Non esiste un solo marxismo

di Peppe Giudice |

Ho avuto occasione di leggere una notizia tra il comico e l’inquietante. Pare che il Tribunale di Amburgo voglia proibire la lettura di Marx perchè in contrasto con la basi della Costituzione tedesca, fondata su principi di democrazia liberale che contrasta con il pensiero politico dei fondatori del socialismo scientifico. Ovviamente non se ne farà nulla. Marx continuerà ad essere letto e dibattuto nel Paese che gli ha dato i natali. Ma qual’è la pietra dello scandaloi?

Il fatto che Marx ed Engels parlano di dittatura del proletariato -che comunque non  è parte essenziale del loro bagaglio ideologico-. Ma ne parlano in una accezione radicalmente diversa dal concetto di dittatura che si è imposta nel ‘900. Purtroppo il marxismo-leninismo ha dato al concetto una curvatura che l’ha accostata al significato novecentesco, quale dittatura del partito unico, eliminazione del pluralismo e della dialettica politica e quindi creazione di uno stato totalitario. La vasta corrente del “marxismo democratico” pur nelle differenziazioni (Kautsky Martov, Bauer, Hilferding, F. Adler) ha apertamente contestato l’uso che i boscevicvhi hanno fatto del concetto.

Per Marx ed Engels la dittatura di classe (e non di partito) sta ad intendere una direzione politica della classe operaia in una democrazia avanzata. Bauer usa (molto prima di Gramsci) il termine egemonia. Martov ripete sempre la frase di Engles (in polemica con Lenin)  secondo il quale la dittatura proletaria si realizza nella repubblica democratica. E che la Comune di Parigi, esempio per Engels di dittatura del proletrariato, vigeva il massimo pluralismo politico, erano presenti non solo socialisti, ma anche repubblicani borghesi. C’era piena libertà di stampa ed associazione. Elezioni libere. Non c’era la polizia politica. L’opposto di ciò che è successo in Russia dal 1918 (c’è anche la critica serrata della Luxemburg).

Martov rimase letteralmente disgustato dalle decina di migliaia di fucilazioini extragiudiziali, che se pur avvenute nel quadro di una guerra civile non avevano nessuna giustifiucazione, un inutile spasrgimento di sangue. E non furono uccisi solo aristocratici e presunti borghesi, ma tanti operai che rifiutavano il potere bolscevico). E Martov inizialmente appoggiò la rivoluzione d’Ottobre. In pratica quella che essi definivano dittatura del proletariato si trasformava in una dittatura sul proletariato e sull’intera società da parte di una burocrazia di partito. Qui c’è il totale fallimento delo stesso Lenin. Questo sistema non poteva non generare (anche se Lenin avvertì della pericolosità di Stalin) il regime criminale e sanguinario dello stalinismo. Se non c’è un rapporto diretto tra Lenin e Stalin, non c’è dubbio, come sosteneva Riccardo Lombardi, che lo stalinismo non era un cancro nato su un corpo sano, ma aveva delle radici ben precise e non era morto con Stalin, ma era la cifra che caratterizzava tutto il socialismo reale.

Cessarono solo le efferatezze, il terore sanguinario, i processi inventati, che il carattere sadico-paranoico di Stalin produceva. Diciamo che al posto dei Gulag sorsero gli ospedali psichiatrici per dissidenti. Questo “marxismo democratico” per lungo tempo fu censurato e deformato dai comunisti, ma anche la socialdemocrazia del dopoguerra si guardò dal recuperarli Impegnata in un compromesso sociale con il capitalismo, in quando essi parlavano di transizione democratica al socialismo. Ultimamente è stata recuperarta dal socialismo anglosassone di Bernie Sanders e Jeremy Corbyn. Di fronte alla crisi della socialdemocrazia c’era bisogno di un rinnovato progetto socialista che si ponesse democraticamente in alternativa al capitalismo reale di oggi.

E l’elaborazione di questi compagni degli anni ’20, pur contestualizandoli, ci offrono delle importanti linee guida per la battaglia politica. La sinistra ovviamente deve abbandonare ogni residuo di staloinismo, ma anche il leninismo. Naturalmente questo non significa che non bisogna più leggere Lenin, ma una operazione di discernimento è imprescindibile, soprattutto per noi socialisti democratici di sinistra.

Nell’immagine di copertina Julij Martov.


 
 
 
 
 
 
 

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