Rosa Luxemburg era socialista e non comunista

di Peppe Giudice |

Intanto una chiarificazione terminologica. Per comunisti intendo quella parte di socialisti che aderì, nel 1920 alla III Internazionale comunista di Mosca, voluta da Lenin e dai boscevichi ed alla accettazione dei 21 punti necessari per adeire. Tra i 21 punti c’era la espulsione del cosiddetto “centro marxista” (Kautsky, Bauer, Hilfeding, Martov, Turati ) dai partiti che facevano tale scelta. Chiarisco che i “centristi” erano socialisti che sostenevano una terza posizione tra i riformisti come Bernstein (e i social-patrioti come Ebert) e i Bolscevoichi di cui non apprezzavano le tendenze dittatoriale giacobine. In più il Comintern fissava il concetto di stato-guida e partito guida.

L’internazionale era al servizio di fatto della politica sovietica e dei suoi interessi. Sappiamo che in Italia la scissione di Livorno fu provocata dal rifiuto dei massimalisti di Serrati di esplellere i gradualisti Turati, Treves e Matteotti. Per cui la componente più dura dei comunisti (Bordiga, Gramsci) abbandonò i lavori del congresso e fondò il Pcd’i. Lascio perdere il reesto. Ebbene Rosa Luxemburg non avrebbe mai sottoscritto i 21 punti del Comintern. La polemica sua con Lenin è di antica data. Avevano visioni radicalmente diverse sul partito, sulla rivoluzione, sulla realizzazione del socialismo e sul suo rapporto con la democrazia e la libertà. E ugualmente famosa la sua radicale critica al revisionismo riformista di Bernstein con il suo sostanziale rifiuto del fine del socialismo e quindi dell’accettazione dell’ordine sociale capitalstico da corregere, ma non da rovesciare. Ho avuto occasione di leggere Rosa fin dal lontano 1975 -avevo 19 anni- quando la Einaudi, pubblico i suoi scritti scelti curati da Luciano Amodio. E mi appassionò la sua valutazione critica della rivoluzione sovietica che comunque, in uin certo modo, prefigurava cose che sarebbero accadute in seguito.

La Luxemburg -che scrive diversi mesi dopo il 7 novembre 1917- sostiene i bolscevichi di fronte all’ignavia di gran parte del movimento socialista. Ma intravede benissimo le premesse di una degenerazione burocrtica ed autoritaria della rivoluzione, il suo carattere giacobino, il sostanziale disprezzo della democrazia. “Compito dei socialisti” così diceva “è quello di costruie una democrazia socialista al posto di una democrazia borghese, non di abolire ogni democrazia”. La Luxemburg, in altri scritti, acutamente individua il carattere dialettico della democrazia. Se la democrazia moderna è certo un prodotto delle rivoluzioni borghesi, ha comunque offerto la possibiltà di crescita di partiti e sindacati di massa, di forme più ampie di autorganizazione sociale, che aumentano il consenso verso il socialismo. Per cui la borghesia capitalista, tende prima a svuotare la democrazia, poi a liquidarla. Come è successo con il fascismo ed il nazismo.

La difesa della democrazia ed il suo allargamento è compito vitale per il movimento operaio. Non sono parole molto divese da quelle degli austromarxisti. E con costoro la Luxemburg ha in comune l’idea di una democrazia mista in cui c’è una coesistenza dialetica tra democrazia rappresentativa e democrazia consiliare. Non è vero che Rosa pensasse alla democrazia dei soviet come sostitutiva della democrazia parlamentare. Anche pechè la democrazia dei soviet non si è mai realizzata -Martov ricordava che i soviet nacquero come strumenti di autogoverno e non come organismi statali-. Ed è completamente abortita a Kronstad. La Rosa Luxemburg ha sempre parlato di libere elezioni, suffragio univesale, di una democrazia e libertà illimitate. Una liberà che va riconosciuta anche agli avversari. E concepiva la rivoluzione come un processo fatto di avanzamenti ed arretramenti, non un atto o un colpo di mano. Un processo che si fonda sul sostegno di un movimento dal basso, che rifiuta categoricamente la dittatura del partito unico, e del terrore rivoluzionario. Se nel dicembre del 1918 aderì al KPD (il partito comuinista) che si scisse dall’USPD (centrsta) , lo fece di malavoglia. Fu Libtenech ad insistere, contro il parere della Rosa Luxemburg e di Paul Levi.

Testimonianza di Thedor fratello di Karl. Per quest’ultimo, Rosa si è sempre opposta alla boscevizzazione del socialismo tedesco. Come lo era Theodor che rimase nella USPD. Anzi Theodor Liebtnech paventa l’ipotesi che sia il capo della destra SPD Ebert, sia un pezzo di bolscevichi fossero interessati alla lguidazione di Rosa e Karl. Il quale confessò, il giorno prima di essere ucciso, al fratello, di essere molto preoccupato per aver saputo delle cose terribili su questo gruppo bolscevico. E comunque aggiunse che il fratello gli avrebbe offerto più delucidazioni il giorno seguente (ma fu ucciso).  In effetti avere una sinistra socialdemocratica guidata da una grande personalità come quella di Rosa, avrebbe scompaginato i piani sia di Ebert che di Zinoniev. E la repubblica di Weimar avrebbe forse seguito un altro percorso. La luxemburg non era comunsta, possiamo definirla piuttosto come l’ala più radicale e di sinistra della socialdemocrazia e della II Internazinale. Incompabile con i bolscevichi, ma compatibile (anche se più a sinistra) con gli austromarxisti e Martov.

Del resto quello che forse è stato il suo principlale seguace, Paul Levi, primo presidente del KPD (da cui fu espulso per decisione di Mosca) ritornò nel 1923 nella SPD andando a fare il capo della sinistra interna, e fondò una rivista a cui collaborò l’austromarxista Max Adler. E Levi pubblicò lo scritto sulla Rivoluzione Russa. E il socialismo italiano ha avuto influenze sia dalla Luxemburg che da Bauer ed Hilferding. Da Lelio Basso (che fece una opera sistematica su Rosa), a Riccardo Lombardi per l’importanza del movimento di massa a sostegno delle riforme di struttura -e qui c’è l’nfluenza di Bauer ed Hilferding-. Inoltre Riccardo valorizza la pregnanza e la giustezza dell’idea di democrazia socialista luxemburgiana.

Di Rosa hanno cercato di approprirsene i trotzkisti, inutilmente, Trotzky non era affatto un libertario, era per la militarizzazione del lavoro, per la rigida subordinazione dei sindacati al partito unico. Che Rosa non avrebbe mai accettato ovviamente. In genere i comunisti “mainstream” non hanno mai amato la Luxemburg che consideravano una mezza menscevica piccolo borghese. Stalin la definì come la sifilide del socialismo. La utlizzarono strumentalmente per dimostrare che la socialdemocrazia era controrivoluzionaria. Propagandando l’idea che tutti i socialisti come come Ebert. Una colossale bugia come è di casa da quelle parti. Una bugia che viene smentita dai fatti.

Matteotti era pacifista ed antimilitarista, Gramsci interventista. Fritz Adler, in Austria, uno dei massimi dirigenti socialisti uccise il prmo ministro dell’impero a Vienna, per protesta contro la continuazione della guerra, diventando un eroe popolare. I “centristi” era tutti pacifisti, (anche Kautsky e Turati). Nella Ex DDR , uno dei regimi più dispotici ed oppressivi dell’est, la Luxemburg fu mitizzata pubblicamente, ma poi maltratrata privatamente. Ma di certo Rosa si rivolta nella tomba ad essre esaltata da un regime che ha represso nel sangue le rivolte  operaie del 1953 a Berlino est, Lipsia e Dresda.


 

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