di Christian Vannozzi |
Un voto solo, ma pesante, molto pesante, fanno tremare il Governo Meloni, senza però generare una crisi istituzionale. Il problema infatti, va specificato, è interno alla maggioranza e non richiederà, almeno non ufficialmente, una salita al colle.
Battuta quindi, per una sola votazione contraria, ‘tradimento’ assai più lieve quindi di quello subito da Mussolini la notte tra il 24 e il 25 luglio del 1943, dove Grandi con il suo ordine del giorno attirò a sé ben 19 gerarchi su 27, ma allo stesso modo pesante, perché una stragrande maggioranza in Parlamento, come quella su cui poteva contare la leader Meloni, presuppone traditori ben più numerosi di una singola unità.
Come accadde a Mussolini, anche per la sua discendente politica, la votazione non ha ripercussioni istituzionali, e non apre ufficialmente una crisi di Governo, anche se la crisi politica è innegabile. Nel 1943, infatti, Mussolini perdette la fiducia della maggioranza dei gerarchi fascisti, cosa che spinse il Re a destituirlo dal suo incarico e a farlo arrestare. Per la Meloni non si crede che Mattarella possa sostituirla, né tantomeno farla arrestare, sono altri tempi e altre situazioni socio politiche, ma è innegabile che qualcosa si sia rotto nella sua maggioranza che appariva granitica ma che invece è più argillosa di quanto non lo si crederebbe.
La Camera dei Deputati ha bocciato l’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale con 187 voti favorevoli e 188 contrari al termine dello scrutinio segreto.
E’ ora iniziata la caccia ai ‘traditori’, mentre il leader dell’opposizione Giuseppe Conte, invita la Premier a dimettersi dopo la brutta figura fatta dal suo esecutivo.
Vota dunque compatto, per chi avesse avuto dai dubbi, la coalizione chiamata il Campo Largo, appoggiato dalla compagine Renzi, che ancora non si è ben capito cosa farà alle prossime e a questo punto imminenti elezioni politiche.
Chiama alla riflessione Giorgia Meloni, che indica come l’opposizione sia sempre ben compatta quando si tratta di votare contro, mentre i suoi
alleati hanno vacillato e hanno preferito pugnalare la leader nell’oscurità del voto segreto e non ufficialmente.
Dovrebbero essere 31 i voti mancanti all’interno della maggioranza, ove si cerca di dare la colpa ai fuoriusciti che hanno appoggiato il Generale Vannacci, ma si guarda anche in casa Lega e Forza Italia. I due alleati si dichiarano ufficialmente innocenti, anche se qualcuno deve necessariamente aver votato contro, in quanto la matematica non è un opinione.
I dubbi rimangono e sono anche molto forti se si considera che la capogruppo di Forza Italia al Senato Stefania Craxi, nonché Marina Berlusconi, che pur non avendo un ruolo politico detiene una eredità spirituale in Forza Italia, essendo la figlia del leader fondatore del partito, si erano espresse contrariamente all’emendamento voluto dalla Premier a favore delle preferenze.
Ambo queste due figure sono estranee alla Camera dei Deputati, ma di certo influenti nelle scelte dei votanti, in quanto rappresentano due guide carismatiche del berlusconismo italiano, corrente che rimane alla base di Forza Italia.
Visti questi ultimi fatti e il sistema elettorale non di certo ottimale che oggigiorno usiamo per l’elezione delle due camere, possiamo senza timore affermare che molto ci manca il Mattarellum, ideato dall’attuale presidente della Repubblica Mattarella, uno dei maggiori sostenitori dell’antifascismo di quella che può essere considerata la vecchia guardia della politica italiana.

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