
di Gianvito Mastroleo |
Caro Franco,
Sto abbastanza bene, “gli anni passano senza chiedere permesso a nessuno” ascoltai tanti tanti anni fa da Pietro Nenni in un’apertura di un comitato centrale del 1979 (l’ultimo al quale lui partecipò): ormai sono a metà del mio 91º anno e posso dire con tranquillità che “me la cavo”.
Dire “bene” è una parola “grossa” e me ne guardo bene. Naturalmente avevo letto il comunicato della costituzione del Comitato per il NO che mi hai inviato anche perché di quel comitato fa parte, e ne diffonde le comunicazioni, il mio conterraneo Lorè; non avevo letto che presidente fosse un giovane Socialista di soli 23 anni: il che, naturalmente, mi riempie di piacere. Io aderisco al NO e per ragioni essenzialmente politiche e costituzionali: ormai la questione di questo referendum non è più tecnica, ma è diventata tutta e solo politica. Ed io, per ragioni politiche, ho superato perplessità di carattere tecnico e aderisco al NO.
Rilevo con grandissimo disappunto che i socialisti, com’è nella loro peggiore tradizione, riescono sempre a dividersi e a dare il peggio di se stessi: leggo sulla rete, e attraverso i post dei “leoni da tastiera”, insulti ed improperi reciproci che francamente mi fanno molto male: sono convinto che a questo referendum bisogna votare NO; mi dispiace che il PSI, del quale conservo la tessera (e la conservo ormai ininterrottamente da circa 65 – 66 anni!), abbia preso una posizione piuttosto rigida in favore del Si: lo capisco, ma non non lo giustifico.
Ci sono sentimenti di rivalsa, di vendetta, rancori sepolti ai quali il referendum offre l’occasione di riemergere, ma non dando alcun contributo (anzi!!!) al recupero della causa del socialismo italiano.
Ecco questa la mia posizione: puoi darne atto formalmente nel Comitato o non darne: per me praticamente è la stessa cosa, non mi straccio le vesti se non ne darai conto, naturalmente; insomma fai come meglio credi.
So che i compagni socialisti baresi potrebbero fare una riunione fra non molto: io sosterrò con fermezza e libertà il NO.
Questo è quanto: …contentissimo di averti sentito e se, per avventura, dovessi un giorno passare da queste parti fatti vivo: un caffè per te ci sarà sempre.
Un abbraccio affettuoso
Gianvito
*Giuseppe Di Vagno fu il primo parlamentare italiano ucciso dallo squadrismo fascista: fu ferito a morte il 25 settembre 1921 a Mola di Bari dopo un comizio e morì il giorno dopo, diventando un simbolo della violenza politica fascista e martire socialista.
E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
