di Redazione |
Vigevani era di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, vi nasce nel 1939, il 3 luglio, studia Filosofia a Milano, si iscrive giovane al Partito Socialista e aderisce alla corrente lombardiana. Una scelta, questa, fondamentale e cui rimarrà fedele per tutta la vita. Riccardo Lombardi un altro straordinario dirigente politico e della sinistra del ‘900, che il nostro Paese ha completamente dimenticato. Una scelta, quella di
Vigevani, assolutamente connaturata con il suo modo d’essere, al suo carattere, che implica onestà, rigore e coerenza intellettuale e mette in conto, nel rimanere fedele alle proprie convinzioni, il pagamento dei prezzi personali. Con questo bagaglio nel ’63 Vigevani, non ha ancora 24 anni, entra nel Sindacato e nella Cgil, alla Camera del Lavoro di Piacenza. Nella Cgil opererà per per più di 30 anni e, con incarichi diversi di responsabilità e direzione, è tra i protagonisti delle straordinarie e avverse vicende del movimento sindacale italiano in tutta la seconda metà del ‘900.
A Piacenza è presto Segretario Aggiunto e vi rimane cinque anni. Nel 1968 va a dirigere la Camera del Lavoro di Novara e si trova a dover gestire, lui socialista, una situazione, specifica di quegli anni, che vede l’intero gruppo comunista aderire al “Manifesto”. Sotto la direzione di Fausto in quel periodo opera, nella categoria dei tessili, un altro Fausto, con il quale non mancheranno negli anni le dispute e confronti vivaci sul merito delle questioni politiche e sindacali. Si tratta di Fausto Bertinotti. Nel 1973 Vigevani è chiamato a far parte della categoria nazionale dei chimici, la Filcea, della quale nel ’77, diventa Segretario Generale.
A questa categoria e nel corso di quasi dieci anni da una forte e originale impronta nel governo dei processi delle ristrutturazioni industriali del settore, nella contrattazione e nelle relazioni sindacali con i grandi gruppi presenti nella categoria. Nella segreteria di Vigevani fa esperienza in quegli anni un giovane Sergio Cofferati.
Nell’’82 viene eletto nella Segreteria Nazionale della Cgil, dove ricopre nel corso di circa dieci anni diverse responsabilità; in particolare, con Sergio Garavini, della politica industriale della Confederazione, si occupa del Mezzogiorno e di energia, segue come responsabile la politica fiscale. Ma Fausto è interessato anche al Welfare: la previdenza, la salute, la scuola, la ricerca sono tutti temi ai quali darà personali e innovativi contributi. In quegli anni i Segretari Generali della Cgil sono Luciano Lama, Antonio Pizzicato e Bruno Trentin. E’ quest’ultimo che propone nel ’91 Vigevani alla direzione dei metalmeccanici, la Fiom. Vigevani è nella storia di questa categoria, la più importante della Cgil, l’unico non comunista, insieme a Bruno Buozzi, ad averla diretta. Nel Sindacato le caratteristiche fondamentali di Vigevani, alle quali rimarrà fedele sempre, sono la ricerca dell’Unità e la intransigente difesa della sua autonomia.
L’unità del sindacato, in particolare, vista come la condizione migliore per conseguire risultati per i lavoratori e per i soggetti più deboli. A questo proposito l’ultimo documento firmato da Fausto riguarda un appello, propostogli da Pierre Carniti verso la fine del 2002, rivolto ai segretari di Cgil, Cisl, Uil affinché recuperassero un cammino comune. E ancora il lavoro, la sua centralità e la ricerca per coniugare la libertà e l’uguaglianza delle persone.
Nella politica la concezione di Vigevani che si è formato alla scuola di grande personalità di cultura riformista, quando questo termine aveva ancora un senso, pensiamo a Fernando Santi e a Luciano Lama, è di collegare il processo delle riforme ai valori, facendo leva e contando sulla partecipazione diretta e responsabile dei cittadini. Insieme a questo un grande rigore in tema di moralità pubblica. A quest’ultimo proposito un elemento che è venuto alla luce e che non conoscevamo. Si stanno raccogliendo gli scritti di Fausto. Un’operazione non facile perché Vigevani aveva in comune con Riccardo
Lombardi anche quella spersonalizzazione che arrivava a trascurare lo scritto come documento da tramandare ai posteri. La passione preponderante era l’impegno politico sul campo, il guardare in avanti.
Era una persona interessata all’essere e non all’avere. Comunque in un suo intervento ad un convegno dell’84, ben otto anni prima di tangentopoli, denuncia in maniera esplicita la presenza di una questione morale nella politica, nei rapporti dei partiti con i soggetti economici e mette in guardia sulle conseguenze quello che in allora è il suo partito, il Partito Socialista. Come sappiamo, invano.
Dopo la fine del PSI Vigevani prosegue con impegno e coerenza nella medesima direzione. Nel ‘93 fonda Labour e con l’Associazione, tra i primi, opera per costruire l’unità della sinistra, lavorando alla costituzione anche nel nostro Paese di un grande Partito Socialista Europeo, superando, in questo campo, una permanente anomalia italiana. Una strada e un progetto nel quale Vigevani si è molto speso e che, nella seconda metà degli anni ’90 incontrerà parziali risultati ma anche – come l’attuale stato delle cose nella sinistra dimostra – prevalenti delusioni. Anche se queste non lo hanno mai indotto a ripensamenti né convinto ad accettare compromessi. Dopo una vita trascorsa nel sindacato e nella Cgil, Vigevani viene eletto al Senato nel 1994 tra i Progressisti, rieletto nel ’96 nell’Ulivo, e diventa Sottosegretario alle finanze del Governo Prodi e nel primo Governo D’Alema.
Terminata la Legislatura, nel 2001 – dopo solo sette anni di attività parlamentare – decide di non ricandidarsi, per tornare allo studio e alla ricerca. In questa scelta, inusuale per un politico, c’è anche qualche dissapore con la politica e con il partito dei DS, ma prevale la voglia di tornare ad avere “più tempo libero per studiare”. La fase sociale ed economica, i risvolti internazionali, le conseguenze della mondializzazione, i temi dell’innovazione e delle disuguaglianze lo interessano moltissimo. Inizia così a 61 anni questa nuova fase di studio e di ricerca. Una fase che, purtroppo, si interrompe a causa del male che lo aggredisce.
Vigevani ha rappresentato ed è stato, prima di tutto, una persona la cui onestà e coerenza intellettuale, riconosciuta anche dagli avversari, ha saputo accompagnarsi ad un impegno, sindacale prima e politico poi, rigoroso, fatto di passione civile e sapendo pagare di persona per le proprie convinzioni.

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