Vengo anch’io? No tu no!

di Peppe Giudice |

La miservole pantomima che si è creata intorno all’invito della Meloni alla Schlein -e poi anche a Conte- non meriterrebbe neanche essere commentata. Tutto sommato resto dell’idea di Sandro Pertini che con i fascisti non si parla e questi sono e rimangono fascisti, ma li si combatte.

Poichè per diversi giorni in Tv non si è parlato d’altro, provo a dire la mia. Ovviamente e furbescamente la Meloni ha cercato di mettere la Schlein contro Conte nell’eventuale dibattito. In questo caso l’errore è stato della Schlein che ha accettato l’invito ad Atreju a patto che ci fosse un confronto diretto con la presidente del consiglio. Ma comunque ho l’impressione e non vorrei tanto peccare di ottimismo -in un periodo in cui essere ottimisti è problematico-, che nell’estrema destra si avverte qualche schicchiolio: non si capirebbe altrimenti l’insistenza sul cambio della legge elettorale subito dopo le regionali e l’accelerazione sul premierato.

Uno scricchiolio che non dipende dai contrasti interni alla coalizione -che comunque esistono-, ma dalla concreta paura che possa iniziarsi a sfaldare il blocco sociale su cui si è retta la coalizione. Per ora occultato dalla inconsistenza dell’opposoizione parlamentare. Il guaio è che sia la Schlein che Conte non vanno oltre un provinciale politicismo. La Schein che raccoglie a Montepulciano a sua area molto variegata per lo più, una area che, fra l’altro, spinge a guardare al centro -come del resto sostiene la stampa Mainstream- ed allentare i rapporti con la CGIL.

Non quindi solo la cosiddetra “area riformista“, ma la sua stessa maggioranza interna. Ma se è vero che la base sociale della destra sta iniziando a franare, non saranno certo le alchimie di palazzo a costruire l’alternativa. Certo la destra sbandiera gli apprezzamenti delle Agenzie di Rating, le quali attestano il carattere antisociale ed antipopolare del governo, ma poi deve fare i conti con la concreta situazione sociale ed economica del paese, la forte crescita del numero dei poveri, i bassi salari, la forte crescita delle disuguaglianze, opere di regime inutili e dannosi come la costruzione del Ponte sullo Stretto. Sono temi al centro dello sciopero generale della CGIL del 12 Dicembre che include anche la richiesta di una imposta patrimoniale olte una certa soglia, l’impegno per la pace, il sostegno alla causa palestinese, l’opposizione alle politiche di riarmo della UE.

E’ la piattaforma su cui veramente si può iniziare a costruire l’alternativa e aprire serie contraddizioni nel “campo largo“. Però occorre portare avanti un processo di convergenza delle forze sindacali. Escludendo ovviamente la Cisl, sindacato neo-corporativo giallo, goverrnativo e padronale. Importante però è recuperare la Uil -che pure ha fatto diversi scioperi generali con la CGIL-, e lo stesso sindacalismo di base che deve però liberarsi di anime settarie ed autoreferenziali. Insomma all’alternativa neo-ulivista -e perciò fallace- che campeggia nel PD, opporre l’alternativa laburista e socialista. Come progetto antaganista alla destra e profondamente alternativo al liberismo pseudo-progressivo dei vari “ulivi“.

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