A caldo commentando le proiezioni sulle elezioni regionali di Campania e Puglia -le due regioni confinanti con la mia- si può ben affermare che questa destra malmostosa ha preso una scoppola sonora. In Puglia il distacco di trenta punti di Decaro era largamente prevedibile, in Campania il distacco di Fico di venti punti rispetto a Cirielli, meno. Si prevedeva una vittopria, ma non in questi termini: addirittura la destra aspettava il colpaccio!
Per cui la squallida sceneggiata del saltellamento in piazza a Napoli. Che certo fa di una parte consistente della destra una sorta di variante politica del Cottolengo (già ne ho parlato). Con un ministro degli esteri che si qualifica come un emerito balordo. Serviva certo una batosta a questa destra. Ma non possiamo certo accontentarci. In Campania ha votato il 44% degli aventi diritto, in Puglia il 42%. Vale a dire che una percentuale maggioritaria del corpo elettorale non si riconosce nell’attuale sistema di soggetti politici. Cosa del resto confermata anche in altre grandi regioni come la Lombardia e il Lazio. La crisi profonda della democrazia.
Pietro Nenni nel lontano 1930 diceva che la democrazia va intesa come una sorta di “rivoluzione permanente” deve cioè sempre arricchirsi di nuovi e più vasti obbiettivi ed allargare il proprio perimetro fino a dimostrare la sua incompatibilità con il capitalismo. Altrimenti essa entra in una crisi irreversibile dimostrando la sua incapacità di rispondere ai bisogni delle classi lavoratrici e dei ceti popolari. Questo discorso di 95 anni fa, lo possiamo benissimo attualizzare. In un capitalismo che allarga a dismisura le disuguaglianze e le ingiustizie le forme di oppressione di classe, la democrazia è destinata a perire se non c’è un reale contromovimento.
Si fanno un sacco di chiacchiere inutili sulla difesa della democrazia liberale che lo stesso capitalismo sta mettendo in crisi. E oggi occorre anche sottolineare con forza i limiti della democrazia liberale, altrimenti non saremmo socialisti. Se va conservato il suo nucleo positivo occorre andare ben oltre il suo orizzonte se vogliamo salvare la democrazia stessa e impedire che il mondo vada governato dalla destra reazionaria supportata da un capitalismo predatorio. Da un punto di vista teorico occorre ribadire la idea della “democrazia mista” degli austromarxisti e del socialismo inglese di Cole. In cui c’è coesistenza dialettica tra democrazia rappresentativa e democrazia consiliare, in altre parole sintesi di democrazia politica e democrazia industriale (G.H.Cole).
Una democrazia in grado di rappresentare le istanze della “working class” e dei ceti medi impoveriti, in una ottica di modifica dei rapporti di potere nella società e nell’economia. In forte conflitto con il capitalismo. Oggi i partiti (tanto più vero è in Italia dove si è abbattuto il ciclone della II Repubblica) sono solo comitati elettorali e spesso di affari. Non sono portatori di progetti.
Pertanto una alternativa radicale alla destra non potrà trovarsi in una somma meccanica tra gli attuali soggetti assolutamente inadeguati a costruire una vera alternativa. Ma nella costruzione di un blocco sociale alternativo, che dovrà far perno sull’azione sociale di massa. Per cui centale è l’azione sindacale. Quindi l’importanza della CGIL che è l’unica a proporre una programma organico sui bisogni reali. Di un progetto laburista-socialista che sconfigga i rigurgiti ulivisti del prof Prodi che di danni ne ha fatti fin troppi. Certamente il ridimensionamento della destra è importante per evitare concreti scivoloni autoritari (premierato, leggi libeticide), ma non è sufficiente.
