La sinistra radicale è contenuta nel riformismo rivoluzionario di Lombardi e Martinet

di Peppe Giudice |

Cioè nella sinistra socialista democratica. Credo che in Italia si faccia molta confusione nel declinare i termini per cui si coniano parole buone per tutti gli usi. Certamente il termine sinistra radicale può nascondere significati molto diversi e c’è dunque il dovere di fare chiarezza. In genere il radicalismo nasce come contestazione di una sinistra egemonizzata dalla dottrina neoliberale e subalterna al capitalismo finanziario.

Ma quando dalla contestazione si deve passare alla definizione in positivo di una alternativa, le strade si divergono. E si riscontrano diverse ipotesi. Dal mio modesto punto di vista credo che queste si possano articolare in tre sezioni. La idea di una sinistra socialista e riformatrice (quella delle riforme di struttura contenuta nel progetto del riformismo rivoluzionario di Lombardi e Martnet); non quello di una sinistra sovranista e populista; quella dei piccoli ed inconsistenti residui di marxismo – leninismo.

Lascerò perdere quest’ultime, per concentrarmi sulle prime due. Sulla sinistra sovranista mi sono soffermato più volte evidenziando il mio dissenso. Poichè essa si fonda su un paradigma errato. L’esistenza di un establishment indistinto a cui si contrappone un popolo indistinto. Ovviamente sono costretto a sintetizzare. In pratica questa posizione nega la lotta di classe come forza propulsiva della trasformazione sociale . All’internazionalismo socialista si sostituisce l’analisi geopolitica.

Di questa posizione esiste una variante moderata che è quella di Stefano Fassina, ma altre molto più radicali che sconfinano nel rosso-brunismo con posizioni sull’immigrazione simili a quelle della destra. Poi c’è una area di ribellismo inconcludente (PaP). Ed un altro aspetto che non mi convince è la posizione sulla politica internazionale che ricalca quella del vetusto “campismo”.

Noi tutti abbiamo sempre condannato duramente gli atti criminali e pirateschi degli USA in Venezuela e forse domani a Cuba. Allo stesso modo la guerra criminale contro l’Iran di Trump e del governo genocida israeliano, oltre ai massacri in Libano. Ma rifiutando la teoria del campismo consideriamo Putin come un reazionario e criminale che certo non può far parte di un fronte progressista. Fra l’altro è amico diTrump e Netanyau.

E non sopravvaluterei il sistema Brics, in quanto è molto poco omogeneo economicamente e politicamente; l’India è molto filo-occidentale ad esempio. Un compagno mi diceva che probabilmente alcuni credono che Putin sia in fondo un comunista. No, è zarista, l’unico comunista che apprezza è Stalin, sia per affinità morali, ma soprattutto perhè ha di fatto restaurato lo zarismo.

E poi io l’Unione Sovietica non l’ho mai considerata socialista: Riccardo Lombardi rispondendo a Berlinguer il quale definiva l’URSS come un paese socialista dai tratti illiberali, disse che una chiara definizione nell’oligarchia URSS c’era un capitalismo burocratico di stato che riproduceva forme di oppressione di classe.

In conclusione credo che vada riproposto, attualizzandolo, il riformismo rivoluzionario, fondato su un progetto d transizione democratica e graduale al socialismo modificando gli assetti di potere nell’economia e nella società, in una logica internazionalista. Sanders oggi è il più vicino, pur nella peculiarità USA, a questa posizione, definendo con chiarezza la natura della oligarchia (la fortissima concentrazione del potere economica e finanziario) e individuando nella working class l’avversario di tale sistema.