di Fabio Cannizzaro |
Il ruolo di Jeremy Corbyn all’interno del Labour ha rappresentato un capitolo importante nella storia recente del partito laburista del Regno Unito; la sua leadership, caratterizzata da una forte spinta a sinistra ha segnato un tentativo di rompere con le politiche moderate e neoliberiste che avevano dominato il Labour negli ultimi decenni.
Corbyn ha portato una ventata di cambiamento, sostenuto da una base di militanti e giovani che desideravano un’alternativa radicale, con politiche di nazionalizzazione, lotta alle disuguaglianze e un approccio meno interventista sulla scena internazionale. Tuttavia questa svolta ha incontrato una durissima opposizione sia all’interno del partito, con molti esponenti della classe dirigente che vedevano nelle sue proposte una minaccia ai propri interessi, sia nei media, spesso schierati contro di lui, alimentando una narrativa di caos e incompetenza.
Dopo una serie di sconfitte elettorali e di pressioni interne, infine, Corbyn si è visto costretto a lasciare la guida del partito nel 2020, lasciando il campo a Keir Starmer, che ha assunto un ruolo di leadership secondo la narrazione che avrebbe lavorato a “ricostruire” il Labour ma anche ( e soprattutto) a distanziarsi dalle posizioni radicali di Corbyn. La narrazione ufficiale e dominante, spesso alimentata dai media e da una parte della classe dirigente ha dipinto Corbyn come sintesi ed espressione di un radicalismo eccessivo, attribuendogli un fallimento elettorale causato dall’incapacità di comunicare con l’elettorato più moderato e come fautore di un’ideologia troppo distante dalle esigenze reali del Paese.
In questa cornice si è progressivamente assistito a un processo di “incensamento” di Sir Keir Starmer presentato come il portatore degli autentici valori laburisti e di un cambiamento necessario rispetto al “radicale” Corbyn.
Ciò ha portato alla cacciata di Corbyn e alla “incoronazione” di Starmer a leader del partito. Il tutto coronato da una vittoria elettorale e il ritorno del Labour al potere e alla nomina di Prime Minister per lo stesso Starmer. E qui che poi le cose si sono via via complicate. Le politiche cripto destrorse, neoliberiste, volute dal partito via via decorbynizzato hanno mostrato tutta la propria vacua inconsistenza e sono miseramente fallite. A questo punto i notabili del partito, i detentori del potere interno al Labour, hanno iniziato, grazie anche ai sempre disponibili media, a scaricare tutte le responsabilità politiche su Starmer una volta loro campione e salvifico leader.
La narrazione dominante ha dipinto, infatti, Starmer come un leader che avrebbe tradito i valori del partito, una sorte di insincero che si è allontanato dal vero spirito del partito, che avrebbe provato a riposizionare il partito verso il centro o il centro-destra. Questa strategia politica e di comunicazione rappresenta da parte dei notabili laburisti un’inevitabile “adattamento” alle circostanze e il tentativo di superare una fase difficile scaricando su Starmer i loro errori, le loro responsabilità nel tentativo mantenere il potere o almeno di limitare i danni da loro stessi prodotti.
Si opera, dunque, scaricando le responsabilità di un fallimento elettorale e di una connessa, collegata crisi del partito su Starmer, come se fosse lui il principale responsabile di un “tradimento” che in realtà ha radici più profonde e strutturali.
Per farlo si ricorre a un nuovo “campione” del partito, ovvero Andy Burnham, invero tut’altro che un outsider, dato che è un politico navigato e sindaco laburista di Greater Manchester sin dal 2017. Dopo la cacciata di Corbyn e l’incensamento di Starmer come il portatore di valori autentici, ora si passa a Burnham ignorando che anche in questo caso appare evidente che si tratti di una strategia di immagine e di consenso per giustificare una linea politica di continuità al potere o almeno il tentativo di provarci.
In questa dinamica si evidenzia una forma di doppiezza e di falsità politica, in cui si predica un ideale di purezza e di coerenza, ma si agisce in modo contrario, scaricando le responsabilità ora su Starmer come se fosse lui l’unico colpevole di un agire politico neoliberista, cripto conservatore che in realtà ha radici più profonde e che riguarda le stesse logiche di potere e di controllo del partito. Il tutto mentre Nigel Farage, il suo Reform UK e le estreme destre sempre più scatenate crescono nel Paese e approfittano anche di questi tatticismi farisaici.
Avrà forza e capacità di manovra Andy Burnham per governare un partito che cannibalizza i suoi leader, delude i suoi elettori e con questi i settori sociali che dovrebbe rappresentare?

E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
