Da una parte sola: Quella dei Lavoratori (Giacomo Brodolini)

di Peppe Giudice |

Questo 1° Maggio lo dedico al compagno socialista Giacomo Brodolini, padre dello Statuto dei lavoratori, ma anche dell’abolizione delle Gabbie salariali, e della Legge sulle pensioni a ripartizione retributive e non contributive.

Brodolini, prima di essere stato vice-segretario del PSI dal 1964 al 1968, e poi Ministro del Lavoro con il governo Rumor, è stato a lungo segretario confederale della CGIL ed anche vice-segretario.

Questa sua lunga attività di sindacalista lo portò a ben interpretare i mutamenti in corso nella classe operaia che e le sue aspirazioni che dovevano avere uno sbocco politico. Per la verità lo Statuto dei Lavoratori faceva parte delle riforme di struttura proposte dal gruppo dirigente del Psi nel 1963. La sua applicazione fu ritardata dalle resistenze di una parte consistente della DC di cui Moro era interprete.

Ma nel 1968 si erano create condizioni favorevoli -pur tra mille resistenza- anche per la azione positiva di Donat Cattin esponente della sinistra vera della DC. E si intravedevano le grandi lotte operaie, che, per Riccardo Lombardi avrebbero dovuto supportare le riforme di struttura.

Nella CGIL Brodolini, con l’altro grande socialista, Fernando Santi, fu il suo più stretto collaboratore di Peppino Di Vittorio e della sua gestione autenticamente unitaria. Brodolini scrisse il documento della CGIL che condannava l’intervento sovietico in Ungheria, supportato da Di Giuseppe Di Vittorio che si scontrò con Togliatti.

Lo Statuto, abolito di fatto dal PD, era un grande strumento per l’emancipazione della classe lavoratrice ed il suo protagonismo nei processi di trasformazione sociale. E comunque il 1° Maggio non può ridirsi ad un rito. Ma un momento di lotta contro lo sfruttamento e la precarietà del lavoro e contro le gravi ingiustizie e disuguaglianze prodotte dal sistema economico odierno dominato, come dice Bernie Sanders dalle grandi oligarchie economiche e finanziarie contro il mondo del lavoro e i ceti popolari.