di Giuseppe Onorati |
Il Manicheismo è stata una corrente religiosa sviluppatasi dal Terzo Secolo dopo Cristo in Asia, Africa ed Europa, alla quale aderisce finanche Agostino d’ Ippona in un primo momento. Una dottrina basata sul conflitto ontologico fra Bene e Male, Luce e Tenebre, in cui lo Spirito polarizzato verso la Luce è ostacolato in un movimento contrario dalla Materia, polarizzata verso le Tenebre. La dottrina manichea da diversi secoli è stata completamente abbandonata, ma un’eredità di dinamica dicotomica che attanaglia pensiero e linguaggio l’ha lasciata e negli ultimi tempi se ne trovano ampie dimostrazioni nella logica binaria con cui si supera, grazie a banale disinvoltura, una lettura complessa della realtà.
Negli ultimi anni in Occidente ed in maniera particolarmente marcata in Italia, l’opinione pubblica pare sempre più polarizzata nell’affrontare vari temi caratterizzanti la storia attuale, relegando a marginale una modalità d’analisi approfondita in cui si cerchi di evitare lo schierarsi e soprattutto il farlo a priori.
Tal “manicheismo di ritorno” ha riguardato e riguarda, come anticipato, tutti i temi importanti del nostro tempo storico, in cui le problematiche vengono rappresentate in termini di dualismo, a cui si aggiunge un elemento moralistico-ideologico che propizi la scelta di campo. Anche e soprattutto la crisi ucraino-russa è stata da subito, dal Febbraio 2022 (con un terreno già preparato dall’inizio della crisi nel 2014), letta come una polarizzazione della libertà e del diritto internazionale verso lo scavalcamento arbitrario di quest’ultimo da parte di un attore autocratico. Intravedere, a ragion d’analisi, una situazione complessa è costata e costa censure dirette ed indirette, oltre che tentativi di discredito anche molto sottili ed insidiosi.
La guerra ucraino-russa ha aperto un campo di battaglia ideologico, con forti contrasti polarizzanti, con sapore perlopiù propagandistico, a detrimento di proposte di confronto più analitiche e scientifiche, capaci di penetrare affondo nella problematica geopolitica.
In questo contesto, anche la prestigiosa e per certi versi pionieristica rivista di geopolitica Limes, fondata e diretta da Lucio Caracciolo (nel e dal 1993) è incappata nel teatro di contrapposizione dualistica. Fra lo scorso Novembre e la prima metà di Dicembre, quattro prestigiosi collaboratori: il politologo Federico Argentieri, il giornalista ed analista Franz Gustincich, l’economista Giorgio Arfaras ed in ultimo il generale Vincenzo Camporini, hanno deciso di recidere i rapporti di collaborazione intrattenuti con la rivista di Caracciolo, accusandone una linea editoriale sbilanciata a favore della causa russa, non più dai quattro tollerabile.
Più specificamente, Il professor Argentieri, storico componente del comitato di redazione di Limes, in una intervista rilasciata all’agenzia AdnKronos ha dichiarato di aver dovuto interrompere la collaborazione, in quanto la linea editoriale scelta è diventata marcatamente ed inaccettabilmente filorussa, in un momento storico cruciale per gli esiti della guerra in Ucraina, con gli U.S.A. meno interessati all’alleanza atlantica, critici verso l’Unione europea e sempre più in intesa con la Federazione russa. Secondo Argentieri sin dal 2004, dal tempo della Rivoluzione Arancione, Limes avrebbe intrapreso una linea anti-Ucraina, che si è intensificata nel 2014 con l’occupazione della Crimea e con l’inizio della guerra in Donbass, cartografando disinvoltamente (a suo dire critico) i territori occupati come già russi, senza considerare la realtà giuridico-politica effettiva, coerentemente con un approccio fondato sui rapporti di forza, dal politologo criticato. Nonostante queste divergenze, la collaborazione sarebbe continuata perché Argentieri confidando nelle elevate qualità intellettuale e di competenze analitiche di direttore e rivista, sperava in un ritorno sui passi dello sbilanciamento anti-ucraino di Limes ma, prima il clamoroso errore di Caracciolo prevedendo la non occupazione russa del Donbass, poi il sempre più evidente sbilanciamento filorusso nell’analisi del conflitto, hanno portato il politologo del Guarini Institute for Pubblic Affairs della John Cabot University a dover lasciare la rivista .
Tale posizione, anche se più laconica, limitandosi soltanto ad un telegramma di dimissioni per divergenza con la linea editoriale, senza spiegazioni o interviste, l’hanno condivisa il giornalista e fotografo Franz Gustincich (membro del consiglio di redazione) e Giorgio Arfaras, economista componente del consiglio scientifico di Limes; a seguire dopo alcuni giorni poi è giunto anche il saluto alla rivista da parte del generale ex-capo di stato maggiore Vincenzo Camporini, anch’egli membro del consiglio scientifico, il quale in un messaggio sulla piattaforma X ha dichiarato di aver dovuto lasciare “per incompatibilità con la linea politica di mancato sostegno ai principi di Diritto Internazionale, stracciati dall’aggressione russa all’ Ucraina”.
La risposta del direttore Caracciolo è stata molto efficace ed utile ad affrontare la questione nel modo più appropriato, quello epistemologico. Il direttore di Limes, incalzato sulla notizia degli addii a Limes da parte dei quattro collaboratori, ha risposto che una rivista come la sua, non è un organo di partito per cui sia doveroso seguire una linea politico-ideologica che comporti uno schierarsi, bensì è una rivista di analisi geopolitica, con il compito di considerare le ragioni dei contendenti in un conflitto, un metodo per potere rendere al lettore gli strumenti utili alla comprensione.
Per quanto sia difficile ed ingenuo pensare un soggetto epistemico scevro da valori e cognizioni che in qualche modo siano totalmente libere da elementi sociali e culturali introiettati, studiare fenomeni umani e sociali, richiede uno sforzo di oggettività descrittiva e la geopolitica entra pienamente in questo dominio epistemologico.
E’ una disciplina che studia fenomeni complessi, con un approccio multidimensionale. Considerando lo scenario complessivo internazionale, è oggetto della disciplina descrivere e prevedere i movimenti e gli obiettivi dei vari attori, in una situazione d’interdipendenze, considerando varie dimensioni: politica, giuridico-istituzionale, economica, socio-culturale, tecno-scientifica, militare e geografica; un approccio analitico che si basa sulla logica della complessità, sulla teoria dei sistemi aperti ed interagenti, con finalità descrittive, non normative.
Lo schierarsi è un’azione che riguarda il campo politico-morale, non quello dell’analisi geopolitica. Piuttosto, proprio per il momento storico delicato ed altamente instabile che il Mondo sta sperimentando, servirebbe un maggiore approccio analitico votato a scrutare la complessità degli accadimenti. Invece sembrerebbe crescere una pericolosa spinta allo schieramento manicheo, nell’opinioni pubbliche europea ed italiana, fortemente indotta da circuiti istituzionali e mediatici, per far crescere terreno di consenso a favore di una fino ad ora assurda nei toni e negli intenti quanto indefinita, propaganda politica di riarmo.
E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
