A proposito di Rodolfo Morandi e del suo rapporto tra democrazia e socialismo

di Peppe Giudice |

Mi hanno ispirato alcune dichiarazioni di Sandro Mancini che ha curato i lavori di Panzieri che meglio descrivono la natura reale del socialismo di sinistra in Italia.

Ecco un passo: “in Morandi tutto ciò si traduceva nel rifiuto dell’idea di una doppia verità e della conseguente autonomia della politica dalla morale; in positivo, il processo di costruzione del socialismo era concepito da lui come una graduale transizione, nella quale i nuovi istituti del socialismo dovevano essere costruiti dal basso, ma senza invalidare la mediazione della democrazia rappresentativa. La via consiliare, nella sua versione morandiana, era dunque concepita in contrapposizione alla via leninista della dittatura del proletariato, rifiutata in nome della coerenza dei mezzi coi fini; ma era anche ben lontana dall’assolutizzare la democrazia diretta, nella consapevolezza del  rischio del suo convertirsi in un totalitarismo senza limiti, per cui veniva riconosciuta comunque una funzione pedagogica al partito dei lavoratori, concepito però come un ‘partito-funzione’ e non come un ‘partito-verità’.

Con questo approccio Morandi affrontava il tema cruciale della pianificazione socialista, che non era quindi eluso, come nel socialismo riformista, il quale limitava l’istanza della giustizia sociale solo al piano della distribuzione, lasciando quello della produzione interamente alle dinamiche economiche del capitalismo, Per Morandi, come pure  per Panzieri, che vi accentuò il tema del controllo operaio, il piano socialista doveva incidere in profondità sui meccanismi dell’accumulazione del capitale, ma doveva anche farlo seguendo non lo schema leninista, degenerato poi con Stalin, della gestione centralizzata affidata alla guida del partito, bensì quello della via consiliare, controbilanciata  dalla parallela e insostituibile via parlamentare.

Da questo passo posso ricavare un filo rosso che concerne le varie culture del socialismo italiano del dopoguerra. In Morandi l’influenza della tesi austromarxista della “doppia democrazia” è evidente. Ma molte sue tesi si trovano e saranno sviluppate da Riccardo Lombardi, sia nella critica ad una concezione puramente distributiva del socialismo (il compromesso socialdemopcratico) che non incide sui rapporti di potere tra le classi. Sia nella visione della pianificazione socialista democratica fondata su una critica profonda al modello sovietico. E c’è una connessione significativa con Carlo Rosselli correttamente interpretato. Non dimentichiamo che sotto il titolo “Giustizia e Libertà” era scritto “per la repubblica socialista, l’autonomia operaia e il nuovo umanesimo“. C’è il succo dell’autentico autonomismo socialista nella sinistra.

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