Sul Manifesto di Praga della SPD del 1934

di Peppe Giudice |

Dopo un anno di dominazione nazista, mentrte sia socialdemocratici che comunisti presero la via dei lager, il gruppo dirigente della SPD tedesca in esilio (denominata SOPADE) a Praga redasse un manifesto politico scritto da Rudolf Hilferding. Pur essendo molto datato (roba di 90 anni fa) questo manifesto esplicita gli elementi forti del dibattito interno ai partiti socialisti d’Europa nel periodo dell’avanzata dei fascismi. Al manifesto seguono le considerazioni dello stesso Hilferding.

Ne riporterò solo alcuni passi relativi ai processi di riforme strutturali da attuare dopo la sconfitta del nazismo, allora molto lontana…il manifesto inizia con una ampia autocritica della politica della socialdemocrazia tedesca sia durante la repubblica di Weimar, sia sull’atteggiamento della sua maggioranza (Ebert-Scheidmann) favorevole al voto sui crediti di guerra e la successiva alleanza con forze legate al vecchio regime. Hilferding (che era di nazionalità austriaca – assunse quella tedesca solo nel 1920) era come Matteotti e Fritz Adler pacifista nettamente contrario alla guerra che lui considerava come frutto di uno scontro intercapitalista.

Comunque riporto i seguenti passi che individuano il percorso di una transizione democratica al socialista dopo la sconfitta dei fascismi:
“Compito della classe operaia, nel nuovo stato, è d’impiegare il potere conquistato per l’organizzazione socialista dell’economia. La socializzazione dell’industria pesante, delle banche e della grande rendita fondiaria non è il punto conclusivo, bensì il punto di partenza per la trasformazione della società capitalista in società socialista. L’organizzazione socialista dell’economia elimina le contraddizioni del modo di produzione capitalistico…”

“collettivizzazione delle branche economiche con la partecipazione attiva dei lavoratori, dei consumatori con presenza di rappresentanti dello stato”.

Preparazione di una ulteriore socializzazione delle branche economiche gestite in modo capitalistico, regolamentazione della produzione e dell’uso del progresso tecnico attraverso il controllo degli investimenti e dei crediti aziendali; regolamentazione dei rapporti tra il settore socializzato e l’economia di mercato; la socializzazione deve riguardare essenzialmente i seguenti rami economici; il sistema creditizio, nel mantenimento e nella produzione dell’autogestione delle cooperative agricole e commerciali; il sistema assicurativo; l’industria pesante (siderurgia, metallurgia, meccanica pesante); grande industria chimica. trasporti pubblici e merci; settore energetico (elettricità e gas)...

…la società socialista elimina la proprietà del capitale , ottenuta con lo sfruttamento, e protegge la proprietà del contadino e dell’artigiano ottenuta con il lavoro…

…Il riordinamento socialista dell’economia è più che una faccenda materiale. Esso stesso è un mezzo rispetto allo scopo finale delle creazione della vera libertà ed uguaglianza , della dignità umana e del pieno dispiegamento della personalità…la crescita della produttività del lavoro rendera possibile la riduzione della giornata lavorativa , ed anche la liberazione del genere umano dalle preoccupazioni quotidiane e consentirà a tutti i membri della comunità socialista di partecipare al patrimonio culturale, alle conoscenze scientifiche ed ai piaceri dell’arte.

...quanto più la ricostruzione sociale si approssima al suo compimento, quanto più l’autorità dello stato viene sostituita dall’autogestione , tanto più viene ad essere superata la secolare antitesi tra stato e società. Allo stato gestore del potere , che governa per mezzo dell’esercito, della burocrazia, subentra l’autogestione della società in cui ciscuno è chiamato a collaborare ai compiti generali. Il dispotismo viene viene sostituito dalla libera autodeterminazione del popolo. L’umanità entra così dal regno della necessità al regno della libertà.

Queste le seguenti considerazioni di Hilferding che rivestono il nodo cruciale tra socialismo e libertà: “la risposta dei marxisti non può essere semplicemente: abbattiamo il capitalismo, abbattiamo le classe e la libertà verrà da se stessa…questo significherebbe ricalcare le concezioni di un materialismo primitivo, astrattamente modellato sulle scienze naturali, per il quale il pensiero è un sottoprodotto che nasce nel cervello dalle trasformazioni fisiche e chimiche. Anche per noi il fine è la libertà. Essa però può realizzarsi solo tramite il socialismo. Nel capitalismo non c’è libertà o c’è soltanto libertà formale, l’eguaglianza di fronte alla legge, non la libertà nella pienezza del suo contenuto, l’uguaglianza delle condizioni di vita e e delle possibilità autorealizazione personale. Il valore della libertà viene dunque affermato, il socialismo è un mezzo e non un fine, il mezzo per arrivare a una partecipazione sempre più ampia di tutto il popolo ai beni della cultura e nessun marxista ha bisogno che gli si dica che soltanto il socialismo può realizzare queste cose…la concezione marxista della storia riconduce in ultima istanza il contenuto delle idee di volta in volta storicamente operanti ai rapporti sociali e agli interessi che da essi scaturiscono.

Il suo oggetto d’indagine è costituito dalla condizionatezza storica dell’affermabilità delle idee. In nessun caso ne disconosce il valore . Il fatto che le idee li libertà , uguaglianza e solidarietà siano potuto nascere entro determinati rapporti sociali non toglie che esse conservino quel valore per il quale gli uomi sono disposti a vivere e morire. E la scoperta che le idee , una volta mutati gli interessi, sono state tradite proprio da coloro che fino ad oggi erano stati seguaci, non tocca il valore delle idee in quanto tali, ma solo la condizionatezza storica del modo in cui esse si sono affermate. Il dato di fatto scontato del tradimento dell’idea di libertà da parte delle classi borghesi non è una prova contro la libertà. Respingere le idee e, di conseguenza, la lotta per le idee come illusioni ingannatrici relativizandole significa abbracciare una forma degenerata di marxismo” fin qui Hilferding.

Ho inteso presentare in modo estemamente sintetico il Manifesto di Praga, perchè pur essendo legato ad una data storica molto lontana e drammatica rappresenta su alcuni punti un importante filo rosso, tipico della socialdemocrazia di sinistra. Molte delle idee esposte nel Manifesto, sulla transizione democratica al socialismo, si rirtoveranno poi nei saggi di Rodolfo Morandi sull’economia regolata e nel riformismo rivoluzionario di Lombardi. Il manifesto non prospetta una collettivizazione integrale dell’economia (che porta al collettivismo burocratico), ma va molto al di là del concetto di “economia mista” che spesso ha rappresentato una pura e semplice razionalizzazione del capitalismo, Prevede un processo ampio di socializzazione delle branche economiche che incidono fortemente nell’orientare la dinamica economica e l’evoluzione sociale, sottraendola al controllo del capitale.

Da spazio alla partecipazione ed al controllo dei lavoratori, favorisce processi di autogestione nell’amministrazione pubblica per superare l’antitesi tra stato e società. Lo scritto successivo di Hilferding analizza in modo penetrante il rapprto tra socialismo e libertà, un tema attualissimo in una fase in cui la libertà e la democrazia sono messe in profonda discussione proprio dal capitalismo reale esistente.

Lo offro come spunto di riflessione soprattutto ai compagni di Risorgimento Socialista-Lega dei Socialisti ed ovviamente non solo a loro.

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