IL NEO MILAZZISMO DI OGGI

di Aldo Ferrara |

A 60 anni dall’avvento del Milazzismo in Sicilia.

Enrico Mattei in Sicilia

L’iconografia mediatica colloca Enrico Mattei a Gagliano Castelferrato per il suo ultimo discorso 6 ore prima della morte a Bascapè. Un discorso alla folla in attesa, parole forti e cariche di passione, come era nel suo stile. “…È vero. Noi lavoriamo con convinzione. Con la convinzione che il nostro paese, la Sicilia, e la vostra provincia (Enna), possano andare verso un maggiore benessere. Che ci possa essere lavoro per tutti. E si possa andare verso una maggiore dignità personale e una maggiore libertà…”.

La presenza di Mattei nell’Isola ha una lunga storia. Così come da lungo tempo, sin dalla liberazione, nell’Isola c’era una presenza anglo-americana, neanche invisibile con British Petroleum (BP), Gulf Oil e Standard Oil of New York per l’estrazione di petrolio nelle aree di Gela e Ragusa e per la costruzione di impianti di raffinazione (Augusta e Priolo).

I Governi DC di Restivo e La Loggia sin dal 1951 fino al 1958, nulla o poco fecero per agevolare la presenza dell’Ente di Stato in Sicilia. Lo testimonia il lungo pressing che Mattei fece all’Assessore all’Industria, il monarchico Annibale Bianco, almeno fino al 1954. Nel marzo del 1950, l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) vara una legge (LR30/50) sulla disciplina delle ricerche petrolifere, a tutto vantaggio delle Compagnie Private senza nessuna norma sul regime monopolistico. 700 mila ettari vengono concessi ai privati, Compagnie americane soprattutto come la Gulf Oil, concentrata sul territorio di Ragusa, 200 mila alla Montecatini e solo 4.600 all’Agip, Ente di Stato. Ma c’era il petrolio? C’era e infatti nella sola area di Ragusa si passò da un’estrazione di 2550 tonn di petrolio a più di un milione di tonn complessivamente dal 1953 al 1957, pari al 12% del fabbisogno nazionale (Basile P.L., 2011).[1] Nondimeno l’ENI riesce ad ottenere nuove concessioni per complessivi 400 mila ettari di area da trivellare e strappa un accordo con la Regione per istituire Società Joint fino al 25% di partecipazione della Regione.

Il Governo DC, a guida La Loggia, fanfaniano, sembrava ostacolare Mattei. E nel 1958 viene eletto a sorpresa Silvio Milazzo, Assessore Regionale sin dal 1951, con l’ibrido politico di una maggioranza MSI, post-fascisti e comunisti. Un ibrido che passerà alla storia come l’epoca del milazzismo. Un intreccio tra affari e politica di cui fu testimone siciliano il veneto Graziano Verzotto, collaboratore di Mattei sin dalla Resistenza e poi eletto in Senato proprio in Sicilia. In sintesi la Sicilia fu l’ultimo e sinistro territorio di scontro tra Mattei, le Sette Sorelle e l’allora fiduciaria italiana Montecatini.

Silvio Milazzo al suo insediamento

La vicenda Milazzo è ben lungi dall’essere chiarita. Dei protagonisti, molti, anzi quasi tutti, sono deceduti tranne Emanuele Macaluso che era, all’epoca, segretario regionale del PCI. E fu uno tsunami che si abbattè sull’Isola. E la Sicilia viene avvolta nel suo tragico e continuo mistero anche a causa del petrolio.

La vicenda risale alla primavera del 1959. Su Palermo incombe il Monte Pellegrino che sovrasta la città, imponente come un sultano arabo che controlla il suo harem, il monte osserva il dinamismo della città e la protegge. Dagli anni venti è arricchito di una Aziz, una gemma, un Castello costruito dall’architetto Utveggio da cui prende il nome. Un maniero incombente eppure rassicurante quando ti svegli al mattino e lo vedi lì fisso, sempre dello stesso colore, dello stesso umore, sempre privo delle nuvole a pennacchio.

In quella primavera il panorama cambiò. Un enorme pannello illuminato, visibile a notevole distanza, lo ricopriva tutto e ne toglieva l’aspetto rassicurante. Il pannello infatti sembrava dire minaccioso: attento, d’ora in avanti le cose cambiano, è arrivato un nuovo partito, l’U.S.C.S. Sigla orrenda, poco pronunciabile, inquietante. L’Unione Siciliana Cristiana Sociale, ecco svelato l’acronimo, era volgarmente conosciuto come il partito di Silvio Milazzo. Deputato regionale democristiano, di Caltagirone come Don Sturzo e Scelba, era divenuto nel 1958 una clava per la DC, aveva mandato a casa il Governo La Loggia e si era insediato con un’anomala maggioranza di estremi confluiti, PCI e MSI. Cosa c’entra con il petrolio?

Silvio Milazzo con Giulio Andreotti

E’ proprio quello che cercheremo di svelare; la politica siciliana era strumentalizzata o padrona del gioco petrolifero? E il grande Enrico Mattei e il suo ENI che ruolo ebbero, solo 2 anni dopo la crisi di Suez? E negli anni a venire, che ci faceva in Sicilia il suo uomo di fiducia, Graziano Verzotto, poi senatore DC nei collegi orientali dell’Isola?

Ecco è da quel cartellone illuminato a giorno e inquietante che prendiamo le mosse. La ricerca delle vie petrolio è continua, le vicende umane e politiche che esso determina forse non avranno mai fine, neanche con l’avvento dell’energia rinnovabile o sostenibile e il Mediterraneo è stato anche sua culla.

Ai giorni nostri

Perchè dunque rievocare sessant’anni dopo quello che viene considerate un incidente di percorso preliminare alla politica inclusiva e allargata del centro-sinistra moroteo?

Le motivazioni risiedono nel fatto che la Sicilia per decenni ha espresso il cosidetto “Laboratorio politico” l’anticipazione di quello che poi sarebbe avvenuto a livello nazionale. Infatti la stabilità governativa siciliano dopo Milazzo fu assicurata da Peppino D’Angelo, moroteo che introdusse i social-comunisti, nel Governo regionale. Una chiara anticipazione del I Governo Moro del 1963 che fino al 1968, governò con i socialisti.

A distanza di sessant’anni,  Milazzo, come la salamandra, si rigenera e si ripropone con altri protagonisti. Il governo attuale, 5S e Lega, ha una connotazione assolutamente tattica e strumentale. Nulla infatti accomuna i due partiti di Governo, sensibilità politiche diverse, obiettivi spesso in rotta di collisione, ma la tattica di non aggressione, alla Molotov-Ribbentrop, che funzionerà fino al risultato delle europee e di cui Conte è garante, consente ai due leaderini di assicurarsi fette di elettorato. In attesa e in vista dello scontro finale che avverrà alle politiche future, specie se la Legge di Stabilità 2020 dovesse evidenziare crepe profonde nella maggioranza.

Una maggioranza dunque tattica, all’insegna della eliminazione dei partiti tradizionali di cui il PD rappresenta l’ultimo epigono. Attraverso il sovranismo o il populismo, la democrazia cosidetta dal basso, attraverso il tentativo malcelato di demonizzare la Carta Costituzionale, nata con i partiti di massa, 5S e Lega tendono verso  l’occupazione sistematica delle leve del potere, l’uno per escludere l’altro. Qui sta la vera differenza con il MSI e il PCI che avevano come obiettivo solo l’emarginazione della DC, stabilmente al potere , dopo il 1947, in Sicilia. Esclusa la DC e soprattutto Fanfani, si pensò ad una vera rivoluzione che anticipasse quella che preconizzava Giancarlo Pajetta in Italia. Togliatti fu d’accordo con Macaluso? Forse chiuse un occhio, ma nel 1963, fu lesto a candidare i Baroni catanesi e messinesi (Marullo ad esempio) al Parlamento tra le fila del PCI, anche allo scopo di rassicurare il ceto alto-borghese siciliano. Milazzo ed il suo esperimento poi fallito, malgrado un recupero in extremis del Barone (appunto) Benedetto Majorana della Nicchiara entrarono nella storia degli “inciuci” ante-litteram.

L’ultimo elemento connotativo è che la Sicilia di oggi è al centro della geopolitica mediterranea, di cui i migranti sono il cubetto di ghiaccio della punta dell’iceberg. Migrazioni di massa, oleodotti come il Poseidon, l’ex Galsi che doveva sbarcare in Sardegna, indicano nel Mare Nostrum, uno scenario futuro della via della seta in versione acquatica. Insomma, è ormai il centro ombelicale della geopolitica europea di cui si dovrebbe discutere in vista delle elezioni del 26 maggio. Ma esiste qualche politico che ne sa qualcosa, escludendo Leoluca Orlando, che ha capito, per primo, dove vanno le onde lunghe di questo nostro mare?

Biblio
[1] Tesi di Dottorato di PierLuigi Basile, Università Tre di Roma, Dipartimento di Studi Storici Geografici Antropologici Dottorato di ricerca in Storia (politica, società, culture, territorio) XXV ciclo La Sicilia e il “milazzismo”. Regionalizzazione politica e dinamiche centro-periferia negli anni della difficile transizione italiana (1955-59).

Ferrara A. Nicotri P. Dai partiti di massa ai Sindaci ” fuori dal Comune”, Prefazione di Gianfranco Pasquino, Agorà&CO, Lugano 2014

Ferrara A. Collela A., Nicotri P. Oil Geopolitics, le condotte insostenibili. Agorà & Co, Lugano 2019