di Giuseppe Onorati |
Il lungo respiro ci proietta verso il lungo termine, configura situazioni che si stabilizzino nel tempo e diventino una realtà orientativa, un riferimento.
Un’idea di lungo respiro delinea e propone una realtà da costruire e coltivare affinché si ponga in essere un punto di riferimento per lanciare o rilanciare un progetto.
In una democrazia in crisi di partecipazione, progettualità, con vincoli esterni di matrice neoliberista (di cui la costituzionalità sia ampiamente discutibile), immersa in uno scenario internazionale complicato e per certi versi caotico, come quella italiana, un grande vuoto è rappresentato dall’assenza di un vero e grande partito socialista riformatore. Prim’ancora della mancanza di un partito, il vuoto più grave nella società politica italiana è rappresentato dall’assenza nel dibattito di voci della cultura socialista, in un Paese che ha una illustre e valorosa storia in merito e soprattutto presenta un forte strato d’idee e pensiero socialista.
Il punto critico che infatti qui si vuol sviluppare è proprio questo: in una società politica che possa attingere da un’illustre tradizione, nella quale la presenza di anime socialiste che tentino di veicolare idee vi sia, tuttavia queste idee al massimo riescono a trovare dimora in progetti (o pseudo tali) di progressismo più esteso e più generico oppure, rimangono “chiuse” in circuiti di pensiero ed informazione fra soggetti e gruppi ristretti, rischiando l’inefficacia dell’autoreferenzialità.
Lo scioglimento del Partito Socialista Italiano nel 1994 ha segnato la fine di un grande partito che ha contribuito in modo fondamentale alla storia italiana: dalla lotta antifascista, all’edificazione costituzionale, alla modernizzazione e sviluppo del Paese, sempre alla luce dei due capisaldi della civiltà costituzionale scelta nel 1948, della libertà e dell’uguaglianza. Libertà ed uguaglianza, i due vettori di senso che hanno guidato il socialismo democratico a vocazione riformatore, di cui il PSI ha rappresentato un grande esempio in Europa, sia pesando nell’attuazione di fondamentali riforme della Repubblica, come ad esempio lo Statuto dei Lavoratori, sia nell’elaborazione politico-progettuale a livello europeo e non solamente (viene subito da pensare ai contributi offerti da Riccardo Lombardi al socialismo europeo).
La fine del Partito Socialista Italiano, spinta dalla situazione critica innescata dall’inchiesta di Mani Pulite, non soltanto ha segnato la fine di un glorioso partito della storia d’Italia, ma ha dato avvio ad un’infame ed assurda campagna di demonizzazione socialista, funzionale alla logica neoliberista con cui poteri internazionali di natura apolide aggredivano un’Italia destabilizzata politicamente, fenomeno del quale, la cosiddetta Seconda Repubblica, diveniva manto sovrastrutturale.
Da quel momento inizia una diaspora socialista producente diversi effetti: una parte di elettorato e classe dirigente va in orbita di centro-destra berlusconiana, un’altra in quella di un centro-sinistra ed una che si astiene e si eclissa dalla politica. Ma la storia della Seconda Repubblica è una storia intimamente antisocialista, perché fondata sull’accettazione di diktat neoliberisti ed è così che pian piano (salvo eccezioni opportunistiche), quelle soggettività interessate ad un’autentica elaborazione socialista riformista, tentano delle vie autonome, anche con la velleità di poter offrire una elaborazione politico-progettuale per orientare un centro-sinistra sempre più povero d’idee e disorientato.
Diverse soggettività, sia individuali che collettive, impegnate in una elaborazione politica, che però di fatto conduce ad una dispersione di energie e ad una inconsistenza politica quand’anche si tenti di negoziare tatticamente il peso in alleanze elettorali, perché si rappresenta numeri esigui.
Forse è giunto il momento storico di guardare ad orizzonti di lungo respiro e lavorare per iniziare a mettere assieme le fertili energie socialiste. Il momento sarebbe propiziato da una fase storica in cui l’egemonia del capitalismo finanziario ha reso una crescita delle disuguaglianze, un imbarbarimento dei rapporti di produzione, con forti squilibri a favore del capitale; l’erosione progressiva del welfare sta facendo retrocedere la civiltà europea, ingabbiata dalle regole ordo-liberali e monetariste del Leviatano Unione Europea, con piena complicità di una Socialdemocrazia europea degenerata in forza della terza via (via di fuga dal socialismo).
Società che riscontrano una progressiva espulsione dai settori ad alto valore aggiunto del lavoro umano ma che nello stesso tempo, registrano l’aumento della domanda di beni e servizi la produzione dei quali, richiede costi maggiori dei ricavi, motivo per il quale soltanto la mano pubblica è adeguata ad approntarli (servizi di cura alla persona, beni immateriali, investimenti infrastrutturali ecc.; qui ritorna l’idea di società diversamente ricca della quale parlava Riccardo Lombardi) e che richiederebbe il ripensare al concetto di moneta, propendendo per una moneta a credito. Necessaria la costituzione di un’altra Europa, politica, democratica, keynesiana, informata al criterio di uguaglianza sostanziale, che rilanci il suo peso politico in uno scenario internazionale che si è riconfigurato in equilibrio di potenza.
Tutto questo richiede l’elaborazione di un autentico progetto socialista riformatore che in Italia ha un buon terreno di coltura, però questo terreno va coltivato; iniziare a prospettare un modo strutturale per far interagire ed incontrare le varie coscienze individuali e di gruppo socialiste, potrebbe essere un primo passo per creare condizioni fertili, al fine di presentare una elaborazione politico-progettuale, con cui poi nel tempo, lo scenario politico italiano dovrebbe fare i conti.
La forza di un organico progetto socialista, starebbe nell’unico progetto credibile, capace di riaccendere fiducia nell’elettorato progressista, sempre più allo sbando e nello stesso tempo potrebbe diventare quell’orientamento per le giovani generazioni che, in forza della questione palestinese e dell’erosione al welfare, si sono sensibilizzate alla mobilitazione ma senza guida e senza una visione progettuale.
Il socialismo è l’alternativa alla barbarie.

E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
