di Redazione |
All’inizio non ci credeva quasi nessuno. Un sabato di luglio dei 1889 i delegati di tutti i partiti socialisti del mondo erano riuniti a congresso a Parigi. L’ultimo giorno a qualcuno venne l’idea di organizzare, per l’anno dopo, una grande manifestazione internazionale a favore della diminuzione delle ore lavorative e della riforma delle leggi sul lavoro: una festa a ricordo delle vittime della durissima repressione seguita ll’esplosione di una bomba durante il comizio sindacale svoltosi i primi di maggio di tre anni prima allo Haymarket Square di Chicago.
La delibera occupò appena poche righe nella pila degli scartafacci che raccoglieva gli atti congressuali. Nacque ufficialmente la Festa del Lavoro, ma era già ufficiosamente nata con l’imponente corteo di operai e artigiani del Primo Maggio del 1886 organizzato dai sindacati sempre a Chicago.
La decisione di Parigi dette avvio alla più grande festa laica di tutto il pianeta, che si perpetua puntuale in ogni Calendimaggio. All’epoca alcuni la chiamarono la festa delle tre “otto”: otto ore di lavoro, otto ore di sonno e otto ore di svago. La festa dei diritti umani e dei valori civili; una ritualità collettiva tesa alla fraternità, ma in nome della solidarietà e della serena convivenza tra gli individui.
Il potere non ha mai gradito questi incontri festosi. In Italia lo raccontano le dure repressioni poliziesche del regime fascista e dei primi anni della Repubblica. La strage di Portella delle Ginestre (Primo Maggio del 1947) è una ferita che non si è ancora rimarginata.
Un giorno si potrà dire se alla fine hanno vinto loro, gli aguzzini e gli sfruttatori che allora pagavano poliziotti e mafiosi per sparare contro chi manifestava in favore della libertà. Prima di andare sulla forca Spies Schnsubelt, uno dei condannati a morte di Chicago, disse: “Verrà un giorno in cui il nostro silenzio sarà più potente delle voci che voi oggi strozzate!”. Poi tacque per sempre. Il Primo Maggio ha le sue radici in quel silenzio.

E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
