Verdi in Scozia: nelle loro mani il futuro dell’indipendenza e del cambiamento politico

di Fabio Cannizzaro |

Se oggi mi chiedessero di indicare chi è il vero vincitore delle elezioni scozzesi, non indicherei né gli indipendentisti storici dello Scottish National Party (SNP) che pure hanno vinto e sono partito di maggioranza relativa né il resto dei partiti unionisti (laburisti, conservatori, liberaldemocratici e “reformisti”).

No, il destino della Scozia – e di riflesso, forse, di tutto il Regno Unito – passa oggi attraverso i quindici seggi conquistati con il voto del 7 maggio dai Verdi scozzesi.

Sembra un paradosso, eppure è così. In quelle quindici poltrone c’è racchiuso il futuro dell’indipendenza scozzese. La pattuglia parlamentare verde è l’ago della bilancia per il governo e per la possibilità stessa di disegnare una nuova politica in Scozia. Non è poco.

Ma questa centralità non è piovuta dal cielo. Non è frutto di un colpo di fortuna elettorale.

È il punto d’arrivo, lento e costante, di un lavoro politico che va avanti da anni. I Verdi qui non sono i nuovi arrivati, quelli che spuntano dal nulla con un manifesto color verde.

Sono una forza radicata, che ha saputo crescere nelle pieghe di un malcontento diffuso nella società scozzese.

Hanno saputo, nel tempo, attirare i giovani e intercettare una domanda di politica diversa. Una domanda che non si accontenta più di essere “anche” ambientale, ma che pone la crisi climatica, la giustizia sociale, la sostenibilità al centro di tutto.

Hanno ridefinito il discorso pubblico, hanno forzato gli altri a parlare il loro linguaggio.

Certo, le radici affondano negli anni Ottanta del secolo scorso, nel fermento ecologista di allora. Il partito vero e proprio è del 1990. Ma è negli ultimi anni che il seme ha davvero attecchito trovando un terreno incredibilmente fertile.

Forse per la spinta globale dei movimenti per il clima, forse per la stanchezza verso le politiche tradizionali, forse perché, diciamolo, in Scozia certe battaglie hanno da sempre un suono diverso, più urgente, più legato all’identità del posto.

Ora la sfida è tutta qui: come non farsi ingabbiare nelle logiche politiche di potere.

Come trasformare questo slancio in un consenso ampio, trasversale, che resista oltre l’onda emotiva del momento?

Hanno i co-leader Ross Greer e Gillian Mackay alla guida e una dirigenza che viene sia dal basso sia dalle istituzioni.

Sanno cosa vogliono i loro elettori: non solo simboli ma scelte concrete compresa quella dell’indipendenza.

Il punto è che oggi, in quella decisiva pattuglia verde c’è molto più di una semplice opzione ecologista. C’è la leva di un cambiamento possibile. C’è la prova che certe idee non sono più ai margini ma possono determinare gli equilibri del potere.

E se in Scozia la partita si gioca sull’indipendenza, beh, allora i Verdi, con la loro ferma posizione a favore, non sono più solo gli alfieri dell’ambiente. Sono diventati, loro malgrado forse, gli architetti di un possibile futuro.

Strano, sì. Ma a volte la politica riserva di queste sorprese. Le forze che sembrano minori, nel momento giusto, possono spostare masse ben più grandi di loro.

E in Scozia è quello, appunto, che sta accadendo.