De-craxizzare il socialismo italiano, De-ulivizzare la sinistra

di Peppe Giudice |

Le due cose sono interconnesse. La identificazione stretta tra socialismo italiano e craxismo, ha favorito la marginalizzazione del socialismo nel dibattito pubblico. Una operazione che è stata condotta, in strana sinergia, tra coloro che hanno sempre avversato i socialisti (nei vari schieramenti), e qualche cespuglietto post-craxiano, continuamente dedito all’accattonaggio politico.

Abbiamo più volte sottolineato che Craxi non riassume affatto la storia socialista, e tanto meno la sua famiglia.

Ma oggi occorre fare una operazione più radicale. Una netta soluzione di continuità con l’epoca craxiana. E ciò è nell’interesse di tutta la sinistra che comunque porta con se il peso dell’ulivismo e di una mancata critica profonda a quell’esperienza. Dell’ulivismo come fattore di distruzione definitiva della sinistra ho già abbondantemente parlato altrove; della sua piena subalternità alle dinamiche neoliberali, in economia, e della distruzione identitaria della sinistra.

Tant’è ancora oggi, si parla di Prodi quale padre nobile della Sinistra! A tale liquidazione hanno contribuito sia la costruzione di un soggetto artificiale come il PD, sia la deriva movimentista ed inconcludente sul piano progettuale di Rifondazione. Quindi il socialismo è stato assente dal discorso pubblico. Oggi ci troviamo di fronte alla necessità di costruire una alternativa di governo a questa destra, in cui stanno emergendo tutte le sue fragilità, di cui il risultato del referendum è stato il detonatore.

Resta sempre pericolosa politicamente, ma oggi le possibilità di scalzarla sono più realistiche. Ma l’obbiettivo di sconfiggere elettoralmente la destra, è necessario, ma non sufficiente. Se ritornerà, riveduta e corretta, una ipotesi ulivista, c’è il rischio di un ritorno della destra. Del resto tutto il frastuono sulle primarie o meno, è segno di immaturità. Su questo ha ragione AVS: non ha senso la ricerca di un leader, se non si ha un programma.

Ma un programma richiede una cultura politica che non c’è. Il socialismo come critica democratica al capitalismo, ed ai suoi corollari. Senza un serio progetto di società fondato su valori alternativi a quelli capitalistici, ed in particolare a quello attuale, la sinistra non ha futuro. L’esempio spagnolo è chiaro: lì non ha governato non un indistinta, ma una coalizione di sinistra plurale, socialisti più forze alla sua sinistra. E con ottimi risultati. Si dirà: ma Sanchez non è Corbyn; può essere, ma intanto è l’unica esperienza di sinistra che sta governando, ponendosi in alternativa alle politiche neoliberali. E sul piano internazionale ha espresso un chiaro indirizzo antimperialista, sia di matrice USA che Israeliana. Un discorso sul socialismo è ineludibile.