di Peppe Giudice |
Con quasi 8 punti di distacco tra il NO ed il SI, si confiugura, in modo non eludibile una seria sconfitta politica per questo governo di estrema destra. Una sconfitta pesante perchè il referendum sulla giustizia, nulla aveva a che vedere con il tema del garantismo, della difesa dei diritti dell’imputato, dell’efficienza delle procedure giudiziarie: nulla di tutto questo. L’obbiettivo era un attacco diretto alla nostra Costituzione democratica ed Antifascista. E questo era solo uno dei tasselli. Gli altri sono l’autonomia differenziata, il decreto sicurezza e il più fascista di tutti: il premierato, ques’ultimo Giuliano Vassalli indicò come l’anticamera del fascismo.
Come socialisti per il NO, ci siamo sempre concentrati su questi aspetti (come del resto sottolineati da Formica) anche per smascherare posizioni politicamente ambigue. E che la partita fosse tutta politica lo ha dimostrato la Presidente del Consiglio, che è dovuta scendere in campo e metterci la faccia perchè sentiva puzza di bruciato. Alla fine l’evento referendario non poteva che trasformarsi in un giudizio sul governo.
Ebbene la maggioranza dei cittadini ha espresso un netto parere negativo:
– sulla crisi sociale che il governo cerca di occultare;
– sull’occupazione di spazi di potere da parte di perrsonale altamente dequalificato
– su una politica estera servile nei confronti dei criminali Trump e Netanyau
– su una una politica antisindacale e che taglia il welfare pubblico e favorisce la sanità privata
Il giudizio è stato netto ed è NO!
Ora si apre un nuovo capitolo: costruire l’alternativa di governo. Ed è un capitolo impegnativo. Francamente se dovessi scegliere un presidente del consiglio di una coalizione alternativa a quella della destra, le mie preferenze cadrebbero su Giuseppe Conte e non sulla Schlein. Pur conservando alcune riserve sul suo movimento , il presidente Conte ha le capacità, la forza e l’energia per farlo. La Schlein purtroppo una nullità politica.
Da socialista sono sempre stato favorevole ad una democrazia fondata sui partiti, capaci di contribuire a formare gli orientamenti politici nazionali. La Seconda Repubblica -come tante volte ho ripetuto- si è fondata sulla fine di partiti capaci di avere una visione e sono diventati dei puri agglomerati informi pienamente subalterni ai centri di potere economico. E il PD è la quintessenza di tale modalità di esistenza.
Insomma un partito non partito. Il PD dovrebbe sparire per il bene della sinistra e dell’intera democrazia italiana. E’ francamente ridicolo vedere quelli del PD paragonarsi al Psoe che è nato nel 1879 ed ha una salda memoria socialista. Qualche qualunquista di sinistra parla ancora di casta politica. Certo oggi c’è una “casticchia” per lo più composta di figure spesso arroganti e presuntuose. Ma certo i Berlinguer, i Craxi, gli Andreotti , per quanto diversi fossero non potevano definirsi casta, ma politici di grande spessore e visione.
Per non parlare dei socialisti francesi. Molto prima di Hollande. Abbiamo parlato della grandezza di Lionel Jospin, ma potremmo citare Mitterrand, Martnet, Rocard, Cevenement, un gruppo dirigente certamente superiore a quello della sinistra italiana. Solo Riccardo Lombardi era al loro livello, e da essi riconosciuto. Del resto Lombardi aveva più fortuna all’estero che in italia.
Alla sinistra italiana non serve certo il PD, e certo nemmeno gli antagonisti vellitari e porattori di un ribellismo senza costrutto. Serve una forza socialista che si muova sulla linea di Kautsky, Bauer, Hilferding, Lombardi. Che potrà anche essere incarnata dall’evoluzione di soggetti attuali.

