di Daniele De Piero |
Vittima del fascismo “… Milano, 15 aprile 1919. A poche settimane dalla loro fondazione i Fasci di combattimento, assieme a gruppi armati di nazionalisti, militari e interventisti, mostrano la loro vocazione reazionaria, antiproletaria e sessista, sparando su un corteo di anarchici e “spartachisti”. Uccidono la giovane operaia Teresa Galli e altri due lavoratori e, successivamente, devastano la redazione del quotidiano socialista “Avanti!”. E’ il debutto dello squadrismo “tricolorato” e l’inizio della “controrivoluzione preventiva”, finanziata dal padronato e protetta dall’apparato statale.”
Teresa Galli, assassinata dai fascisti il 15 aprile 1919, con un colpo di rivoltella che gli attraversa la nuca, é considerata la prima vittime della violenza squadrista (lo stesso Mussolini definì i fatti che portarono all’omicidio della compagna come “il primo episodio della guerra civile”). Teresa era una giovanissima compagna di diciannove anni residente alla Bovisa. Lavorava come operaia cucitrice. Gli anarchici la ricordano come operaia sovversiva, altri come militante della sinistra socialista, è sicuro però, che dopo il funerale civile, i socialisti della Bovisa l’accompagnarono al Musocco (dove è seppellita) con un corteo che recava le bandiere rosse del Psi.
Colpendo Teresa (una donna, un’operaia) i fascisti, ergendosi a cani da guardia del padrone, rivelano -oggi come ieri- la loro intima natura reazionaria, antioperaia e sessista.
Nello specifico i fatti sono i seguenti: due giorni prima il 13 aprile 1919, durante una manifestazione socialista, la polizia regia uccide un dimostrante in via Corsieri. Il 15 aprile, i socialisti e la Camera del Lavoro proclamano uno sciopero generale tenendo un nuovo, imponente, comizio all’Arena per protestare contro la repressione poliziesca. I comizi sono tenuti da Repossi e Treves. I convenuti -secondo molte testimonianze riportate dalla stampa dell’epoca- inneggiano alla Russia dei Soviet, chiedendo ai dirigenti politici e sindacali del partito socialista una risposta energica ai soprusi perpetrati da una polizia asservita ai pescecani della finanza.
Così, Gaetano Salvemini ricostruisce i fatti di quella giornata: “Dopo che il comizio socialista si era sciolto, una parte della folla che ostentava bandiere rosse e nere e ritratti di Lenin e dell’anarchico Malatesta, si mise in marcia verso il centro della città. È chiaro che gli spartachisti e gli anarchici si erano messi d’accordo per organizzare una dimostrazione senza il concorso dei socialisti di destra e dei massimalisti”
Così prosegue lo storico Marco Rossi :”Prima che il corteo, non-autorizzato e “incordonato” per quattro, raggiungesse Piazza Duomo venne attaccato tra via Mercanti e via Dante.
Gli aggressori erano circa 3-400 tra arditi-futuristi (una quarantina), ufficiali studenti del Politecnico oltre ad aderenti alle varie associazioni tricolori; dopo essersi riuniti presso la redazione de «Il Popolo d’Italia» in via Paolo da Cannobio armandosi di mazze ferrate, pugnali, pistole e bombe a mano, sotto la guida di Vecchi e Marinetti affluirono verso il centro cercando lo scontro, non impedito dai carabinieri e dai militari in servizio d’ordine pubblico. In questo frangente, oltre a vari feriti, rimase uccisa la diciannovenne Teresa Galli.
Alle 17,30 circa dal teatro degli incidenti il gruppo in cui dominava il grigioverde anche se ingrossato da borghesi esaltati, con a capo Vecchi e altri ex-ufficiali si diresse alla sede del quotidiano socialista in via San Damiano assaltandola. Dalle finestre della redazione si rispose con rivoltellate; ma la difesa durò poco e, penetrati nella sede del giornale, gli attaccanti distrussero e incendiarono tutto. Alla fine della drammatica giornata il bilancio fu di quattro morti (la giovane operaia, un soldato di guardia e due socialisti, Pietro Bagni e Giuseppe Lucioni) e di trentanove feriti”.

E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
