NOI E L’UCRAINA

di Renato Costanzo Gatti – Socialismo XXI Lazio|

L’invasione, da parte della Russia, del territorio ucraino costituisce un passo fondamentale nella storia del XXI secolo, l’inizio di un nuovo mondo il cui assetto nasceva dalla fine della seconda guerra mondiale passando dal crollo dell’Unione sovietica. Si sta presentando un nuovo mondo nel quale viene superato il precedente equilibrio fondato sull’egemonia mondiale degli Stati Uniti d’America, unico modello rimasto dopo il crollo del muro di Berlino. Ci si prospetta un nuovo mondo multipolare USA, Russia, Cina ed in questa prospettiva l’Europa si trova davanti ad un bivio assoluto che ne determinerà il ruolo nei prossimi secoli.

Ma veniamo all’Ucraina, paese martire della prepotenza russa, distrutto letteralmente da una cosiddetta azione militare sociale che in nulla differisce da una invasione basata sulla sola ragione delle armi. La sofferenza del popolo ucraino non può lasciarci indifferenti, così come non può lasciarci indifferenti la prepotenza di Putin ed il silenzio del popolo russo. E’ ovvio voler intervenire in aiuto degli ucraini, dare loro il nostro appoggio non solo morale ed umanistico ma anche militare, fornendo loro cibo, medicinali ma anche armi. E in questo atteggiamento sentiamo spesso citare gli aiuti in armi che erano dati alla Resistenza che ci hanno permesso di disfarci dell’oppressione dei nazi-fascisti.

La Resistenza e le armi agli ucraini

Indubbiamente le armi che gli alleati hanno fornito alla Resistenza sono state indispensabili per la nostra lotta di liberazione, basta rileggere le pagine del Partigiano Johnny di Fenoglio, per capire l’importanza fondamentale delle armi lanciate dagli aerei alleati nelle zone partigiane per poter contrastare con la lotta armata il fascismo e le forze tedesche. Ne deriva, quasi acriticamente, la scelta di fornire, noi pure, armi ai resistenti ucraini, nella speranza di dare un aiuto a questo popolo aggredito da un vicino guidato da un autocrate di tempi che credevamo parte del passato.

A mio parere, tuttavia, c’è una differenza basilare tra la fornitura di armi che gli alleati davano ai partigiani e la fornitura di armi che noi daremmo agli ucraini. La differenza sta nel fatto che gli alleati erano cobelligeranti contro i tedeschi, erano cioè dichiaratamente in guerra contro i nazisti con tutte le conseguenze che questo status comportava. Gli alleati stavano conducendo contro i nazisti la II guerra mondiale e secondo il diritto internazionale, per quello che può valere in tempo di guerra, era perfettamente lecito fornire armi ai cobelligeranti partigiani uniti nella lotta contro il tedesco.

Fornire armi all’Ucraina, secondo il diritto internazionale, fa perdere lo status di neutralità del paese che fornisce le armi; fornire le armi all’Ucraina significa che la Russia può benissimo, direi legalmente, considerare il nostro paese come cobelligerante e quindi, ad esempio, bombardare i depositi di armi ad Aviano usando missili o altri marchingegni atti allo scopo.

E’ questo che vogliamo? Ci è chiaro che inviare armi significa ricercare la difesa dell’Ucraina tramite la sconfitta della Russia? Riteniamo ciò possibile? E quali conseguenze potrebbe avere questo nostro generoso, ma ipocrita (facciamo la guerra ma facciamo finta di non farla e la facciamo fare ai resistenti ucraini) atto di generosità? Ci rendiamo conto di ciò, ci rendiamo conto che l’invio di armi può essere il preludio ad uno scontro risultante nella III guerra mondiale? Ci rendiamo conto che il nostro invio di armi potrebbe essere fonte di uno scontro che potrebbe mettere in discussione la sopravvivenza dell’intero pianeta?

Certo, finora i russi non hanno, se non in forma criptica, denunciato questo terribile sviluppo, e, se ragioniamo, possiamo anche capirne il perché. Che interesse hanno i russi a trasformare questo conflitto locale in un conflitto totale? Mi pare ovvio che pur potendoci accusare con fondamento giuridico di uno stato di cobelligeranza, non accennano, se non propagandisticamente, a questa possibilità perché allo stato attuale non ne hanno nessuna convenienza. Ma le cose non resteranno per sempre così; è ovvio che alla fine dell’escalation, che giornalmente viene alimentata da ambo le parti, al punto di crisi apicale del conflitto quella chiamata in causa dei paesi “cobelligeranti” sarà ineluttabile insieme alla III guerra mondiale e all’attivazione dell’opzione atomica.

La mossa del cavallo

Certo, questa mia contrarietà alla fornitura di armi all’Ucraina, potrà essere letta come un “fregarsene” di quel paese sciagurato. Ma spero che nel proseguire il mio ragionamento sia chiarito che la soluzione va ricercata in un altro modo.

Che dopo il dissolversi dell’Unione Sovietica, il patto di Varsavia, nato successivamente ed in contrapposizione alla NATO dopo che a questa alleanza aderì la repubblica federale tedesca, fu sciolto ma non altrettanto ciò accadde per la NATO, la quale tuttavia, formalmente o meno, aveva assicurato che questa alleanza (nata per contrastare il pericolo comunista e quindi obiettivamente avendo perso la sua ragion d’essere) non avrebbe mai esteso la sua area di influenza al di là dell’Elba (“we had made it clear, during the 2+4 negotiation that we would not extend NATO beyond the Elbe (sic). We could not therefore offer membership of NATO to Poland and the others”).

Ben al di là si è estesa la NATO costruendo nella Russia una comprensibile sindrome da accerchiamento che la situazione dell’Ucraina non poteva che aggravare. Ci sono, a mio parere, ragioni di allerta da parte della Russia, ma per quante siano le ragioni, esse non sono mai sufficienti a giustificare l’invasione che rimane un fatto estremamente inaccettabile.

L’azione di Putin sembra tuttavia ottenere l’esatto contrario di ciò che il despota voleva: per diminuire la sindrome di accerchiamento ha messo in moto reazioni che risulterebbero in un ulteriore accerchiamento se la NATO, legittimamente, accettasse l’adesione all’alleanza di Finlandia e Svezia. La Russia vedrebbe altri 1.500 chilometri aggiungersi ai suoi confini con la NATO, vedrebbe l’enclave di Kaliningrad affacciarsi, anziché ad un mare neutrale, ad un mare atlantista; insomma, per Putin sarebbe uno smacco disastroso che non potrebbe che portare alla sua destituzione.

Ecco che allora offrire alla Russia la non accettazione della domanda di ingresso nella NATO di Finlandia e Svezia contro la negoziazione del cessate il fuoco e la soluzione nella neutralità dell’Ucraina, potrebbe costituire una strada diplomatica percorribile alternativamente alla scelta operata che il Papa ha definito come scelta di Caino.

Vado più in là; l’Europa, conscia dei suoi interessi diversi dagli interessi degli USA, potrebbe farsi promotrice di questa iniziativa spingendosi anche più in là. Costituire una UE con una politica estera comune e con un proprio apparato difensivo, che superi l’alleanza atlantica da sostituire eventualmente con un nuovo trattato, tutto europeo tale da costituire un nuovo polo nel nascente mondo multipolare. Tale proposta, la proposta di un polo europeo non egemonizzato dagli USA, darebbe a Putin l’occasione di una via d’uscita, e farebbe dell’Europa un nuovo polo intermedio e neutrale tra i due imperi costituendo un polo non imperialistico che potrebbe essere attrattivo di attenzione da parte di tutti quei paesi che nelle recenti votazioni all’ONU hanno dimostrato perplessità nell’adesione gli imperi oggi regnanti.