La Repubblica Romana del 1849: uno Stato che vive nella nostra costituzione

di Christian Vannozzi |

9 Febbraio – 4 Luglio 1849, neanche 6 mesi di vita per una Repubblica che rimarrà nella storia d’Italia assopita fino al 1946, quando l’assemblea costituente della neonata repubblica italiana rispolverarono quanto i patrioti ottocenteschi erano riusciti a scrivere sotto le cannonate della Francia di Luigi Napoleone.

Dopo un 1848 che aveva visto la Primavera dei Popoli, le varie potenze europee erano tutte ritornate all’ordine, la Francia con il conservatore Luigi Napoleone, la Lombardia con la sconfitta del Regno di Sardegna a Custoza e Novara, e l’Austria con il pugno fermo del nuovo Kaiser Francesco Giuseppe.

In questo clima controrivoluzionario però Roma insorge, chiedendo ad alta voce la Democrazia e la Repubblica, costringendo il Papa Re a fuggire a Gaeta e creando, anche se per poco più di 5 mesi, una forma di Stato che rimarrà nella storia degli italiani e soprattutto dei romani.

Quei romani che non alzavano la testa dai tempi dell’Antica Roma, e che avevano avuto un sussulto di amor proprio solamente durante il consolato di Cola di Rienzo, decisero nel febbraio del 1849 di rialzare la testa e di combattere per qualcosa di più grande che non fosse solo il proprio tornaconto.

Patrioti come Mazzini, genovese, Saffi, romagnolo, Mameli, genovese, Garibaldi, Piemontese e tanti altri patrioti, si unirono ai nostri Carlo Armellini e Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio, ovvero il grassottello, per far risorgere Roma e l’orgoglio del sentirsi romani, contro le tirannie e i regimi dispostici.

Sotto i cannoni francesi, che distrussero gran parte di Roma, gli eroi del risorgimento romano combatterono con tutte le proprie forze contro il ripristino del Papato, chiesto ad alta voce dal presidente francese Luigi Napoleone, e alcuni, come il giovane Mameli, scrittore de l’Inno degli Italiani, non fecero più ritorno a casa. Ciò nonostante raggiunsero l’immortalità con la stesura della Costituzione che sorgerà a ricordo di una epopea breve e fugace, che vedrà la sua fine il 4 Luglio, giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti e morte della Repubblica Romana.

Tale costituzione dormì nei decenni bui dei governi autoritari voluti dai sovrani sabaudi d’Italia e sotto il ventennio fascista, ma tornò alla luce quando, caduto il fascismo e liberata l’Italia, nel 1946 i padri costituenti della neonata repubblica ripresero il testo di quasi 100 anni prima e ne riportarono gli ideali di laicità, uguaglianza e solidarietà che vi erano presenti, stabilendo che il potere è del popolo, dei cittadini e non di sovrani o duci. Ancora non si parlava di voto alle donne, ma parlando di diritti dei cittadini, la nuova costituzione avrebbe da li a poco essere attuata alla lettera senza distinzione di sesso.

Rendiamo quindi il giusto onore alla commemorazione di una Repubblica che ci avrebbe resi liberi 100 anni prima e ci avrebbe preservati dall’oscurità della dittatura fascista. Commemoriamo il nostro 4 Luglio!