I socialisti nella Resistenza e per la Repubblica

di Rino Giuliani |

La Resistenza fu ribellione contro la barbarie in Italia, ma, è bene ricordarlo, anche in Europa e nel mondo. Lungo è l’elenco dei socialisti nella Resistenza: la maggior parte dei leaders socialisti, Filippo Turati, maestro di Sandro Pertini, durante tutte le fasi della sua battaglia politica, nella cospirazione antifascista e nella lotta partigiana, Paolo Treves, Emanuele Modigliani, Giuseppe Saragat, Bruno Buozzi, Pietro Nenni.
Dirigenti del movimento socialista italiano che dovettero andare in esilio, mentre altri venivano arrestati e inviati al confino o al tribunale speciale.
Tanti i socialisti che parteciparono attivamente alla lotta. e tennero degnamente alto il nome del socialismo, sia nei luoghi di detenzione, sia all’estero, e sia in clandestinità. Impossibile ricordarli tutti. Gli storici ne hanno scritto esaustivamente.

Li ricordiamo tutti nella ricorrenza del 25 Aprile.

Giuseppe Manfrini partigiano e dirigente PSI a Roma negli anni ‘70 nelle carte lasciate alla Fondazione Nenni e alla fondazione Nevol Querci di molti ne ha fatto ritratti semplici brevi ma nitidi che nelle sezioni venivano molto richiesti e letti dai più giovani.
Nel corso della lotta partigiana ricordiamo in specie: Fernando Santi, Giuliano Vassalli, Domenico Grisolia, Oreste Lizzadri, Rodolfo Morandi, Giuseppe Gracceva, Mario Zagari, Lina Merlin, Matilde Bassani, Giuliana Benzoni, Argentina Altobelli dirigente dei braccianti CGIL, Giacomo Mancini, Angelo Lombardi “Comandante Lampo”, Matteo e Giancarlo, figli del martire Giacomo Matteotti, Lelio Basso, Alberto Jacometti, Aldo Aniasi e tanti altri, donne e uomini socialisti.

Non dobbiamo neanche dimenticare che nell’esilio di Ventotene, il socialista, Eugenio Colorni, (morto a Roma a causa di un agguato della banda Koch mentre andava ad una riunione clandestina) con Altiero Spinelli, e Ernesto Rossi discusse e scrisse il “Manifesto” col quale si poneva il tema della realizzazione federalistica degli Stati Uniti d’Europa.
Nel dramma dell’Italia fascista destinata a crollare con la guerra che con i nazisti aveva contribuito a promuovere, tutte le forze politiche democratiche si preparavano per il futuro della patria.
Sul futuro dell’Italia tra i partiti della sinistra nella nuova Italia, il confronto delle idee per molte cose evidenziava anche strategie diverse che discendevano da diverse impostazioni politiche.

Già allora per i socialisti, e per l’insieme della sinistra, il tema del cambiamento del sistema attraverso le riforme di struttura era una questione nodale della loro politica nel dopoguerra, una impostazione che correttamente riprendeva l’elaborazione del socialismo europeo degli anni trenta. Uno dei capisaldi della proposta soprattutto di Morandi, ma anche di Nenni ed anche di Saragat.
Come si vedrà quell’obiettivo è restato un capisaldo della linea politica che Lombardi riprese con forza nel dibattito interno e che dopo il ’64 fu componente essenziale, importante dei socialisti nella definizione dei programmi di governo del primo centrosinistra.
Un altro tema importante riguardava il tema delle alleanze, di come allargare lo schieramento sociale progressista andando oltre, allargando quell’unità tra operai delle fabbriche e masse contadine sulla quale era concentrata la rappresentanza politica del PCI.

Certamente un nodo condizionante per la definizione degli obiettivi e delle alleanze secondo i socialisti e, in ultima analisi, della loro stessa fisionomia di partito democratico e di classe.
L’allargamento ai ceti medi non potè contare sull’alleato naturale di questa strategia, il Partito d’azione avviato poi ad esaurire la sua funzione politica.
Lo stesso insediamento diseguale dei socialisti al sud rispetto al nord, il contrarsi del consenso rispetto alla fase iniziale dopo la Liberazione ha molto pesato nel mancato allargamento delle alleanze oltre la triade di classe che prefigurata molto prima da Marx, già nel dopoguerra lasciava fuori da una rappresentanza politica della sinistra fasce estese di lavoratori.
L’affermarsi della DC, anche conseguenza di questo mancato allargamento, ferma a lungo quella prospettiva, pur individuata dai socialisti come essenziale.

Libertà e giustizia sociale è il binomio intrinseco al “nesso inscindibile tra lotta di resistenza al nazifascismo, come straordinaria mobilitazione politica a larga partecipazione popolare, e nascita di un regime democratico incentrato sui partiti di massa”.
Non ha caso il Presidente Pertini lo citerà spessissimo come binomio inscindibile.

Il contributo del partito socialista alla “ridefinizione dell’identità nazionale e dei fondamenti politici delle istituzioni” emerge in tutta la sua ampiezza e in tutta la sua specificità che riguardava già allora anche temi cardine come la riforma pensionistica e la tutela della salute che troveranno compimento con i governi degli anni ’70.