di Peppe Giudice |
Per parlare di pace dovrebbe esserci stata una guerra. Che non c’è stasta. C’è stata solo la distruzione di Gaza e 80.000 mila morti palestinesi, la maggior parte dei quali civili. Genocidio è la parola giusta -tenendo conto di quelli sepolti sotto le macerie-. Hamas sarà certo una organizzazione terrorista e lo è, il progrom del 7 Ottobre è stato un atto efferato. Ma Hamas combatte con i Kalashinikov, le granate e gli innocui missili Kassam -che ad Israele fanno il sollettico-, dall’altra parte ci sono i bombardieri, i carri armati, missili sofisticati, bombe. Del resto basta vedere il paesaggio spettrale della vecchia città biblica con 2 milioni di abitanti, per rendersi conto della ferocia sionista. Certo dopo due anni di bombardamenti continui è pienamente comprensibile la grande felicità del popolo di Gaza, che può respirare, anche se le loro case sono distrutte, ma la pace è molto lontana dall’essere raggiunta.
Uno dei migliori commentatori di politica estera, Alberto Negri, che conosce benissimo il Medio Oriente -è stato corrispondente di guerra e conosce di persona bene tutti i paesi dell’area-, ha scritto che Trump è intervenuto in modo deciso su Netanyahu, dopo che ha bombardato il Qatar -socio d’affari con il presidente americano- e che ospita l’ala politica di Hamas. A questo punto Trump ha imposto la tregua al governo sionista. Che prima aveva invitato ad andare avanti fino alla piena distruzione della città.
Paradossalmente è da un grave errore di Netanyahu che nasce la tregua. Che non è pace. Ma poi mi si consenta di avanzare una ipotesi -avanzata anche da esperti-, che non ha elementi probatori ma ha una sua logica stringente. Possibile che uno stato che ha i migliori servizi segreti del mondo -basta vedere ciò che hanno fatto a Beirut e come si sono infiltrati negli alti quadri del regime degli Ayatollah persiani- non sapesse nulla di ciò che stava preparando Hamas?
Ma li hanno lasciati fare, perchè questo giustificava la pulizia etnica e il genocidio. Ora a destra tutti festeggiasno una pace che non c’è, rivendicando il ruolo (inesistente) dell’Italia che è stata solo serva di Trump, per non parlare delle parole vergognose ed ignobili, ma quello è il loro modo di essere della premier contro una sinistra che sarebbe più fondamentalista di Hamas. E comunque la sinistra deve imparare a non rispondee con il fioretto ai colpi di sciabola da cantina. Ma rispondendo duramente colpo su colpo perr svergognare le bugie di questo governo reazionario. E comunque c’è bisogno di ulteriori mobilitazioni e manifestazioni di massa per continuare a sostenere a causa del popolo palestinese, per raggoungere non dico una pace ma un compromesso decente.
Chiedere la liberazione di Marwan Barghouti. Battere fino in fondo per evitare che i palestinesi sopravvissuti diventano servi e schiavi di una ricostruzione tutta i mano ad affaristi avidi, coin la regia del criminale di guerra Tony Blair -vergogna del socialismo inglese che non lo meritava certo-. E comunque legare queste manifestazioni, ha ragione Landini, alla contestazione della politica economica e sociale di questo governo. L’opposizione si gioca su un progetto laburista e non su accordi di vertice e di potere tra semi-partiti.
