La patrimoniale colpisce le grandi ricchezze e non il ceto medio

di Peppe Giudice |

Quando si parla di patrimoniale si grida allo scandalo. In maniera sguaiata e volgare da parte della destra reazionaria e dei loro giornali.

Con maggior aplomb da parte della stampa Mainstreaam, come il Corriere. Ma il tono è sempre lo stesso; si vogliono mettere mano nelle tache degli italiani; si colpisce il ceto medio.

Io dico che è giusto mettere la mani nelle tasche dei multimilionari per ragioni chiare di giustizia sociale. La patrimoniale non colpisce affatto il ceto medio. A meno che non si abbia un concetto aleatorio di questa fascia sociale. La proposta della CGIL (che parla di contributo di solidarietà) si applica ai patrimoni netti superiore a 2 milioni di euro.

Si può considerare ceto medio uno che ha 2 milioni netti di patrimonio -sottolineo netti-? Credo proprio di no.

Credo che nessuno li abbia visti. A meno che non si tratta della fascia più alta di ceto medio, che è una sparuta minoranza dello stesso. Poi ci sono le classiche sparate alla Calenda che nessuno può prendere sul serio, sulla fuga di capitali sulla base di una legge meccanica in una economia globalizzata.

Applicando la meccanica razionale all’economia. Diversi studi europei ed americani hanno dimostrato che non c’è nessuna realazione meccanica tra tassazione ed esportazione di capitali che danneggia l’economia. La Spagna dimostra il contrario.

Ha la crescita più forte dell’area euro da tempo, ed ha una patrimoniale oltre i 3 milioni di euro e, a differenza della proposta della CGIL, ha una certa progressività. I socialisti sono per la giustizia sociale e il mutamento dei raporti di potere nella società. Soprattutto in una fase in cui le ingiustizie e le disuguaglianze aumentano esponenzialmente. Ai “liberal riformisti” le cose stanno bene così, a noi no.