Perchè la stampa “mainstream” mostra una strana simpatia per la USB?

di Peppe Giudice |

Leggendo diversi commenti ed articoli apparsi su diversi giornali e siti della cosiddetta stampa “mainstream” si nota una malcelata soddisfazione per lo sciopero, nella giornata odierna, proclamato dalla USB, che a loro detta contribuirebbe ad una sorta di “isolamento” della CGIL che farà lo sciopero generale il 12 dicembre prossimo.

Costoro sottolineano che la CGIL è stata lasciata sola anche dalla UIL con la quale aveva fatto quattro scioperi generali. Anche se credo che il rapporto con la Uil sia recuperabile. Ora lo sciopero generale di oggi non è stato solo proclamato dalla USB, ma anche da altre sigle come i CUB -credo abbia più iscritti della USB-, dai Cobas ecc. Solo che la USB è più brava a livello comunicativo a metterci il cappello sopra. E questo dovrebbe preoccupare le altre sigle. Giornali come la Repubblica, il Corriere della Sera, La Stampa, il Sole 24 ore, hanno condotto una durissima campagna contro il referendum sul jobs act promosso dal sindacato di Landini. Ora invocano o sperano nell’isolamento del primo sindacato italiano.

E si capisce perchè, dal loro punto di vista. Fra l’altro una delle cose che rimproverano a Landini è il voler utilizzare la CGIL per diventare segreterio del PD. Cosa che non sta nè in cielo nè in terra, anche considerando il rafforzamento della Schlein, dopo le elezioni regionali. Cofferati effettivamente cercò di utilizzare la Cgil per una battaglia interna ai DS, e gli andò male. Fatto è che l’USB vede nella CGIL il suo principale nemico e lavora per il Re di Prussia, fa quello che diceva Riccardo Lombardi, dell’estremismo a buon mercato. E su questo vuole imporre egemonie a buon mercato, in concorrenza con le altre sigle del sindacato di base, che cerca di marginalizzare politicamente.

Fra l’altro pare che la USB sia presente soprattutto nel pubblico impiego e scarsamente presente nell’industria, dove i CUB sono più forti. Ho avuto sempre critiche da fare alla CGIL, al suo spesso accodarsi al PD, ma credo che la situazione sia profondamente mutata con la gestione Landini. Certamente oggi abbiamo una CGIL molto più autonoma dal quadro politico e che cerca di imporre all’area progressista la propria agenda, del resto sono i contenuti dello sciopero generale del 12 Dicembre, con la contestazione radicale della manovra e delle politiche antisociali del governo, sul recupero del fiscal drag, la tassa sulle grandi ricchezze, la progressività fiscale, la lotta al precariato e l’idea di una strategia di politica industriale.

In nessun soggetto politico esistente -in parte forse solo AVS- c’è una organicità di proposte come queste. Lo sciopero di oggi credo che si interessi più di Gaza -e lo fa strumentalmente- che dei problemi concreti dei lavoratori e dei cittadini. Per carità, la questione palestinese, con la piena autodeterminazione di quel popolo, così come la condanna del genocidio e le complicità della maggior parte dei paesi europei, resta al centro della nostra azione. Ma non serve agitare delle figure iconiche -che pure vanno apprezzate- come la Thumberg, la Albanese, o Varoufakis. Magari per dimostrare di essere più a sinistra di altri.

Del resto uno che ha vissuto gli anni ’70, ricorda bene come tra i vari gruppi della “Nuova Sinistra” -con la eccezione di quelli seri come il primo Pdup di Vittorio Foa- c’era questa gara, anche se si svolgeva ad un livello culturale più alto. Inutile riprendere il vecchio detto di Nenni: “a sinistra c’è sempre un puro che trova un altro puro che lo epura.

Comunque la CGIL è stata tra i promotori del grande sciopero generale del 3 Ottobre, sui fatti della Flottilla e con una partecipazione di 2 milioni di persone -anche grazie alla mobilitazione organizzativa della CGIL-, e comunque nelle due manifestazioni di allora c’è stata una grande spontaneità al di là del fatto che la USB ha cercato di metterci il cappello proprio di giovani indignati dalla terribile strage di Gaza.

Se è bene insistere su questo punto, è anche necessario, nella contingenza attuale, porre i problemi concreti dei lavoratori al centro. E costruire una alternativa programmatica. Dati i forti limiti dei soggetti politici attuali l’alta stensione è anche attribuibile a ciò solo una grande mobilitazione sociale può creare le basi di una vera alternativa. Ma questo implica anche isolare il settarismo. Credo che ci sia la possibiltà che CGIL, parte del sindacalismo di base possano trovare una piattaforma comune.

Visualizzazioni: 9