di Peppe Giudice |
Ripubblico un discorso del grande leader socialista democratico Olof Palme, ad una assemblea del suo partito.
“La concezione liberale della democrazia comportava al contrario una limitazione secondo la quale lo Stato democratico non poteva intervenire nell’economia di mercato neppure per garantire lavoro e sicurezza ai suoi cittadini. La soluzione che attuammo mostrò chiaramente che la democrazia aveva superata questo limite.
Ora ci troviamo di nuovo di fronte alla stessa problematica. Le differenze di reddito minacciano di ingrandirsi. È in corso un enorme processo di trasferimento della popolazione e di concentrazione di capitale e uomini. Lavoratori perdono il loro posto di lavoro. Il nostro ambiente è minacciato da una crescente distruzione. Questi sono problemi essenziali della nostra vita di ogni giorno che possono generare facilmente un senso di insicurezza nel futuro. Nel caso che la democrazia non riesca a risolverli, esiste il pericolo dell’anarchia, il pericolo che si sviluppi una coscienza elitaria o che forze antidemocratiche si impadroniscono del potere.
È necessario ravvivare e rinnovare la democrazia alla base. La struttura decisionale democratica corre il rischio di disgregarsi: in seguito alla trasformazione tecnologica, alla concentrazione economica, al rapido trasferimento della popolazione, alla lentezza burocratica. Lo sviluppo della democrazia industriale diventa la questione centrale. La democrazia anche a livello nazionale deve essere estesa a nuovi settori.
Le forze tecniche ed economiche sono decisive per la configurazione del futuro. Se questo compito deve essere assunto dalla collettività allora queste forze devono essere democraticamente guidate e controllate. Il che significa che dobbiamo contare su una più ampia economia di piano. In Svezia attualmente stiamo elaborando un piano, lo ricordo come esempio, di come utilizzare nel suo complesso il territorio e la proprietà terriera.
L’economia di mercato, secondo me, non può offrire alcuna soluzione a questi problemi, che sono di estrema importanza per lo sviluppo della società. Le decisioni da prendere non possono essere affidate all’economia privata. Non possiamo consentire che la corsa al profitto e la logica della concorrenza decidano sulla modificazione dell’ambiente, sulla sicurezza dei posti di lavoro o sullo sviluppo tecnico. La questione non è se vi debba essere economia di piano e più democrazia nella vita economica, ma come elaborare la prima ed organizzare la seconda.”
Questo intervento, di trentadue anni fa, ha molti aspetti di attualità per il rilancio di un progetto socialista. La combinazione tra politica di piano, socializzazione democratica dell’economia (piano Meidner) democrazia industriale. Quindi un socialismo democratico, non più basato solo sulla redistribuzione del reddio (comunque fondamentale), ma sulla stessa allocazione delle risorse. Una rifondazione a sinistra della socialdemocrazia: l’opposto del social-liberismo di Blair. Da sottolineare il tema dell’ambiente, e del socialismo come lotta allo svuotamento della democrazia prodotto dalla concentrazione del capitalismo. Le idee di Palme sono riprese dai socialisti americani e soprattutto da Bernie Sanders, che ha sempre mostrato interesse per il piano Meidner. E sul tema della pianificazione democratica e su una politica riformatrice che incida sui rapporti di potere tra le classi, c’è una assonanza con Riccardo Lombardi. Palme, Lombardi, Bernie Sanders restano essenziali punti di riferimento anche in un paese dove la cultura socialista trascurata è l’unica che può contribuire a far rinacere un pensiero forte della sinistra.

