La Giustizia Sociale non si celebra. Si costruisce

di Fabio Cannizzaro |

Appare utile ragionare sul senso della giustizia sociale. Muoviamo da una prima constatazione legata al fatto che spesso ci si limita a celebrare il concetto e lo si fa quasi si trattasse di un traguardo acquisito e consolidato. Non è così. Basta osservare, infatti, la realtà con sguardo attento pe rendersene conto.
Per chi, poi, ha una visione socialista la giustizia non è un auspicio morale, ma più e meglio una condizione materiale da costruire e garantire giorno per giorno.

Non basta affidarsi alle leggi o alla benevolenza di chi detiene il potere. Occorre trasformare le strutture economiche che producono disparità. Il sistema basato sul profitto privato produce necessariamente squilibri.
La ricchezza si accumula sempre più smaccatamente nelle mani di chi possiede gli strumenti di produzione, non di chi li utilizza con il proprio lavoro. Questa dinamica estrae valore dai lavoratori e lo trasferisce ai proprietari, agli imprenditori.
Nasce qui la prima ingiustizia. La proprietà privata degli strumenti di lavoro concentra il potere economico e politico in pochi soggetti. Da ciò discende che nel sistema capitalistico la maggioranza resta esclusa dalle decisioni cruciali. Ogni aspetto dell’esistenza umana rischia di diventare merce e di essere monetarizzato.

La salute, l’istruzione e la casa non dovrebbero essere oggetti di scambio, ma diritti garantiti. Quando diventano prodotti, chi non ha denaro resta indietro.
Le classi sociali hanno interessi opposti. Chi comanda vuole mantenere i privilegi, chi lavora vuole vivere con dignità. Spesso il sistema usa le discriminazioni per indebolire la solidarietà tra i lavoratori.
Dati quali razza, genere o origine diventano armi per dividere coloro che dovrebbero essere uniti.
Una risposta socialista può e deve prevedere iniziative forti e credibili. Servono cambiamenti concreti.
Serve un reale controllo della collettività sui mezzi di produzione. Occorre un’economia che sia democraticamente e che sia in grado di soddisfare i bisogni reali e non miri solo a generare guadagni. Il lavoro deve essere liberato dallo sfruttamento solo così si potrà parlare concretamente di giustizia sociale.

Chi produce ha diritto al valore completo del proprio lavoro. I servizi essenziali vanno garantiti a tutti senza eccezioni. Non devono esistere privilegi da negoziare sulla salute o sull’istruzione.
La lotta contro le discriminazioni è parte integrante del processo di giustizia sociale. Nessuno deve essere trattato con meno dignità per le proprie caratteristiche personali. Se vogliamo una reale giustizia sociale dobbiamo assumere la coscienza che il potere deve spostarsi dalle classi dirigenti alla comunità. I lavoratori, le lavoratrici devono avere voce in capitolo nelle decisioni economiche e sociali.
Guardando all’oggi dobbiamo avere coscienza che le disuguaglianze persistono anche nelle democrazie formali. Dati quali la crisi ambientale e i conflitti spesso derivano da questa logica di sfruttamento globale.

Siamo, dunque, chiamati a un impegno costante e a sostenere i diritti e con questi le mobilitazioni per i diritti civili. Se vogliamo realmente realizzare la giustizia sociale dobbiamo promuovere un’alternativa chiara. La giustizia sociale non può essere un’eccezione. Deve diventare la regola del vivere comunitario.
Il benessere di ogni individuo deve essere la preoccupazione dell’organizzazione sociale. Solo così la dignità umana sarà rispettata.