Riccardo Lombardi: Riformismo Rivoluzionario e Neutralismo attivo

di Peppe Giudice |

Oltre a definire in modo organico la politica delle riforme di struttura, legando gradualità e radicalità quale base per una transizione democratica al socialismo, Lombardi fu sempre sostenitore di un “neutralismo attivo”. Una visione politica che basandosi su una base autenticamente internazionalista, vedeva nei blocchi contrapposti un ostacolo per un vero internazionalismo fondato sulla emancipazione delle classi lavoratrici.

Si oppose quindi alla cosiddetta teoria del “campismo” di radice staliniana, che divideva il mondo in “campi” contrapposti. Da un lato il campo anti-imperialista guidato dall’Urss (in realtà una copertura ideologica alla politica di potenza sovietica) in cui c’erano anche regimi reazionari ed antioperai. In opposizione all’imperialismo americano ed occidentale in genere.

Paradossalmente una teoria fatta propria dagli USA che si definiva leader del “mondo libero” contro il totalitarismo. Ma che, al tempo stesso, sosteneva le più spietate e sanguinarie dittature fasciste e reazionarie. Ma la teoria “campista” fu fatta propria nel Psi (per qualche periodo) con Nenni e Morandi. E fu contestata proprio da Riccardo Lombardi (che con Fernando Santi e Vittorio Foa contestò il Fronte popolare – pur rivendicando l’alleanza con il PCI- ma da posizioni autonomei) nella famosa (per gli addetti ai lavori) polemica con Morandi del 1949.

Nenni, dopo il 1956 abbandonò questa posizione, probabilmente la avrebbe abbandonata anche Morandi (che però morì l’anno prima). E comunque il 1956 da pienamente ragione a Lombardi e la sua ferma opposizione allo stato-guida ed al partito guida. Del resto la morte di Stalin fece scoppiare rivolte operaie nella DDR (Berlino est, Lipsia e Dresda), poi in Polonia (Poznan) e quindi Budapest. Rivolte represse nel sangue dall’esercito sovietico.

Ma per Lombardi la contestazione del blocco orientale non comportava affatto l’accettazione dell’Alleanza atlantica quale strumento di dominio degli Usa sull’Europa. Sostenne che l’Occidente non era un blocco omogeneo, che l’atlantismo era incompatibile con l’europeismo. Olof Palme era per certi versi vicino a Lombardi, ritagliando per la Svezia uno spazio di autonomia tra i blocchi. Ora, da parte di alcuni settori molto minoritari della sinistra si ripropone una sorte di neo-campismo in cui non c’è più la contrapposizione tra USA e Urss, ma uno scontro molto ideologizzato tra Occidente e Oriente. Ignorando che nè l’Occidente, nè l’Oriente sono realtà omogenee tra loro. E’ una visione semplicista e riduzionista.

Prendiamo i Brics. E’ evidente che tra Lula e putin vi sono differenze abissali. il primo esponente di una sinistra democratica che ha un rapporto privilegiato con Sanchez, il secondo un despotaa libericida neozarista e panslavista. E si potrebbero fare altri esempi. Ovviamente non possiamo che rivendicare la piena autoderminazione dei popoli, condannare con durezza ogni violazione del diritto internazionale, il capitalismo di rapina di Trump, il regime genocida israeliano. Ed anche l’afasia dell’Europa (tranne la nobile eccezione di sanchez) su Israele. La guerra contro l’Iraq è criminale: l’azione piratesca contro il Venezuela (anche se Maduro non mi piace) si fonda sulla rapina delle risorse naturali.

Come condanno l’invasione russa dell’Ucraina, anche se ho scarsa stima di Zelenzky che è un oligarca. Non si tratta di difendere Zelensky, ma i popolo ucraino. Credo che una seria meditazione su questi temi vada fatta.

C’è il problema Cina. Pur essendo un rgime autocratico, c’è stata una gestione intelligente dell’economia, sia sul fronte della transizione ecologica dell’economia, sia nel campo dell’intelligenza artificiale. Sarebbe stupido se l’Europa rinunciasse ad un serio rapporto commerciale con il gigante asiatico; Sanchez è andato contro corrente.

La rellazione con la Cina permetterebbe all’Europa di divincolarsi sia da Trump che da Putin. E comunque c’è un filo rosso che lega il riformismo rivoluzionario di Lombardi con Olof Palme e Bernie Sanders; La messa in discussionedegli assetti di potere nella società e nell’economia capitalista a favore dei lavoratori. Dalle lombardiane riforme di struttura, alla socializzazione democratica dell’economia connessa alla democrazia industriale (il piano Meidner. Che Sanders ha riproposto, facendo del controllo democratico dei lavoratori un asse portante del suo socialismo democratico.