di Franco Astengo |
In un quadro generale dominato dai percoli di guerra globale, da un ritorno ai concetti di “scontro di civiltà” e di profonda crisi delle democrazie liberali ormai da più parti considerate al di sotto della “esigenza di governo” dei processi in atto sul piano militare, tecnologico e dell’interscambio economico mi permetto di gettare uno sguardo al “caso italiano” prendendo spunto da un importante articolo scritto da Antonio Floridia e pubblicato il 26 febbraio dal “Manifesto” sotto il titolo: “Schlein e le parti in commedia del partito democratico”.
Riporto soltanto una frase dal testo; frase che mi permetto di ritenere sufficientemente riassuntiva: “Privo di una effettiva identità politico – culturale di volta in volta il PD è apparso orientato dalla linea, che più o meno, era espressa dal suo segretario pro-tempore”.
Molto schematicamente esprimo allora alcuni punti sui quali andrebbe, a mio giudizio, aperta la riflessione nell’ambito dell’area politica che intende costruire una alternativa alla destra.
Con una premessa: l’annotazione di Floridia soprariportata è giusta ma deve essere ben contestualizzata, la debolezza nell’identità politico-culturale del PD deriva essenzialmente dalla scelta del segretario/a mutuata attraverso le cosiddette elezioni primarie (non dimenticando che i livelli di partecipazione alle varie occasioni è scivolata di pari passo alla crescita della disaffezione elettorale complessiva: di conseguenza le primarie non sono servite a recuperare un rapporto reale con la base sociale, almeno rispetto al fondamentale rapporto elettorale). Esito: un indebolimento del sistema politico nel quale si sta inserendo una destra sempre più aggressiva e legata alle peggiori istanze presenti nel quadro internazionale.
Comunque andando per ordine:
1) Serve una sinistra di governo con progetto, programma, leadership (non padronale) riconosciuta;
2) Al centro di questa sinistra è necessario un partito organizzato che traguardi almeno il 30% dei voti validi (considerata la “strutturalità” dell’astensione superiore al 40% l’obiettivo dovrebbe essere collocato tra i 9 e 10 milioni di voti). Va rimarcata l’indispensabilità della presenza nella coalizione di quello che un tempo si definiva “partito pivotale” dalle cui fila dovrebbero scaturire le candidature rivolte alla prospettiva di governo. Una concorrenzialità interna in questo senso sviluppata attraverso una competizione elettorale personalistica (primarie) non farebbe altro che lasciare sul terreno scorie che potrebbero generare disaffezioni che in questo frangente non dovrebbero essere consentite;
2) Questo “partito pivotale” intelligentemente egemone all’interno delle diversità di coalizione va costruito attraverso il concorso di diverse opzioni prima di tutto poste sul terreno di una comune visione di società e poi di una articolazione progettuale e indi programmatica che va espressa attraverso un confronto che attraversi l’intero potenziale corpo militante ed elettrici ed elettori;
3) L’iter per raggiungere questo risultato dovrebbe essere di tipo congressuale attraverso un dibattito basato su documenti anche diversi votati a tutti i livelli: sulla base dell’esito dovrebbe essere costruito il gruppo dirigente. Non bisogna aver paura delle correnti quando queste nascono sulla base di precise opzioni politiche e sarà sulla base una mediazione di alto profilo che potrà svilupparsi una identità adeguata alle contraddizioni dell’oggi;
4) Fra queste opzioni va ricercata una presenza di “modernità socialista” che si misuri con quelle necessità di “finitudine” che ci è già capitato spesso di richiamare quale frontiera possibile di un pensiero proiettato nel futuro rispetto alle sfide lanciate dalla nuova situazione internazionale, dai pericoli di guerra, dall’innovazione tecnologica che sta sviluppando elementi di inquietudine come nel caso dell’utilizzo dell’AI;
5) Una “modernità socialista” rivolta da subito alla ricerca di un nuovo internazionalismo al riguardo dei nuovi soggetti che, in Europa e nel Mondo, stanno muovendosi in questa direzione sia in una posizione di governo sia svolgendo un ruolo di opposizione: democrazia attorno al tema “politica come comando” che sta pericolosamente affermandosi (con particolare riferimento al referendum italiano del 22/23 marzo), pace, modello di sviluppo incentrato sul concetto-base di “limite”, finalizzazione del processo industriale, welfare, crescita culturale, questi i punti base sulla base dei quali operare concretamente in una quotidiana visione alternativa che deve significare capacità di governo ma anche elaborazione di modelli virtuosi nello stile di vita (su questo punto l’intreccio uguaglianza/libertà e nella partecipazione politica. Libertà che va considerata non soltanto sotto l’aspetto dei diritti individuali ma anche della libertà di organizzazione ed espressione politica che ha ancora e più che mai bisogno di essere costituzionalmente garantita e tutelata.

E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
