Alda Costa

di Cronache Ribelli |

Maestra socialista antifascista Alda Costa (Ferrara 1876- Copparo 1944) Maestra socialista, animata da un temperamento fiero e combattivo, lavorò costantemente per migliorare l’educazione e l’istruzione delle classi meno agiate e si oppose al regime fascista perseguendo attivamente ideali di libertà .

Alda Costa era lì su un letto d’ospedale, ormai morente a causa della leucemia che le stava togliendo la vita, quando si rivolse al direttore del carcere di Copparo, ultima sua dimora prima del nosocomio, per lasciargli un ultimo messaggio: “dica ai miei compagni che sono rimasta fedele al mio ideale”.
Ed era vero: dopo quasi vent’anni di processi, confino, carcere, persecuzioni e violenze Alda era rimasta fedele a quei valori che la portarono, da maestra trentenne, ad aderire al Partito Socialista. Originaria di Ferrara, fin da giovanissima maturò posizioni politiche pacifiste e femministe. Ma fu l’insegnamento a metterla definitivamente dinnanzi alla terribile condizione che vivevano le classi popolari. Da maestra concepì il proprio lavoro come un mezzo per emancipare le classi popolari.

Instancabile attivista politica, fu tra i fondatori del giornale locale Bandiera Rossa, e divenne presto uno degli elementi di spicco del PSI nella provincia emiliana. Schedata fin dal 1917 dalle pubbliche autorità come sovversiva per essersi rifiutata di portare i suoi alunni alle parate militariste, nel primo dopoguerra fu tra le prime tenaci oppositrici dello squadrismo fascista. Un’opposizione, quella di Alda, che proseguì anche dopo la marcia su Roma e che si intensificò dopo l’omicidio Matteotti, leader del neonato PSU a cui aveva deciso di aderire. Fu proprio il ritratto di una delle prime vittime celebri del neonato regime e il suo rifiuto, nel 1926, di giurare fedeltà al fascismo a farla licenziare dalla scuola nella quale insegnava. Ne seguì un processo dal quale uscì vittoriosa, ma fu una vittoria di Pirro.

Trasferitasi a Milano venne presto arrestata e confinata come antifascista, prima nelle isole Tremiti e poi a Corleto Perticara, borgo della Basilicata. L’esperienza del confino la indebolisce fisicamente ma non la piega nello spirito. Appena riesce a tornare a Ferrara ricomincia la sua frenetica attività antifascista ospitando compagni in fuga, stampando volantini, redigendo documenti. Per questo viene arrestata dall’OVRA, la polizia politica del regime, che per un mese e mezzo la interroga e la tortura. Nonostante le precarie condizioni fisiche e le violenze però, Alda non parla.
Liberata con la caduta del fascismo viene nuovamente catturata già alla fine del 1943
Gli ultimi mesi di vita, malata, debilitata, perseguitata, li passerà nel carcere di Copparo, dal quale riuscirà a far partire, grazie alla complicità del direttore, alcuni messaggi per i compagni. Fu grazie a lei che Luisa Cavedagna, giovane donna arrestata in stato di gravidanza, riuscirà a non perdere il bambino che portava in grembo.
Alda morirà il 30 aprile del 1944.

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