New York, New York

di Franco Astengo |

Verrebbe voglia di gridare: W New York socialista ! Anche se insomma un urlo del genere apparirebbe un po’ strano.

Mettendo da parte per un attimo la necessaria complessità dell’analisi del voto e nascondendo (sempre per un attimo) l’enorme montagna che Mamdami si troverà a dover scalare questo è il momento di respirare: qualcuno ha scritto “Ha vinto la generazione Z contro i miliardari”.

Si apre uno squarcio nella cupa e guerrafondaia america (scritta volutamente con la minuscola) di Trump, anche guardando ai risultati del New Yersey e della Virginia: forse la lunga traversata nel deserto di Sanders e Ocasio Cortez ha dato qualche frutto.

New York però è diversa dalle altre vittorie dei democratici: non solo perchè si tratta della metropoli più importante del mondo, ma soprattutto in ragione del fatto che la vittoria di oggi è una vittoria socialista.

Una vittoria socialista attraverso la quale si dovrà tentare di coltivare l’intreccio tra l’idea del vecchio welfare, del socialismo nella libertà e quella della modernità delle grandi contraddizioni in um vortice di cosmopolitismo, di mescolanza di culture e di necessità sociali ed anche generazionali.

Una vittoria che, adesso nel momento in cui si verifica, apre davvero uno spazio nel cielo dell’umanità.

Esagerazioni? Eccesso d’enfasi? Forse: ma come non pensare a una prospettiva diversa adesso in quella che usando un linguaggio antico potremmo definire “una civiltà affluente”, molto complicata ma sicuramente avanzata.

Certo è soltanto una vittoria elettorale che si verifica in una democrazia limitata ma comunque una vittoria netta e convincente che si colloca al di là della sconfitta di Trump.

Non è la rivoluzione socialista, ma non è cosa da poco.

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