di Giuseppe Onorati |
Ha destato e desta grande attenzione e sgomento l’esplosione dell’ordigno che, la sera dello scorso sedici di Ottobre, ha distrutto l’auto di Sigfrido Ranucci, di sua figlia ed una parte dello stabile in cui abita il giornalista con la sua famiglia.
La sera di Giovedì 16 Ottobre , intorno alle 22, a Campo Ascolano, nei pressi di Pomezia, un ordigno con un chilo d’esplosivo è scoppiato, distruggendo completamente la parte anteriore dell’auto di Sigfrido Ranucci, quella della figlia, che l’aveva parcheggiata soltanto una ventina di minuti prima e parte dello stabile in cui Ranucci e famiglia abitano. Il procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Carlo Villani, ha iniziato le indagini per danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso.
E’ l’ennesima e più esasperata, se così possa dirsi, manifestazione intimidatoria nei confronti del giornalista d’inchiesta, in quanto circa un anno fa erano stati rinvenuti dei proiettili di P38, sempre nel punto prossimo all’abitazione di Ranucci e soprattutto, da cinque anni è sotto scorta per aver ricevuto minacce di morte da gruppi del narcotraffico legati alla ‘Ndrangheta ed è sotto tutela della Polizia dal 2009 per minacce mafiose.. A questo, se aggiungiamo pedinamenti denunciati da Ranucci e la sua scorta, vari atti intimidatori subiti negli anni (sia individualmente che come redazione di Report), azioni di querela intraprese da esponenti politici dell’attuale maggioranza relativa in Parlamento e del Governo (non dimentichiamo di qualche anno fa le critiche e pressioni da parte anche del centro-sinistra), più pressioni subite da parte dell’Esecutivo indirettamente tramite la RAI, concludiamo che evidentemente il giornalismo ed in particolare quello coraggioso d’inchiesta, stia vivendo una stagione ardua in questo Paese.
Un enorme movimento di solidarietà si è mobilitato nei confronti del conduttore di Report: dai colleghi giornalisti, a cittadini vari, fino alla classe politica (quest’ultima in alcuni casi con inopportune strumentalizzazioni “pro domo sua” nello scontro dialettico con la parte avversa).
Nella storia, un gravissimo errore da cui sembra difficile liberarsi, è una certa sordità ad alcuni allarmi, anche gravemente reiterati, finché non si giunga all’estrema conseguenza del martirio per svegliare pienamente le coscienze, che comunque dopo un’attenzione periodica ripiombano nel sonno.
L’esplosione dell’ordigno vicino all’abitazione di Ranucci è considerabile come un martirio sventato (almeno in parte) e deve necessariamente avere il significato di un punto limite da cui oltre alla solidarietà, debba partire una severa riflessione sullo stato della libera informazione.
La storia ci dona una rassegna di martiri caduti per informare: Peppino Impastato e Giancarlo Siani, tanto per citare due nomi emblematici; ma la serie è davvero drammaticamente lunga, se consideriamo tutti quegli eroi più o meno conosciuti che con coraggio, abnegazione ed elevatissima dignità morale e civile hanno perso la vita o subito pesanti ritorsioni al fine di offrire un bene prezioso per la vita di una sana società democratica, l’informazione. La democrazia, come l’essere umano, da cui è costituita ed alimentata, è kantianamente perfettibile, ed un ruolo fondamentale per darle linfa è giocato dall’informazione e dalla conoscenza, affinché vengano limate le asimmetrie e corretti quegli squilibri fondamentali che non permettono alla comunità di vivere una democrazia sostanziale. La scelta consapevole e libera ha necessità d’informazione e di conoscenza ed in questo è vitale assicurare un’informazione quanto più libera possibile, che stimoli l’opinione pubblica a mantenere alto il vaglio critico.
Partendo da questa consapevolezza si coglie il valore dell’informazione e quindi come sia importante poter disporre di un’offerta libera da condizionamenti, che permetta di ridurre il più possibile le zone d’ombra attanaglianti la società democratica. La libertà d’informazione rappresenta quindi un diritto per chi la dà ma anche per chi la riceve.
Nella classifica sulla libertà di stampa 2025, presentata la scorsa Primavera da Reporter Senza Frontiere, un’organizzazione non governativa che svolge consulenza all’Onu, l’Italia è scesa al quarantanovesimo posto (in una classifica di 180 Paesi considerati), di tre posizioni indietro rispetto all’anno precedente, registrando la peggior situazione dell’Europa occidentale. Secondo la relazione di Reporter senza Frontiere, lo stato dell’informazione italiana soffrirebbe di criticità dovute alle forti pressioni minatorie da parte delle organizzazioni criminali e dalle ingerenze sempre più gravi del potere politico, che o tramite il varo di leggi, o tramite azioni legali (le querele intimidatorie ad esempio) o pressioni sugli editori (soprattutto per quanto riguarda il servizio pubblico), limiterebbero molto il lavoro dei giornalisti, portando spesso addirittura all’autocensura. Per di più, le crescenti difficoltà finanziarie, che soprattutto la carta stampata vive, comportano frequenti acquisizioni da parte di grandi gruppi editoriali direttamente o indirettamente legati al potere politico, con conseguenti concentrazioni oligopolistiche non favorevoli al pluralismo e la libertà informativa e problemi di conflitti d’interesse.
Dunque lo scenario raffigurato indica una situazione piuttosto preoccupante per lo stato dell’informazione e della democrazia, per via dell’intimo legame fra le due. Eppure ciò farebbe considerare di trovarsi innanzi ad un paradosso storico per così dire: proprio nell’era in cui, in forza di Internet, si siano moltiplicate in modo notevole le possibilità di fare informazione, lo spettro di limitazione alla libertà ed al pluralismo s’insinua con sempre più forza. Se però si provi a guardare il problema con occhio analitico, l’apparente paradosso potrebbe sciogliersi, in favore di una spiegazione articolata dello stato dell’informazione in Italia.
Come punto di partenza è necessario considerare una differenziazione fondamentale nel campo informativo, fra lo spazio definito con “eccesso di anglofonia” mainstream, ossia gli spazi d’informazione convenzionali e la restante parte che è non convenzionale, più svincolata da dettami editoriali eterodiretti e quindi più libera. Il primo abbraccia tutta l’informazione offerta da canali tradizionali e nuovi (televisione, radio, giornali ed Internet), su larga scala e trasversalmente; il secondo per quanto si appoggi marginalmente anche a qualcuno dei canali tradizionali, è essenzialmente presente sul web .
Il problema dell’erosione della libertà informativa riguarda il mainstream, seppure qualche insidia comincia a venir posta anche all’informazione non convenzionale; il mainstream, come detto è lo spazio che su larga scala e trasversalmente arriva alla popolazione e che spesso dispone d’ingenti capitali d’investimento ed occupa la maggior quota del mercato pubblicitario. E’ il vettore informativo che, almeno statisticamente, dovrebbe abbracciare tutti gli strati della popolazione.
Il mondo dell’informazione non convenzionale è quasi interamente concentrato nel web, spesso non gode d’ingenti capitali e può essere organizzato in forme molto semplici (sfruttando appunto le possibilità che le tecnologie informatiche offrono a costi non eccessivi), ragion per cui può sopravvivere svincolato da interventi finanziari che finiscano per eterodirigere la linea editoriale; è anche lo spazio in cui però il pubblico è meno trasversale (basti pensare già soltanto alla bassa frequentazione che fasce d’età avanzata abbiano del web, rispetto alle più giovani), pure lì dove si raggiungano grandi numeri.
Alla luce di questa sintetica rappresentazione del panorama informativo, si evince perché le criticità maggiori interessino il mainstream; essendoci maggiori necessità finanziarie, maggiori controlli e vincoli ed essendo il veicolo che possa raggiungere tutti gli strati della popolazione, lo rende la parte su cui s’intervenga direttamente o indirettamente per censurare, manipolare e spesso falsificare l’informazione. Per quanto problemi di censura e manipolazione siano stati storicamente sempre presenti e caratterizzanti le azioni e reazioni del potere politico, economico – finanziario e culturale delle società, da quasi un ventennio sembra esserci stata un’accelerazione in tal senso; notevoli resistenze sono state e vengono poste ad ogni tentativo di approfondimento, non si permettono seri dibattiti e soprattutto non si danno notizie o se ne offre una forma alterata e depistante.
La storia ci offre diversi esempi a dimostrazione di questo fenomeno: dall’11 Settembre alla pandemia da covid 19 ( che per tutti gli interrogativi lasciati in sospeso o che hanno avuto risposte assurde e non fondate; con tutte le evidenze che hanno smentito la “vulgata ufficiale” in merito a genesi della pandemia, gestione e misure di prevenzione adottate, farebbero assurgere l’affaire covid a paradigma di riferimento al fine di mostrare la profonda crisi della libera informazione), dalla crisi ucraino-russa al genocidio attuato dal governo israeliano ai danni dei palestinesi, che per quanto abbia avuto rispetto ai precedenti esempi più possibilità di essere raccontato, ha trovato dei tentativi di resistenza da parte del mainstream, nonostante schiaccianti prove documentali. Il numero degli esempi è ovviamente maggiore ma questi, per l’importanza storica che hanno, ci forniscono delle testimonianze ben rappresentative del problema.
Guardando al fenomeno della libera informazione ostacolata, con profondità di fuoco, viene ad evidenziarsi come vi siano due livelli di controllo: il primo si concentra su uno strato più superficiale, in cui per quanto ci siano resistenze, pressioni e tentativi manipolatori, tuttavia, ove s’insista con tenacia e solido lavoro d’inchiesta, si riesce anche a sfondare la barriera che per quanto agguerrita, tuttavia può cedere; si presenta poi uno strato più profondo, delle cause fondamentali, a presidio del quale pare vi si ergano barriere invalicabili se non a prezzi esiziali per il temerario che vada ad impattarvi e non è concessa nemmeno soltanto la possibilità di porre un’ipotesi ragionevole, che in qualche modo provi in sede di dibattito pubblico a discuterne.
Il cardine di tutela della libera informazione nel nostro ordinamento è l’art.21 della Costituzione, il quale riconosce il valore fondamentale che abbia questa libertà per la democrazia; riconosce la libertà di esprimersi ed implicitamente il diritto del cittadino di fruire delle varie possibilità d’informazione. La valutazione critica di un’informazione può e deve essere data solo a posteriori, misurandosi con la sua solidità, fondatezza; una democrazia ha bisogno di confronto, discussione critica, di ragionamento e conoscenza. Ogni tentativo di censura, di limitazione è un passo regressivo e patologico per una comunità politica che s’intenda democratica.
E’ un progetto che nasce con l’intento “ambizioso” di far conoscere la storia del socialismo italiano (non solo) dei suoi protagonisti noti e meno noti alle nuove generazioni. Facciamo comunicazione politica e storica, ci piace molto il web e sappiamo come fare emergere un fatto, una storia, nel grande mare della rete.
