Riccardo Lombardi: Autonomia Socialista e Alternativa di Sinistra

di Peppe Giudice |

I primi passi sono tratti da un articolo di Lombardi su Il Manifesto in risposta a Lucio Magri…il resto sono mie consideazioni personali.

L’identità più profonda del partito è nel progetto di società da costruire e che deve essere – anche nel socialismo realizzato – una società conflittuale, diversificata e niente affatto omogenea, come era per una certa ortodossia marxista. Una società in sostanza, nella quale l’uguaglianza economico-sociale esalti le differenze e ne promuova di nuove: tendente all’autogestione e caratterizzata da un processo di restituzione alla società civile dei poteri dello stato. Una società nella quale crescano gli stimoli agli scambi non mercantili.

“La realizzazione del processo di costruzione di questo tipo di società può realizzarsi seguendo tre direttrici principale, che qui riassumo molto schematicamente. La prima direttrice è quella della generalizzazione del lavoro e dell’occupazione attraverso riduzione del tempo di lavoro, turnazioni, ecc. Tutto questo in prima apparenze e nel breve periodo può non risultare economico, ma se si guarda meglio è un modo di mobilitare e valorizzare al massimo le risorse umane e di liberare, attraverso il tempo libero, quelle nuove e maggiori capacità di gestione e direzione (capacità di autogoveno e di governo) che sono essenziali alla transizione. La seconda direttrice è quella di una ristrutturazione dell’industria dalla produzione di beni a forte profitto a quella di beni a forte utilità e che pertanto siano beni di uso durevoli nel vero senso della parola, cioè durino a lungo e riducano l’enorme dissipazione che oggi si accompagna alla produzione di beni cosiddetti “durevoli”.

La terza direttrice è quella verso un’uguaglianza dei redditi, che è la condizione decisiva per tagliare le gambe all’inflazione”….”la sinistra al governo è una alterazione del potere e non una variazione del potere. Ciò comporta un diverso approccio teorico e politico alla questione del capitalismo di stato. La tesi di Lenin secondo cui la produzione organizzata in fase di capitalismo avanzato è già strutturalmente socialista e che a renderla socialista pienamente basti il mutamento dei rapporti di proprietà non è valida. Lenin forse aveva un’infatuazione tayloristica.

Per cambiare non basta espropriare o statalizzare, bisogna veramente cambiare gerarchie e organizzazione del lavoro. Io ho sempre sostenuto che non ci può essere una catena di montaggio socialista.”…in una intervista dell’anno successivo al compianto Wlter Tobagi, sul  Corriere, Lombardi si sofferma sulla polemica a sinistra sul leninismo suscitata dal famoso “Vangelo Socialista” di Craxi- Pellicani.

Lombardi pur non condividendo alcune parti del documento, si dice profondamente irritato delle  reazioni “a volte ideologicamente terroristiche da parte di settori del PCI, e soprattutto critica aspramente Berlinguer (a cui comunque riconosce il merito di avere reso molto più autonomo il partito dall’Urss) per il suo profondo disprezzo della tradizione socialista -in seguito ad una intervista di Claudio Signorile sull’irrisoltto rapporto tra sinistra e leninismo-, sostenendo che la posizione del segretario del PCI era più arretrata di molti intellettuali comunisti.

Berlinguer invece difende la lezione di Lenin e giudica l’URSS come un paese socialista dai tratti illiberali. Affermazione che Lombardi critica aspramente sottolineando il carattere non socialista dei rapporti di produzione sovietici che sono invece l’espressione di un “capitalismo burocratico di stato” seguendo la definizione di Castoriadis e Gilles Martinet.

Insomma in Urss si è passati dal dominio di una  oligarchia privata a quella di una oligarchia statale restando inalterata l’oppressione di classe. Questo ragionamento spiega perchè, Lombardi pur avendo votato Giolitti al Midas, sostiene poi la mozione Craxi-Signorile. Pur essendo un critico di Craxi, pur riconoscendogli che inizialmente aveva ravvivato l’orgoglio socialista, ma che andava indirizzato non verso l’anticomunismo, ma in direzione di una forte autonomia politica e culturale socialista nella sinistra. Quale presupposto dell’alternativa di sinistra che lui distingueva nettamente dal Fronte Popolare.