di Peppe Giudice |
Tuttto per mettere sotto il controllo dell’esecutivo i PM. Personalmente sono stato favorevole, in passato, come lo era Giovanni Falcone, alla separazione, ma all’interno di un clima ben specifico. E comunque Falcone non intendeva assolutamente mettere sotto il controllo dell’esecutivo la magistratura; ecco le sue parole “una separazione delle carriere può andar bene se resta garantita l’autonomia e l’indipendenza del pubblico ministero, ma temo che si voglia, attraverso questa separazione, subordinare la magistratura inquirente all’esecutivo”. Questo è inaccettabile!
Sostanzialmente Falcone metteva in evidenza come il processo accusatorio avrebbe dovuto garantire la piena terzietà del giudice tra accusa e difesa. Tuttavia questo non doveva attuarsi con una separazione rigida (come prevede la cd riforma Nordio), ma con una più chiara e netta sepazione delle funzioni tra magistratura requirente e giudicante. Ma certo non è questo l’obbiettivo di questo governaccio fascio-leghista-berlusconiano.
Si inscrive piuttosto all’interno di una logica chiaramente autoritaria che tenta a liquidare i poteri di controllo previsti dalla Costutuzione nella direzione di uno stato autoritario modello Orban. Basta vedere la rabbiosa ed isterica reazione all’intervento della Corte dei Conti sulla vicenda del Ponte sullo stretto. Come socialista sono un garantista e certamente in passato ho sempre condannato con fermezza lo strapotere dei PM ed il loro uso violento dell’azione giudiziaria con abuso della carcerazione preventiva concepita come strumento per estorcere confessioni.
Si veniva spesso scarcerati solo pechè si firmavano le confessioni preparate dai PM. La terzietà andava a farsi friggere. Se un Gip non confermava la richiesta d’arresto magari veniva attaccato dalla stampa (sulla quale poi dirò qualcosa). Ci sono stati casi di custodia cautelare durati due mesi senza che poi ci sia stato un rinvio a giudizio! Oggi viviamo in un clima profondamente diverso. Il dipietrismo, grazie a Dio, s’è dissolto. Addirittura Di Pietro voterà Si alla riforma Nordio. E questo deve far riflettere. Comunque allora il ruolo della stampa e delle Tv fu di sostegno acritico ai PM. Le stesse tv di Berlusconi sostennero il processo controrivoluzionario (contro la Costituzione) di questa parte di magistratura che aveva la pretesa di condizionare l’evoluzione politica in un certo senso. E si capisce: al Cavaliere interessava far saltare una democrazia fondata sui partiti, per fare spazio al suo partito azienda. Altro che garantismo!
E non è un caso che l’azione di questi magistrati abbia colpito l’industria pubblica -pensiamo al suicidio in carcere di Cagliari presidente dell’Eni- dopo tre mesi di custodia cautelare alla lunga carcerazione di Nobili presidente IRI poi assolto nel processo-. Si creò, in tal modo un clima negativo intorno alle industrie a partecipazione statale e alla loro demonizzazione che prepararono la via alla ondata di privatizzazioni promosse dai governi dell’Ulivo sull’asse Prodi-Veltroni-D’Alema. Con un PDS che si rese totalmente subalterno ai poteri forti dell’economia e della finanza.
Un reazionario come Travaglio è stato considerato come una reincarnazione di Che Guevara -in una certa sinistra c’è un elevato tasso di imbecillità-. Ci sono sono state tutte le basi per la distruzione della sinistra. Personalmente vedo in Landini, l’unica personalità -tra quelle più esposte mediaticamente- in grado di contribuire ad un processo ricostruttivo. Certo la CGIL ha le sue colpe ed i suoi errori, ma l’attuale dirigenza della CGIL ha chiaramente iniziato a prendere le distanze ed ad essere molto più autonomo dal PD. E comunque ha un programma ben definito nonchè una grande capacità di mobilitazione. Credo che debba rapportarsi di più al sindacalismo di base, in partcolare ai CUB , non alla neostalinista USB. Ma in definitiva la sinistra deve dotarsi di una chiara identità socialista, di un socialismo di classe, che veda cioè nel conflitto di classe il fattore principale della trasformazione sociale e della difeca e dell’allargamento della democrazia.
