di Peppe Giudice |
Ho già accennato alle ragioni di fondo che dovrebbero spingere i socialisti autentici a votare NO al referendum sulla giustizia. Non ho paura di dire che, innanzitutto, il nostro è un NO POLITICO a questo governo di estrema destra che unisce politiche antipopolari ed antioperaie ad un chiaro disegno di ristrutturazione autoritaria degli assetti politico-istituzionali.
Il voler porre di fatto al controllo dell’esecutivo la magistratura si unisce al progetto autoritario del premierato ed al fattore disgregante dell’unità nazionale con l’autonomia differenziata. Ed è connesso al cosiddetto “decreto sicurezza” che tende a reprimere il dissenso e colpire il conflitto sociale organizzato. Anche perchè questa destra sente avvertire seri scricchiolii (a dispetto di certi sondaggi).
La crisi sociale colpisce la carne viva del paese e soprattutto dei lavoratori e dei ceti disagiati. Per questa ragione si rafforza il disegno autoritario a cui occorre rispondere sia con un NO deciso nel Referendum, che con una vasta mobilitazione di massa. Sul piano dei contenuti, il progetto di separazione delle carriere, così come è concepito, non rende affatto più efficiente la giustizia, non garantisce il giusto processo, non accresce affatto la tutela dell’indagato. Come hanno sottolineato molti giuristi. Anzi trasformano il PM in una sorta di super-poliziotto che non tiene in alcun conto le ragioni dell’indagato. Nulla a che vedere con la riforma Vassalli del Codice di procedura, con il processo accusatorio che presuppone la terzietà del giudice che può benissimo essere garantita da una chiara e netta separazione delle funzioni, senza creare due CSM distinti.
Che l’obbiettivo sia quello di eliminare la indipendenza della magistratura e ledere lo stato di diritto, lo dicono gli stessi esponenti della maggioranza, quando attaccano la Corte dei Conti per i rilievi sull’inutile e dannosa opera di regime del Ponte sullo Stretto, quando dicono che è colpa dei giudici se è fallita la porcheria dei centri in Albania. Quando addirittura vorrebbero imporre ai giudici i capi di imputazioni.
Noi socialisti siamo sempre stati garantisti nel nostro DNA. Lo erano Nenni, Lombardi, De Martino, Mancini. Abbiamo evidenziato che l’operazione Mani Pulite non era affatto diretta a combattere la corruzione, ma a colpire la nostra democrazia republicana fondata sui partiti. Una operazione oggettivamente coordinata con i grossi centri di potere economico e finanziario interni ed internazionali, il cui fine era quello di smantellare il sistema di economia mista del periodo repubblicano, indebolire la forza dei sindacati al fine di una ristrutturazione di tipo neoliberista degli assetti economici e sociali.
Non è un caso che tra le forze giustizialiste e manettare svettavano Alleanza Nazionale e la Lega. Un attacco al sistema dei partiti fondato anche su un uso violento ed abusivo della carcerazione preventiva per estorcere confessioni (degno di un Orban) . Ed è stata una catastrofe per tutta la sinistra che i post-comunisti (il PCI, invece era un partito garantista) si siano accodati a questa campagna anti-politica che ha permesso loro di essere parte integrante (tramite l’Ulivo) del modello neoliberista sia pure con coloriture rosè. Distruggendo la sinistra.
Ma, al tempo stesso, non si possono assolutamente condividere tendenze strumentalmente revansciste prese da chi si appropria indebitamente del nome socialista, che si allineano alle posizioni della destra e della cosiddetta “corrente riformista” del PD che è quanto di peggio possa esistere.
Costoro si sono sempre distinti, ostentando una gloriosa sigla e simbolo, per avere praticato l’accattonaggio politico, nelle forme più deteriori. Concludo dicendo che la tradizione socialista non si riassume assolutamente nel craxismo o peggio ancora nella famiglia Craxi.
Craxi era ben altra cosa rispetto ai craxoidi di oggi. Su cui occorre esprimere un giudizio articolato e problematico, ma resta una grande figura politica soprattutto se confrontato con la miseria di oggi. Certamente occorre recuperare la cultura socialista la sua progettualità, ma al di fuori di tendenze distruttivamente autoreferenziali, bensì come contributo essenziale alla ricostruzione della sinistra in Italia.
Finisco con una una battuta: bisogna votate NO anche perchè Paolo Mieli, Velardi, la Picierno, Maraio e Di Pietro (oltre a tutta la destra votano Si.

