SOCIALISTI: FILIPPO TURATI, nell’83° anniversario della morte (Parigi 29 marzo 1932) “IL SECOLO E L’ IRONIA DELLA STORIA”

*Il tema: l’Ironia della Storia che sovente (come è stato anche nel caso anche del Psi di Craxi) ha dato la vittoria agli sconfitti contrariamente all’attesa del successo meritato di chi con ragione aveva invece previsto quelle sconfitte.

Riprodotto in appendice della Storia dei Sequestri di Critica Sociale (Tamari editore in Bologna – 1983) l’articolo di Turati che pubblichiamo in celebrazione dell’anniversario della sua morte a Parigi in esilio, il 29 marzo 1932, non fu solo censurato ma addirittura fatto distruggere, per cui è sconosciuto in quanto non si trova nelle raccolte della rivista posseduta dalle biblioteche pubbliche e neppure negli Indici generali della Rivista così come negli archivi di Stato.

Ovviamente per merito del tipografo qualche copia degli articoli veniva sempre salvata e Turati e la Kuliscioff ne passavano esemplari agli amici, da uno dei quali, cioè Ugo Guido Mondolfo, che allora curava l’edizione della rivista, io lo ebbi con l’intero fascicolo 9. Per cui esso costituisce anche una rarità bibliografica (Enrico Bassi). Ricerca a cura di Stefano Carluccio.
“Trentaquattro anni fa nel 1891 si celebrò per la prima volta a Milano in un grande comizio al teatro della Canobbiana – oggi Teatro Lirico – il primo 1 maggio Italiano. Tema: La conquista della legge delle otto ore e di una legislazione sociale correlativa giusta le indicazioni proclamate dai congressi socialisti internazionali di Parigi di due anni prima (1889) nel centenario della grande rivoluzione borghese.

Oratore, chi scrive queste righe. La città presentava l’aspetto di un mezzo stato d’assedio. La borghesia il governo erano seriamente, E allora sinceramente, impensieriti della possibilità di disordini. Gli allarmisti vedevano in quella prima celebrazione, L’inizio di un’aurora che, per il privilegio capitalistico, poteva essere l’inizio di un tramonto. Le fantasie galoppavano.

Quei timori furono delusi. La celebrazione riuscì vivace ma ordinatissima. Il 2 maggio la borghesia sembrò tirare un gran respiro. Il discorso, che polemizzava contro le paure degli industriali i quali ravvisavano nelle otto ore la loro imminente rovina. Pubblicato in extenso dall’Italia di Dario Papa il raccolto quindi l’opuscolo fu diffuso a decine di migliaia di esemplari ed ebbe numerose edizioni.

Quel 1 maggio fu davvero un “cominciamento”.

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A questo graduale elevamento di tutto il popolo di tutte le classi lo scoppiare della guerra mondiale fu la formidabile puntata di arresto. Dell’indole della guerra, prodotto esclusivo delle cieche competizioni mercantili dei rivali capitalismi purtroppo reso inevitabile dalla immaturità della internazionale del lavoro, che sola avrebbe potuto sventarla, un solo partito in Europa libera chiara visione comprensione e fu il partito socialista. Dovremmo giungere, più degli altri forse il partito socialista Italiano previamente immunizzato in virtù delle proprie dottrine dalle illusioni e dagli inganni interessati che dovevano spianarle la via. Le terribili delusioni della guerra e del dopoguerra amaramente confessate scontate da quegli stessi che alla guerra avevano aderito partecipato con più schietto idealistico fervore, avrebbero dunque dovuto creare al partito socialista, col consenso delle grandi maggioranze, una situazione di deciso favore. E per un istante si poteva anche credere che ciò avvenisse.

Ma alla fine, non infrequente ironia della storia, si verificò esattamente il contrario.

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Così fu che il recente 1 maggio dopo 34 anni apparve un 1 maggio di desolazione un anticipato sul calendario giorno dei morti.

Tuttavia da che parte stanno, in questo 1 maggio dei morti, i morti più veri? Quelli la cui resurrezione storicamente impossibile? Chi sa guardare oltre i crepuscoli numerosi dell’ora che fugge non ha dubbi per la risposta.

Sarà chiaro allora anche il più mio piè sconsolati da quale parte la vita che par morte, da quale parte la morte chiuso le sembianze della vita.

Attendiamo senza sconforto.

“Salute o genti umane affaticate! Tutto trapassa E nulla può morir…”

Filippo Turati, il 2 maggio 1925

Questo Testo censurato e distrutto per ordine del Prefetto con il n 9 della Critica Sociale.

Assente in qualunque raccolta ne è stata salvata la matrice in Tipografia e data a U.G.Mondolfo

Fonte: http://www.criticasociale.net/

 

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