di Fabio Cannizzaro |
Amici e amiche dei Nebrodi, compagni e compagne,
qui, dalla nostra terra, dove le sfide quotidiane ci insegnano il valore profondo della giustizia e il peso delle leggi che la governano, sentiamo forte il dovere di alzarci e dire la nostra. Il motivo è semplice, e scuote le fondamenta stesse di ciò che siamo: la riforma costituzionale che ci viene proposta rischia di fare più danni che bene, di allontanarci da una giustizia vera e di indebolire un pilastro fondamentale della nostra democrazia.
Il Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione”, dal cuore pulsante dei Nebrodi messinesi, si unisce con convinzione a questa mobilitazione delle coscienze. Perché la giustizia, quella che tocca le vite di tutti noi, non può essere argomento da liquidare con un colpo di spugna o, peggio, con una riforma che rischia di indebolirla anziché rafforzarla. Ci sono questioni che scuotono il nostro senso di equità, e questa riforma, diciamolo senza giri di parole, è una di queste. Non è che non si vogliano affrontare i problemi della giustizia, anzi.
Ma questa proposta, con la sua enfasi quasi ossessiva sulla “separazione delle carriere”, ci appare come una mossa che distoglie l’attenzione da ciò che conta davvero. Una “non questione”, diciamocelo, quando le nostre città e le nostre vite sono afflitte da decenni da problemi ben più tangibili. Pensiamoci un attimo: la separazione delle carriere, quella che già oggi, con mille paletti e limitazioni, riguarda una fetta minuscola di magistrati, dovrebbe essere il perno di una riforma costituzionale?
Ci sembra più un modo per smantellare, piano piano, l’idea stessa di una magistratura unita, di un corpo che condivide un percorso, una formazione, una visione di cosa significhi rendere giustizia. E questo, diciamocelo chiaramente, ci preoccupa. Ci preoccupa perché il rischio è quello di creare un sistema dove il PM, separato e forse più esposto a pressioni esterne, si trasformi in un mero esecutore di accuse, dimenticando quella ricerca della verità che dovrebbe essere il suo faro, una ricerca che include anche la tutela dell’indagato.
Non è questo il nostro ideale di giustizia, e credo che molti di voi la pensino come noi.
E poi c’è questo meccanismo del sorteggio per gli organi di autogoverno, il CSM, l’Alta Corte… un’idea che ci lascia perplessi, francamente. Affidare il governo della giustizia al caso? Sembra un modo per diluire la responsabilità, per rendere chi ricopre ruoli così cruciali più isolato, più vulnerabile. Senza un legame solido di responsabilità, senza un sostegno che nasce da scelte ponderate, non si rischia di aprire la porta a condizionamenti che minano l’indipendenza stessa della magistratura?
E non è questo, in fondo, un terreno fertile per un peso eccessivo della politica, che con un sorteggio “pilotato” dei suoi rappresentanti potrebbe davvero avere la meglio?
Noi pensiamo che la democrazia si nutra di scelte consapevoli, di merito, di competenza, non di una casualità mascherata da trasparenza.
Qui, dai Nebrodi, dove sappiamo cosa significa lottare per una causa giusta, non possiamo accettare che la Costituzione venga riscritta in modo così superficiale.
Ci sono cose concrete da fare, problemi reali da affrontare: la carenza di magistrati, di personale amministrativo, le infrastrutture, la lentezza dei processi, una normativa che spesso ci mette in difficoltà più che aiutarci.
Queste sono le battaglie che ci competono, quelle che toccano la vita di tutti i giorni dei nostri cittadini, specialmente dei più deboli, ai quali dobbiamo garantire un’uguaglianza sostanziale, non solo a parole.
Per questo, il Circolo Socialista Nebroideo Indipendente “Italo Carcione” si schiera per il NO. È un NO che nasce dalla riflessione, dalla consapevolezza che la giustizia è un bene troppo prezioso per essere affidato a riforme che, a nostro avviso, la indeboliscono anziché rafforzarla.
È un invito a tutti voi, a ciascuno di noi, a mobilitare le nostre coscienze, a far sentire la nostra voce votando NO al Referendum che si terrà il 22 e 23 marzo prossimi.
Perché la giustizia, quella vera, quella che si fonde con il rispetto della Costituzione e con l’uguaglianza di tutti è un diritto che non possiamo permetterci di perdere. Uniamoci, dunque, per un futuro di giustizia.
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