantomima inutile che da spazio solo ai personalismi. Da questo punto di vista la posizione più seria è quella di AVS. Ma per comprendere quale dovrebbe essere -e probabilmente non sarà- la direzione da prendere vorrei ancora una volta citare il compagno Gilles Martinet che demarca una netta linea di confine tra il socialismo democratico autogestionario e il populismo.

“Il pensiero di Gilles Martinet – intellettuale francese, giornalista e co-fondatore del Partito Socialista Unificato (PSU) prima di confluire nel Partito Socialista di François Mitterrand – rappresenta uno dei pilastri della cosiddetta deuxième gauche (la seconda sinistra). Al centro della sua riflessione teorica si trova lo stretto legame tra il concetto di autogestione (autogestion) e il ruolo dei corpi intermedi. Martinet ha sviluppato una critica radicale sia al capitalismo liberista sia al centralismo burocratico di stampo sovietico (il leninismo).

L’autogestione nel pensiero di Martinet

Per Martinet, l’autogestione non è un’utopia anarchica o un ritorno a comunità isolate del passato. È una strategia concreta per democratizzare l’economia e la società. Oltre la nazionalizzazione: Il socialismo non può ridursi al semplice trasferimento delle proprietà delle imprese allo Stato. Questo genera solo burocrazia. Controllo dei lavoratori: I lavoratori devono partecipare attivamente alle decisioni di produzione e gestione aziendale.

Democrazia diffusa: L’autogestione deve estendersi oltre la fabbrica, coinvolgendo la gestione dei servizi pubblici, dei quartieri e dei territori. Il ruolo cruciale dei corpi intermedi a differenza di altre correnti della sinistra rivoluzionaria che vedevano i sindacati e i partiti come vecchi strumenti da superare, Martinet considera i corpi intermedi come elementi indispensabili per l’autogestione. I corpi intermedi (sindacati, associazioni, cooperative, comitati di quartiere) agiscono in due modi fondamentali: Antidoto al centralismo statale, impediscono che lo Stato assorba ogni aspetto della vita sociale ed economica. Lo Stato deve pianificare a grandi linee, ma la gestione quotidiana spetta alla società organizzata.

Scuola di democrazia: L’autogestione non si improvvisa. I corpi intermedi sono i luoghi in cui i cittadini e i lavoratori imparano a governare, negoziare e assumersi responsabilità collettive. Canali di mediazione: Evitano il rischio della frammentazione o del conflitto sterile, offrendo una rappresentanza strutturata che dialoga con le istituzioni pubbliche. I tre pilastri del modello di Martinet.

Il modello teorico proposto da Gilles Martinet per conciliare autogestione e strutture sociali si basa su una sintesi tra: Pianificazione democratica: Lo Stato stabilisce le grandi priorità economiche nazionali, ma in modo flessibile e non impositivo. Autogoverno locale: Le imprese e le comunità territoriali gestiscono autonomamente le proprie risorse nei limiti del piano nazionale.Pluralismo sociale: La presenza di sindacati e associazioni autonome garantisce che il potere non si concentri mai in un solo organo dirigente.In sintesi, per Gilles Martinet, l’autogestione non cancella i corpi intermedi ma, al contrario, ne esalta la funzione. Senza di essi, il potere tornerebbe inevitabilmente centralizzato nelle mani di una tecnocrazia statale o di una burocrazia di partito.”

Riccardo Lombardi si collocava sulla stessa lunchezza d’onda di Martinet. Questo pensiero consente di criticare radicalmente il liberismo pseudo progressista del PD, sia il populismo antipolitico dei 5s. I quali, nella fase grillina, volevano proprio sopprimre i corpi intermedi, con un movimento caratterizzato dal culto del capo carismatico, dalla effettiva mancanza di democrazia che non può basarsi su piattaafoeme digitali, da un sistema ferocemente autoriario. Un movimento che ha attinto a piene mani dal qualunquismo italico. Basta vedre i flussi elettrorali, dai 5s alla Lega e poi alla Meloni.

Qualche compagno dice che  forse i 5s possono evolvere in senso socialista. Io non ci credo. Chi nasce tondo non può morire quadro.

Nonosnte i progressi Conte, larga parte  del movimento resta grillino. Del resto Conte è fortemente condizionato, purtroppo, da un demagogo isterico edamico di putin come Di Battista. E proprio sul pacifismo c’è il discrimie tra una posizione socialista democratica e il populismo filo putiniamo.

E questo discrimine va fatto valere. Sanders ha esplitamente definito Putin come un criminale corrotto. una cosa è l’opposizione ad una politica di riarmo, altra cosa è assuere una posizione apertamente filorussa e filo Putin ovvero di un criminale reazionario.