La follia della giustizia privata

di Christian Vannozzi |

Da piccoli siamo abituati a vedere cartoni, anime, serie tv di guerra, dove l’eroe usa le armi per difendere innocenti e salvare il mondo, e quasi iniziamo a pensare che le armi siano una cosa buona, pacifica, che serva per proteggerci dal male. Ma chi stabilisce il confine tra il bene e il male?

In un Paese che sembra impazzito, dove la paura generata da alcune fonti media e politiche, fa passare il messaggio dove se non si è armati non si è sicuri, e dove è giusto difendere la propria proprietà privata, anche a discapito di vite umane, ormai si pensa che sia giusto e doveroso potersi difendere, ma qual è il confine tra difesa e aggressione? Chi deve stabilirlo? Da persona cresciuta con gli ideali del giusnaturalismo, diritto naturale e non positivo, per i non addetti ai lavori, penso che nessuno Stato, ovvero nessuna legge statale, sia superiore ai diritti inalienabili dell’individuo, resi immortali da Jefferson nella Dichiarazione di Indipendenza del 1776, ma spesso dimenticati proprio da quel popolo che dovrebbe vantarsi di aver creato la prima costituzione scritta basata su essi.

Tutto ciò che non è naturale viene legiferato dal diritto positivo, ovvero dallo Stato attraverso i propri rappresentanti, e il tutto è giudicato da un ente imparziale, ovvero un giudice, o una giuria. Questi enti sono un qualcosa che ragiona fuori dall’impulso del momento, garantendo una giustizia equa, e non una vendetta. Secoli fa John Locke, padre del liberalismo, ci mise in guardia contro la faida privata, e lo Stato serviva proprio per garantire questa sicurezza, per non lasciare al singolo la vendetta, ma la giustizia, che sono due cose ben diverse.

Perché oggi invece occorre aver paura di persone che girano armate’ Alcune addirittura con porto d’armi revocato, che, appoggiati da media e da alcuni politici, ritengono doverosa la difesa della propria proprietà, ritenuta più importante della vita umana.

Il caso Roggero potrebbe infatti essere solo la punta dell’iceberg, un iceberg monumentale che potrebbe farci tornare indietro alla legge del più forte, dove non esistono più diritti naturali e leggi positive ma solo la faida privata, quello che John Locke voleva evitare nel ‘700.